Se il Nemico del Popolo chatta con Bill Gates

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Le sue tante apparizioni che via social sono diventate le puntate di una soap opera: per questo l’Avvocato del Popolo Giuseppe Conte è stato da noi ribattezzato Nemico del Popolo. Secondo i rumors oggi pomeriggio si sentirà con Bill Gates: una videochiamata? Una diretta Instagram? O chatterà con lui su Telegram? Ad ogni modo l’argomento sarà il vaccino contro il coronavirus…(Redazione).

Quando l’autorità imperiale in Cina si indebolì, emersero i cosiddetti “signori della guerra”: comandanti militari che tendevano a prendere il potere nelle province dissolvendo di fatto l’unità di uno Stato millenario.

Nello scenario di oggi i “signori della guerra” sono quelli che utilizzano la leva finanziaria, non si accontentano più di ritagliarsi un potentato territoriale, ma vogliono esercitare una influenza mondiale e telefonano. Anzi videochiamano.

Nel face-to-face tra un presidente del consiglio e un grande esponente del capitalismo a tendenza innovativa non ci sarebbe nulla di male, tanto più che la discussione dovrebbe vertere sul finanziamento di un possibile strumento di contrasto al coronavirus che vede partecipe l’Italia. Le zone opache sono tutte attorno alla figura dei protagonisti, anzi principalmente attorno a colui che dovrebbe essere l’espressione della democrazia nazionale italiana.

Conte che parla con Gates è lo stesso che per molto tempo ha rinviato l’appuntamento con il Parlamento, organo principale della democrazia secondo la costituzione di una repubblica appunto parlamentare. Gates parla da uomo di potere, da “decisore” che traccia una linea programmatica e poi pretende che gli altri si aggreghino e portino un contributo non tanto di idee, quanto di denaro pubblico. Conte, invece, forte con i deboli (i cittadini chiusi in casa), si rivela essere con i poteri forti un debole mediatore che sostanzialmente invita il mondo del lavoro ad appellarsi alla clemenza delle banche per la “concessione” di prestiti.

Sia detto in positivo, almeno l’incontro tra Gates e Conte ha il pregio di avvenire alla luce del Sole, con contorni netti; a differenza di quello che avvenne tra Gentiloni e Soros “col favore delle tenebre” e con il probabile obiettivo di “fluidificare” la resa dello Stato alle pretese delle ONG che trafficavano – trafficano – nel Mediterraneo.

Ma intanto cosa accade di davvero positivo nella sfida globale del virus cinese? Accadde che è tornata in grande stile l’economia politica, sono tornati gli Stati protagonisti delle strategie di contrasto al virus come alla crisi economica. E così Trump annuncia politiche di sostegno alle aziende, ottiene una forte iniezione di liquidità; la Banca d’Inghilterra concorda con il Regno Unito l’acquisto dei titoli pubblici; il Giappone pure inietta liquidità e in più opera attivamente per il rimpatrio delle aziende delocalizzate in Cina; la Germania aiuta apertamente le piccole e grandi imprese ma con la clausola produttivistica che neanche un euro degli aiuti venga utilizzato per corrispondere i dividendi agli azionisti: tutto nel lavoro, tutto nella produzione, tutto per la rinascita delle attività.

Ritorna l’economia politica sotto lo scudo della Stato. E l’Italia? Vorremmo che fosse della partita.