Ora Zingaretti toglie i sussidi ai malati di SLA

0

Se esiste un tema su cui non ci si dovrebbe dividere è quello dell’assistenza alle persone non autosufficienti, ai malati, ai disabili e alle loro famiglie. Eppure saranno i bilanci sempre più magri, saranno le dinamiche politiche che spingono a privilegiare una spesa rispetto a un’altra, più passano gli anni, più le persone si trovano sole ad affrontare le necessità, le emergenze, i disagi e le spese necessarie per vivere con dignità, nonostante le difficoltà. La Regione Lazio, a guida Zingaretti, ha tagliato il sussidio di 700 euro a circa 800 disabili gravissimi rendendo ancora più stringenti i requisiti per ottenerli. Se parliamo di malati di SLA le spese da sostenere mensilmente sono circa 3000 euro. Come fa una famiglia normale a guadagnare abbastanza? Lavorando ovviamente. E quando va a lavoro chi si occupa dei malati? Il Comune di Roma, che riceve i fondi dalla Regione, avrebbe bisogno di 24 milioni di euro. Oggi ce ne sono 14. Quasi il 50% in meno. Significa che le famiglie dovranno farcela da sole. Vuol dire, brutalmente, che molte si indebiteranno. Molti non potranno più andare a lavoro, con un effetto terribile sulla vita dei malati e dei loro cari. È possibile accettare una cosa del genere? Ovviamente no.

Sono passati quasi cent’anni eppure quei versi carichi di dolore e riscatto sembrano risuonare ancora: “Ecco il triste mutilato, a cui la pensione troppo atte sa è umiliante elemosina […] Anche l’uomo delle grucce è un soldato che sa rispondere : Disobbedisco”. Oggi le famiglie dei disabili, dei malati, di chi ha a carico una persona non autosufficiente “disobbediscono”. Vuol dire non arrendersi a un destino, apparso sotto forma di taglio di bilancio, che aggraverà una condizione già difficile fino a renderla miserabile. Grazie all’aiuto della consigliera regionale di Fratelli d’Italia Chiara Colosimo, come sempre dalla parte degli invisibili, hanno simbolicamente occupato la Regione Lazio. Una manifestazione, un grido d’aiuto disperato nel nome dell’amore. Tutte le mamme hanno infatti portato un fiore. Un segno di pace. Perché la guerra mossa dalle istituzioni ai cittadini abbia fine.

Far quadrare il bilancio non è facile ma una cosa dovrebbe essere sicura: in nessun caso le difficoltà vanno fatte pagare ai più deboli. Non è possibile che l’ossessione per i conti in ordine, che in sé non è sbagliata ma lo diviene se attuata con l’accetta che tutto taglia invece che col bisturi che cura, venga pagata dagli ultimi. Non è solo un dovere della buona politica ma anche un imperativo morale a cui non ci si può, non ci si deve sottrarre. Anche perché non c’è niente di più triste, e pericoloso, di una famiglia in lotta per difendere i sacrosanti diritti dei propri figli.