Perché non è bello scriver libri normali

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Foto di Free-Photos da Pixabay

Gabriele Campagnano, storico del diritto e scrittore, nonché collaboratore di Italian Sword & Sorcery e curatore del sito di divulgazione storica Zhistorica, che racconta a CulturaIdentità i suoi progetti.

Come è nata l’idea di pubblicare libri?

Il primo libro, I padroni dell’acciaio, è nato a seguito di una discussione con Saverio Ferrara; io pensavo di scrivere libri normali, ma lui mi propose di unire la ricerca storia all’arte. Allora nel 2017 lanciammo una campagna di crownfunding, che ebbe molto successo. Dopo questo primo volume, abbiamo fatto uscire un secondo libro, la traduzione in italiano curata da Mardegan del diario di un conquistador tedesco, Nikolaus Federmann, che nel 1530 guidò una spedizione in Venezuela. Con Zhistorica pubblichiamo libri di storia, mentre con Necrosword ho pubblicato solo Zodd, romanzo dark fantasy.

In quanti siete nel progetto?

Oltre a me ci sono Francesco Saverio Ferrara, l’art director che cura le copertine e le illustrazioni, e vari collaboratori: i più attivi sono Andrea Conti, tra i più importanti maestri di scherma storica in Italia, e Riccardo Mardegan, dottorando in storia dell’America Latina all’Università di Pavia

Come sono stati recepiti i libri dalla critica di settore?

Molto bene, abbiamo fatto parecchie presentazioni. Inoltre, per la traduzione del diario di Federmann Mardegan ha ottenuto dei punti per il suo dottorato, ed è stato apprezzato da diversi professori di storia militare.

Da storico, cosa pensi della distruzione di statue e monumenti avvenuta nell’ultimo periodo?

bbattere una statua: è già successo nel corso della storia e accadrà di nuovo. Tuttavia, al fine di evitare analogie forzate e sovrapposizioni tra eventi differenti, è bene introdurre una discussione sul criterio morale, quello cronologico e quello razziale.
I fatti li conosciamo tutti, ma penso che in pochi abbiano provato ad approfondire davvero la questione. In questo momento, anche il sindaco di Londra, Sadiq Khan, ha creato una commissione per decidere quali statue eliminare e quali vie rinominare in nome dei valori che vogliamo permeino la nostra società. Non dubito che altri seguiranno il suo esempio, quindi sono curioso di conoscere i criteri discriminanti: perché è necessario rimuovere questa o quella statua rispetto a un’altra?

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Al momento sto lavorando a 2 nuovi volumi: uno è il seguito del mio precedente libro, I signori dell’acciaio, che dovrebbe uscire dopo l’estate. L’altro è un saggio sulla storia degli aborigeni nell’Isola di Tasmania.

Un episodio curioso della tua carriera?

Mi è successo una volta che dovevo parlare a una conferenza: siccome ho un fisico che non si addice a uno studioso, facendo tanta attività fisica, e che il mio art director pesa 110 chili, quando arrivammo ci scambiarono per gli uomini della sicurezza. Ci dissero di metterci a sorvegliare la porta finché non arrivava il relatore, cioè io.