Franco De Angelis: “Cultura del territorio: Milano esca dai suoi confini”

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Foto di Igor Saveliev da Pixabay

Classe 46, nato del dopoguerra, Franco De Angelis è da sempre una delle figure più attive nell’impegno civile a Milano. Più volte assessore a Palazzo Marino e, in ultimo, alla provincia, è uno dei più grandi conoscitori del territorio milanese. A lui il non banale compito di parlare dell’identità di una delle città più importanti d’Europa.

De Angelis, si può dire che la città di Milano sia un unicum in Italia: una metropoli che nella sua storia ha sempre saputo combinare tradizione e innovazione. A cosa pensa sia dovuta questa peculiare capacità?

E’ un po’ la storia di Milano da sempre. La sua cultura liberaldemocratica ha fatto sì che si ponesse sempre in una logica mittleuropea, e che affrontasse le varie situazioni con una certa libertà di pensiero. Esistevano decine di circoli culturali, che rendevano la cittadinanza milanese attiva. Tutto ciò ha reso Milano la capitale del liberalismo e una città sempre capace di assimilare la forza del cambiamento. In passato convivevano gruppi industriali come Pirelli e Breda, ora siamo la capitale del terziario. E’ un esempio unico in Italia.

Si può affermare, quindi, che a Milano sia nata una borghesia illuminata, capace sempre di reinventarsi senza mai snaturarsi?

Sì, Milano è sempre stata aiutata nei suoi momenti di sviluppo da una borghesia illuminata. E’, anche questa, una peculiarità assoluta. Forse il fatto che Milano non sia mai stata una capitale ha aiutato: è sempre stata un crocevia di scambio, di merci e di idee. Quindi sì, nasce tutto da una borghesia illuminata capace di scegliere autonomamente una classe politica capace che la potesse rappresentare. La globalizzazione ci mette davanti a molte sfide ma sono convinto che Milano riuscirà anche questa volta a uscirne indenne.

Può nominare tre milanesi del passato che ne hanno incarnato lo spirito?

Su tutti, il grande Carlo Cattaneo, a cui continuo ad ispirarmi. Poi, parlando di borghesia illuminata, la famiglia Pirelli e la famiglia Falck. Anche se la forza di Milano non sta nella persona in sé: ogni fase ha i suoi attori, ma gli ideali di Milano, le sue convinzioni restano. E’ un patrimonio condiviso.

Quale crede sia, invece, il valore della cultura, intesa come educazione nobile e consapevole alla comunità in cui si vive, nella salvaguardia del proprio territorio?

E’ fondamentale. La storia di Milano ne è la testimonianza. La sua forza, infatti, sta anche nella cultura. Basti vedere le nostre storiche università e i numerosi circoli culturali già citati, o anche le scuole serali che da assessore all’educazione ho potuto vedere da vicino. E’ la riprova che il progresso economico è la conseguenza del progresso culturale, e non può essere il contrario.

In conclusione, la cultura del territorio oggi manca?

A Milano, sicuramente. Si ha ancora una visione milanocentrica, mentre si deve andare, come i più grandi urbanisti teorizzarono, verso una grande città metropolitana, diversa da questa: Milano è, culturalmente ed economicamente, un’area vasta, che non si limita alla Milano daziaria. La cultura attuale la rinchiude, invece, nei suoi confini. Bisogna agire in senso contrario, altrimenti perderemo il treno per il futuro.

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