Stenio Solinas, idee e sentimenti con geni ribelli e incendiari

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C’è Arletty e Celine, Dantes e Casanova, gli Agnelli e Malaparte. Ci sono tutti i ritratti esemplari, i cadaveri eccellenti, le icone dissidenti. C’è, soprattutto, un grande intellettuale e il suo mastodontico corpus letterario. Il lettore sagace potrà trovare questo e molto altro ancora nell’ultima fatica letteraria di Stenio Solinas: “Atlante ideologico sentimentale”(GOG Editore).

Un’opera che come il “volga nasce in Europa” e gli “scritti corsari” non può essere liquidata come una summa di articoli. Essa è invece un grande Atlante in cui Solinas delinea le cartografie di anni di attività intellettuale e giornalistica. Completando quel percorso iniziato con i “compagni di solitudine” e con le monografie su geni ribelli e incendiari rivoluzionari. Lo fa con un grande archivio di nomi, situazioni, aneddoti. Recensioni degne della migliore tradizione di terza pagina, fondendo scritto giornalistico, prosa d’arte e ritratto. Un’opera che è l’atlante appunto del mondo e dei riferimenti del suo autore. Nelle sue “istruzioni per l’uso” si legge: “Ogni atlante, di qualsiasi genere, storico, geografico, astronomico, non è del suo autore, ma del suo lettore”. Il lettore potrà infatti seguire i percorsi prediletti che attraversano le cinque macrosezioni dell’Atlante. Attraversando un Italia decadente e l sue molte maschere. Dal rapporto tra Malaparte e l’Avvocato, al duro confronto tra l’Italia odierna e quella del gran tour. Attraverso paesaggi, scenari, la maschera di Edmond Dantes e il mito di Casanova. Ma è in realtà la Francia il luogo topico dell’atlante. Quella degli impresentabili Brasillach e Sachs, del giramondo Morand e del ladro gentiluomo Lupin. Quella in cui si incontrano i grandi maestri della letteratura europea. Dal reazionario Balzac r la sua commedia umana, passando per l’egotista Stendhal conteso tra “anarchia e aristocrazia”. Tra il fascino magnetico e fosco delle “Donne fatali”. Seducenti e terribili, fascinose e inarrestabili. Tra cui svetta il ritratto, forse il più riuscito, di Arletty. Diva ribelle che “era la Francia, ed era Parigi”. Di estrazione popolare, non allevata, ma “elevata”. Frequentatrice di Drieu e Colette. Provocatoria e atipica che commentando la proposta di chiudere le case chiuse disse che era “più che un delitto un pleonasmo”. Caduta in oblio per le sue frequentazioni, diva decaduta e magnifica. Passando al catalogo delle “vite esemplari”, mostrando personaggi che ricordano i “compagni di solitudine” come Lord Jim, di cui si può tramandare l’aforisma “era uno di noi”. Tra snobismi ed orientalismi, mischiando la Brexit e i romanzi di Dumas, le guerre di Vandea e gli amici di Robespierre. Attraversando le cartografie di un grande intellettuale, forse uno degli ultimi dandy. Sicuramente un vagamondo che per farla finita con se stesso regala una monumentale archivio per un’educazione sentimentale. Stenio, un compagno di solitudine.

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