Non toccate il Caffè Greco, storia e cultura nel mondo

Non toccate il Caffè Greco, storia e cultura nel mondo

Nella città degli autobus/autocomBUSti e dei ratti in libera uscita, Roma che una volta era “caput mundi” e ora “caput mundi-zia”, la bellezza e la cultura non trovano più posto: sloggiare, nel vero senso della parola.

L’Antico Caffè Greco di via Condotti, il secondo più antico d’Italia dopo il Florian di Venezia essendo stato fondato nel 1760, quello stesso Caffè che ha visto nel corso dei secoli fra i propri clienti Giacomo Leopardi, Gabriele d’Annunzio, Goethe, Henry James, Casanova, Canova, John Keats, Thomas Mann, Rossini, Liszt, Silvio Pellico e Schopenhauer, Mark Twain e Wagner, Joyce e Orson Welles, rischia di chiudere: il Caffè Greco non è solo un Caffé, ma anche, con le sue 300 opere esposte, la più grande galleria d’arte del mondo. E scusate se è poco.

Eppure rischia di chiudere i battenti: la ragione è la scadenza del contratto d’affitto, che dà ai gestori del locale il tempo massimo di sopravvivenza all’8 gennaio 2020, quando verranno messi i sigilli allo storico locale.

La vicenda è ingarbugliata, una partita a colpi di carte bollate fra due contendenti, la famiglia dell’ingegner Carlo Pellegrini proprietaria del marchio da più di 20 anni e i legittimi possessori delle mura, ovvero l’Ospedale Israelitico.

Ma quel che ci preme sottolineare è che 200 anni di storia e cultura rischiano di vedersi mettere i sigilli perché al momento nessuna foglia si muove: né il Sindaco né il Mibact hanno al momento espresso pareri o proposte. In compenso Federico Mollicone ha partecipato alla maratona oratoria (oltre alla quale era stata preparata una veglia no stop, con microfoni, amplificatori, pianoforte e leggii) per tutelare l’Antico Caffè Greco e noi di CulturaIdentità ci uniamo a chi sta facendo di tutto per impedire che venga messa la mordacchia, anzi i sigilli, a questo simbolo di bellezza e di storia.

Così dichiara Federico Mollicone (fonte Red/ Dire):

La chiusura del Caffè Greco rappresenterebbe una perdita per la Città di Roma e l’intera cultura europea. Gli arredi vanno salvaguardati. Chiediamo al ministro Franceschini che venga applicato un vincolo specifico al locale e alla gestione per la storia che rappresenta. Non possiamo permettere che la storicità di questo luogo si perda, in cui sono passati Goethe, Hermann Melville, James Joyce, Friedrich Nietzsche, Giacomo Casanova, Ivan Turgenev, Nicolaj Gogol’, Gabriele D’Annunzio, Giacomo Leopardi, Friedrich Listz, Arturo Toscanini, Leone XIII, de Chauteubriand, Elsa Morante, Orson Welles, Alberto Moravia, Giorgio De Chirico, Mark Twain, Ennio Flaiano, Buffalo Bill, Ludovico II di Baviera, James Anderson, Hans Christian Andersen, Diego Angeli, Guillaume Apollinaire, Afro Basaldella, Mirko Basaldella, Hector Berlioz, Paul Bourget, Johannes Brahms, Vitaliano Brancati, George Gordon Byron, Ippolito Caffi, Vincenzo Camuccini, Giacomo Caneva, Antonio Canova, Vincenzo Cardarelli, Onorato Carlandi, Giacomo Casanova, Giuseppe Cellini, Enrico Coleman, James Fenimore Cooper, Jean-Baptiste Camille Corot, Massimo d’Azeglio, Libero de Libero, Hippolyte Delaroche, Pericle Flazzini, Fre’de’ric Flache’ron, Ennio Francia, Edvard Grief, Renato Guttuso, Gemma Hartmann, Henrik Ibsen, Jean Auguste Dominique Ingres, Henry James, Angelika Kauffman, Carlo Levi, Mario Luzi, Mario Mafai, Antonio Mancini, Thomas Mann, Jan Matejko, Felix Mendelssonhn, Adam Mickiewicz, Czeslaz Milosz, Alessandro Morani, Kamil Norwid, Fredrich Overbeck, Lea Padovani, Aldo Palazzeschi, Cesare Pascarella, Andrea Pazienza, Silvio Pellico, Giuseppe Prezzolini, Sandro Penna, Goffredo Petrassi, Wladislaw Reymont, Alfredo Ricci, Gioachino Rossini, Aristide Sartorio, Arthur Schopenhauer, Giovanni Sgambati, Percy Shelley, Henryk Siemiradzki, Henryk Sienkiewicz, Juluis Slowacki, Mario Soldati, Stendhal, Hippolyte Taine, Orfeo Tamburi, William Thackeray, Bertel Thorvaldsen, Toro Seduto, Renzo Vespignani, Richard Wagner, Maria Zambrano”. 



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