Museo Bronzi Riace, nomine e polemiche: quando il merito è oscurato dalla propaganda

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Mariangela Preta nel CDA del Museo di Reggio Calabria, dalle accuse alle evidenze: il merito al centro del dibattito

Le accuse rivolte a Mariangela Preta, componente del Consiglio di Amministrazione del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria – il museo che custodisce i Bronzi di Riace – e rilanciate su alcuni quotidiani locali a firma dell’onorevole del PD Nico Stumpo, riportano ancora una volta il confronto pubblico su un piano più politico che oggettivo.

Mariangela Preta

Si parla di “nomina politica”, si annuncia persino un’interrogazione parlamentare, si costruisce una narrazione che punta a delegittimare una scelta istituzionale. Ma proprio questa impostazione impone una riflessione più ampia: si sta davvero discutendo di competenze o si sta utilizzando la cultura come terreno di scontro?

Perché, entrando nel merito, il profilo di Mariangela Preta restituisce un quadro chiaro, difficilmente contestabile.

Archeologa, laureata all’Università di Pisa ad appena 23 anni con il massimo dei voti, ha conseguito nel 2007 – sempre con il massimo dei voti – la Scuola di Specializzazione in Archeologia. Ha completato il proprio percorso con tre master sulla gestione e valorizzazione del patrimonio culturale, costruendo un profilo che unisce competenze scientifiche e capacità gestionali.

La sua attività professionale inizia subito: già dal 2004 collabora con diverse Soprintendenze, entrando nel sistema della tutela archeologica italiana. Dal 2007 svolge stabilmente la professione, maturando esperienza nella ricerca, nella prevenzione archeologica e nella valorizzazione del patrimonio.

Nel 2020 viene nominata direttrice del Polo Museale di Soriano Calabro, un complesso definito a pieno titolo un gioiello del Barocco europeo, articolato in sette musei e un parco archeologico e architettonico di grande rilevanza. Sotto la sua direzione, il Polo ottiene il riconoscimento nel sistema museale regionale e nazionale, risultato che certifica qualità e solidità gestionale.

Dal 2025 dirige anche i Musei Civici di Pizzo e il Museo Civico di Nicotera. In particolare, i musei di Pizzo rappresentano oggi una realtà di primo piano nel panorama culturale calabrese, risultando il secondo museo per numero di visitatori dopo quello di Reggio Calabria, con circa 80 mila presenze annue.

Il suo impegno si estende anche alla progettazione culturale: è responsabile del progetto “La Calabria delle Donne”, iniziativa che ha riportato alla luce figure femminili dal Medioevo all’età moderna e che, proprio per il suo valore scientifico, è diventata progetto pilota nazionale con “L’Italia delle Donne”, oggi sotto l’egida del Ministero per le Pari Opportunità.

Dal 2019 è inoltre referente e responsabile per la Regione Calabria dei contenuti scientifici della Borsa Internazionale del Turismo Archeologico di Paestum. Vanta numerose pubblicazioni scientifiche, ricerche archeologiche e interventi in convegni nazionali e internazionali dedicati all’archeologia e ai musei. È inoltre docente di Storia del pensiero scientifico presso l’Istituto Italiano di Criminologia.

Nel 2025 è stata insignita del titolo di Cavaliere della Repubblica per meriti culturali.

Di fronte a un curriculum di questo livello, le accuse appaiono quanto meno sproporzionate. Ma il punto si fa ancora più delicato se si guarda al contesto complessivo evocato proprio dalle polemiche politiche.

Perché, mentre si attacca una nomina sostenuta dacompetenze documentabili, non si registra lo stesso rigore quando si tratta di vicende analoghe. Vale la pena ricordare la nomina della sorella dello stesso Nico Stumpo a Consigliere di Parità, incarico retribuito conferito dall’allora presidente della Regione Mario Oliverio. Così come non ha suscitato analogo clamore l’indicazione in Sorical di Demetrio Naccari, cognato del sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà.

Due pesi e due misure che finiscono per indebolire la credibilità stessa delle accuse.

Il tema, allora, non è difendere una persona, ma ristabilire un principio: le istituzioni culturali devono essere valutate sulla base delle competenze e dei risultati e non dal livore politico.

Se questo è il criterio, il caso Preta non è un problema. È, semmai, un esempio.

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