Perché dobbiamo onorare il nostro Tricolore ogni giorno

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Nicola Zanarini, CC BY-SA 3.0 creativecommons.org, via Wikimedia Commons

Bologna, 1794. Due giovani studenti universitari, Giovanni Battista De Rolandis e Luigi Zamboni, danno vita a un’insurrezione contro lo Stato Pontificio ispirata ai principi egalitari che la Rivoluzione francese aveva portato in primo piano sullo scenario europeo. Giovanni e Luigi, in attesa della tanto sperata venuta di Napoleone, iniziarono così a distribuire in città coccarde tricolori: tre i colori, proprio come la bandiera francese, il rosso e il bianco, simboli delle due città di provenienza, rispettivamente Bologna e Asti, e il verde, emblema della speranza. Il tentativo dei due studenti fallì miseramente, ma bastarono solo tre anni perché il Parlamento della neonata Repubblica Cispadana, il 7 gennaio 1797, in quella che da allora divenne la Sala del Tricolore a Reggio Emilia, stabilisse che il rosso, il bianco ed il verde divenissero i colori della propria bandiera. Da un punto di vista militare, il Tricolore italiano servì altresì all’interno dell’esercito napoleonico per distinguere il contingente italiano, e forse la scelta del verde al posto del blu fu motivata anche da un voluto richiamo alle uniformi della Guardia civica milanese, composta dai volontari combattenti per la Patria. Il Tricolore sopravvisse ufficialmente fino al 1814, anno della fine di Napoleone e dell’esperienza del Regno d’Italia. Simbolo legato ai moti carbonari e scelto come bandiera anche da Mazzini per la sua Giovine Italia, dal 1848 il Tricolore ricomparve in tutti gli Stati italiani dove sorsero governi costituzionali. Anche i Savoia, nel marzo dello stesso anno decisero di elevarla a bandiera nazionale, inserendo al centro il proprio scudo bordato di blu, che scomparve dopo il referendum del 2 Giugno 1946: proprio quella bordatura blu è legata al soprannome di “Azzurri” che contrassegna gli atleti del nostro Paese in ogni competizione internazionale.
Ma che cosa significano veramente il rosso, il bianco e il verde? L’art. 12 della nostra Costituzione recita infatti “La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni”, ma non specifica altro. Terra di cultura, arte e poesia, furono proprio i poeti ad assegnare nei propri componimenti o nel corso di orazioni valori simbolici alla nostra bandiera. Carducci, nelle celebrazioni per il Centenario della nascita del Tricolore, pronunciò infatti queste parole: “Non rampare di aquile e leoni, non sormontare di belve rapaci, nel santo vessillo; ma i colori della nostra primavera e del nostro paese, dal Cenisio all’Etna; le nevi delle alpi, l’aprile delle valli, le fiamme dei vulcani. E subito quei colori parlarono alle anime generose e gentili, con le ispirazioni e gli effetti delle virtù onde la patria sta e sì augusta; il bianco, la fede serena alle idee che fanno divina l’anima nella costanza dei savi; il verde, la perpetua rifioritura della speranza a frutto di bene nella gioventù de’ poeti; il rosso, la passione ed il sangue dei martiri e degli eroi.” Pascoli, grande classicista, vide nella vicenda del personaggio dell’Eneide di Virgilio, Pallante, ucciso in combattimento e il cui feretro venne onorato con ramoscelli di corbezzolo, una prefigurazione del primo tricolore: tra le foglie verdi della pianta, infatti, spuntano ancora i fiori bianchi quando già le bacche sono rosse. Secondo una visione più cattolica, i tre colori rappresenterebbero invece le tre virtù teologali, la fede – il bianco-, la speranza – il verde- e la carità – il rosso-, secondo un’allegoria usata già da Dante nella descrizione delle vesti di Beatrice al XXX Canto del Purgatorio.
“Raccolgaci un’unica Bandiera, una speme”: così recita un verso del Canto degli Italiani, nostro Inno Nazionale, ed in effetti la nostra bandiera è il simbolo in cui riconoscerci comunità dotata di una propria storia, una propria cultura, un’identità. Una bandiera che durante la vittoria degli ultimi Europei di calcio abbiamo scoperto non essere un pericoloso vessillo politicamente eversivo, con cui abbiamo riempito strade e piazze, ma che, svincolata da qualsiasi evento sportivo, va onorata ogni giorno e guardata con amore, sprone profondo nel nostro agire, custode della nostra essenza nazionale.

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1 commento

  1. Bello, ma tanto … i politicamente corretti, i gay, i gender, i no vax, i no tav. i no tampax, troveranno comunque il modo di ribaltarlo. Basta attendere il ddl zan.

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