“Le rivolte negli USA sono manovrate dai Democratici”

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Domenico Vacca re dell’alta sartoria a New York ci dice perché i Democratici per attaccare Trump stanno tenendo in ostaggio gli Stati Uniti d’America.

Se l’eleganza negli Stati Uniti è ancora sinonimo di Italia lo si deve a stilisti come Domenico Vacca i cui abiti di alta sartoria vestono Ivana Trump e Denzel Washington, Dustin Hoffman, Jodie Foster e molti altri. Ma Domenico Vacca ha qualcosa che lo distingue dagli altri ambasciatori dell’arte italiana nel mondo: uno spirito acuto di osservazione della realtà che si concede ampie libertà dalle regole del politically correct. È amico di Trump, e se ne vanta, a costo di scandalizzare lo star system. A lui abbiamo chiesto di fare un ritratto, per esperienza personale, di ciò che sta accadendo in queste ore negli Stati Uniti e a New York in particolare. Le sue parole, per un gioco di analogie e differenze, partono da quell’11 settembre del 2001.

“Ricordo l’11 settembre – ci dice – quando mi chiamò la mia ex compagna che stava nel grattacielo di fronte alle Torri Gemelle: “ci stanno bombardando” mi disse. L’impressione era proprio quella di un bombardamento. Poi cadde la linea, corsi per strada a piedi verso Ground Zero: incrociavo le macchine con i feriti e arrivato allo sbarramento vidi le torri crollare. Poi la polvere bianca che copriva le persone e le strade. Ma il giorno dopo l’America era unita. Ci fu uno scatto d’orgoglio e, mentre a Manhattan per giorni si diffondeva l’odore acre di carburante, tutto rimaneva aperto per andare avanti.

Ora invece, come dice una canzone dei Guns n’ Roses, è “civil war”.

L’altro giorno sono uscito per verificare cosa accadeva a uno dei miei negozi sulla Sessantesima strada. Ho visto 500 incappucciati: non era una protesta per i diritti civili, ma un saccheggio. Per fortuna il negozio ha resistito all’assalto, ma il giorno dopo anche noi abbiamo dovuto applicare delle strutture protettive. È stato sconcertante vedere 200 poliziotti della Polizia di New York assistere completamente inermi al saccheggio.

È stata imposta una linea arrendevole?

Sorge il sospetto che qualcuno voglia alimentare il caos nell’anno delle elezioni presidenziali. Forse i democratici sono convinti che il caos giochi al loro favore nel tentativo di dimostrare che il modo migliore per voltare pagina rispetto all’emergenza (reale o gonfiata) del coronavirus e alle proteste razziali sia quello di cambiare presidente. Ma se questa è la narrativa, noi cittadini siamo ridotti ad ostaggi.

Diremmo all’italiana “una strategia della tensione”.

Viene da pensarlo. Quel che è certo è che nei primi giorni delle proteste il sindaco di New York De Blasio ha dato ordine al capo della polizia di fare “stand down”, cioè di non reagire nei confronti dei dimostranti violenti. In breve tempo la situazione è sfuggita di mano e a quel punto la polizia ha smesso di assecondare, ma per effetto di una recente legge che ha trasformato il saccheggio in un reato minore gli arrestati in pratica il giorno dopo sono già fuori…

Evidentemente chi ha fatto passare questa legge non si guadagna da vivere alzando la saracinesca di un negozio la mattina presto.

Inoltre, ci sono gruppi vicini ai democratici che stanno pagando le spese legali degli arrestati: l’obiettivo sembra essere quello di garantire una generale impunità e se si sommano tutti questi aspetti l’impressione è che si assista a un progetto di destabilizzazione in grande stile.

Una rivoluzione colorata a uso interno? Che poi a pensarci bene era una specialità della vecchia amministrazione Obama-Clinton.

Intanto i dati sull’occupazione di maggio sono risultati molto incoraggianti e anche le borse sono tornate in attivo, nonostante molti per contrastare Trump invochino il tanto peggio – tanto meglio.

Lei è uno stilista che veste i vip più importanti, se però chiedessimo ai suoi prestigiosi clienti una lettura del presente forse direbbero che “la colpa è tutta di Trump” …

Lo so, oltre ad essere clienti, sono anche miei grandi amici ma non sfuggono a quelle percentuali per cui ad Hollywood il 90% sono democratici contro un 10% repubblicani.

Tra cui però il grande Clint Eastwood.

Ma sto notando che negli ultimi tempi le cose stanno cambiando. C’è quella attivista di colore repubblicana Candice Owens che sta facendo riflettere: non possiamo a colpi di slogan scivolare nella guerra civile, dice. Nei primi momenti molti vip giustificavano ogni forma di protesta e in realtà di saccheggio. Oggi sono tante le voci nella stessa comunità afroamericana che sottolineano come il vandalismo non abbia senso e non debba essere consentito.

Anche Mike Tyson ha detto parole di buon senso!

La questione è anche sociale: prima del virus c’è stato un boom occupazionale, ma la chiusura ha riportato la disoccupazione. Chiudere tutto per paura del virus ci ha portati in balia del virus della povertà. L’omicidio di Floyd è stata forse la scintilla che ha dato fuoco alle tensioni accumulate.

Ma i pregiudizi razziali hanno contato?

Ai miei tanti amici afroamericani chiedo: c’è stato un presidente di colore, Barack Obama, cosa ha fatto in otto anni di presidenza? Non poteva adoperarsi per limitare certi abusi della polizia?

Qualcosa poteva fare anche il governatore democratico del Minnesota, dove Floyd è stato ucciso.

Sicuro, lo Stato federale non può fare tutto, deve coordinarsi con gli Stati. Stupido prendersela con Trump, che assolutamente non è un razzista: è un imprenditore, ho visto uomini di colore lavorare con lui ed essere trattati con ogni riguardo.

E allora chi è Trump? E in confronto a lui come le sembra Biden?

L’ho detto: è un uomo d’affari. Applica alla politica le sue strategie imprenditoriali.

La famosa arte della trattativa su cui ha scritto anche un libro

Sì, “The art of the deal”. Sa come negoziare, come economizzare, come essere efficiente, come gestire trattative. Per questo è andato in Nord Corea ed è uscito vincente, ha neutralizzato due leader terroristi senza fare guerre. Quello che dice spesso sciocca gli altri, ma è sensato e comunque produce effetti. Biden invece è un classico “animale politico” che non ha mai gestito niente: attento al politically correct, a mantenere l’equilibrio tra i vari gruppi di pressioni. E poi a dirla tutta è anziano o comunque manifesta una senilità, in confronto a Trump che invece è “duro a morire”. Nelle scorse primarie l’ho visto battere tutti e 18 i candidati repubblicani, tra cui il fratello di George Bush e poi travolgere la Clinton che era la candidata sostenuta da tutti i poteri.

Certo che sarà interessante vedere come Biden se la caverà con Trump nel confronto televisivo diretto.

A meno che i democratici all’ultimo non tirino fuori dal cilindro una sorpresa di nome Michelle…