Quelle maschere rubate dal teatrino della politica

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In una lucida e tagliente poesia del 1949,O’ paese e’ Pulicinella, il Maestro Eduardo raffigura genialmente in pochi versi il carattere di una delle maschere che forse rappresentano di più la parte imbrogliona di noi italiani. Pulcinella non sa molto, sa soltanto che il paese (del quale lui si sente padrone) significa mondo e che è largo e tondo. Non ha amici e nemmeno parenti e dice: “O cunto purtatelo a mme. Il conto da incassare però non quello da pagare! Se a Pulicenella addereto ‘o spurtiello gli chiedi qualche informazione ti risponde che caro ti costa. A Pulicenella le piaceno ‘e ccarte, specialmente se sono truccate, è spassuso, quanno porta ‘e cartelle arretrate, sono imposte d’uscita e d’entrata, si insomma si diverte tanto a veder pagar le tasse ma lui non le paga mai. Sape vita, miracoli e morte..di tutti e mette orecchio ovunque, però guai ad accusarlo, lui non ha colpe né torti. Pulicenella sapite chi è? Perepè perepè perepè”.

Nei giorni della crisi di governo non è difficile -e credo non lo sarà mai- sentire questo Perepè perepè perepè da uno dei molti protagonisti del teatrino della politica nostrana. Tanto che Pulcinella ormai destrutturato si volta e ci dà le spalle, visto che il suo ingannevole gioco è oramai chiaro a tutti, proprio come nel Carnevale di Antonio Donghi, straordinaria opera del 1923 con la quale apriamo questo numero di febbraio ancora in edicola.

Le maschere della Commedia dell’Arte sembrano lasciare il posto ai segni. E anche Arlecchino con un manganello in mano ci fa l’occhiolino come a suggerirci “State sereni.. vedrete che andrà tutto bene”.

Intanto noi, che siamo spettatori su poltrone sempre più scomode, quasi plastificati come i personaggi di questa copertina, viviamo un’epoca sospesa dove i menestrelli non cantano più, dove anche il Carnevale è abolito dalla pandemia o forse dalla malafede di chi ci governa. E allora per sublimare tutto ciò forse, sarebbe auspicabile che i travestimenti tornassero ad essere una tradizione del popolo e non più una cattiva usanza di certa pseudo politica.

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