Tra amor patrio, nichilismo e riscoperta della nostra storia. Dialogo con Alessandro Sacchi

0

L’avv. napoletano Alessandro Sacchi è un volto noto in ambito culturale, da decenni impegnato nel racconto storico italiano, convinto che il riacquisto e la cura della conoscenza siano l’unica possibilità per poter ambire ad un futuro realmente unitario. Sacchi propone una chiave di lettura storica profondamente differente dalla narrazione comune, basata sulla propria appartenenza all’ideale ed al mondo monarchico. Infatti, egli è il presidente nazionale dell’Unione Monarchica Italiana. Abbiamo dialogato con lui al fine di conoscerne aneddoti, raccontarne il percorso letterario, le ispirazioni culturali, desiderosi inoltre di scoprirne i progetti futuri.

Avv. Sacchi, come è nata in lei la passione per la scrittura, il bisogno e la volontà di narrare storia e pensieri all’interno di testi?

In primis, devo menzionare le mie radici. Provengo da una formazione famigliare figlia d’altri tempi, profondamente diversa da ciò che oggi riteniamo usuale e consono per i nostri canoni societari. Nel mio caso le letture giovanili ed il bisogno quasi imposto di possedere delle nozioni basilari di cultura storica ed umanistica hanno permesso il ritrovo di una curiosità che si è tramutata in conoscenza. Trovo assurdo e destabilizzante che tutto ciò oggi si sia perduto.

A cosa si riferisce?

Alla totale mancanza di interesse verso la scoperta di ciò che ci dovrebbe rendere fieri. Oggi le nuove generazioni non nutrono più alcuna volontà di comprendere il proprio passato storico, politico o culturale che sia. Pertanto, continuiamo a lamentarci della mancanza di uno spirito unitario, illudendoci sia qualcosa da attendere ed in cui sperare piuttosto che un sentimento da coltivare quotidianamente. Soprattutto in chi è nel principio della propria formazione ed istruzione.

Crede che la problematica principale sia quindi negli istituti scolastici e nei programmi di essi?

In particolar modo. La competenza di numerosi docenti non è abbastanza dinanzi alla percezione malsana di ciò che oggi è formazione e cultura. Ad esempio, sul piano storico sono riportate imprecisioni e si notano omissioni piuttosto evidenti. Non viene certo data la giusta caratura ed importanza al 4 novembre: la vittoria della prima guerra mondiale sembra evento di cui vergognarsi, percezione figlia del sentimento nichilista ed antieroico che abbiamo vigliaccamente assunto. Eppure, esso è il principale risultato storico che andrebbe celebrato per favorire un reale spirito unitario. Feste nazionali come il 25 aprile ed il 2 giugno non potranno mai realizzare un riavvicinamento tra le differenti visioni. Infatti, la prima data ci riporta ad un periodo drammatico nazionale, una guerra civile combattuta soprattutto al nord che rappresenta una pagina buia della nostra storia. Ancor peggio la festa della Repubblica, avvento storico figlio di un referendum che divise l’Italia in due metà e che poco coincide con alcun tipo di visione comune.

Queste errate interpretazioni hanno ispirato e promosso in lei la voglia di raccontare con altro aspetto determinati passaggi storici?

Assolutamente si. La pubblicazione di “Conversazione sulla Monarchia” mia e di Adriano Monti Buzzetti Colella ha questo scopo, nell’assoluta convinzione di dover narrare una storia differente ed aggiornare determinati passaggi. Una storia estranea alla mera convenienza ed alla ricerca dell’approvazione comune, basata sulla necessità di colmare un vuoto narrativo e storico relativo alla causa monarchica. Infatti, subiamo oggi più che mai le conseguenze della parzialità dei Capi dello Stato, figlia dell’interesse derivante dalla possibilità di farsi eleggere ed in molti casi anche rieleggere. Pertanto, una profonda riflessione sulla carta Costituzionale favorirebbe delle modifiche ad essa e potrebbe permettere la soluzione alla profonda crisi sistemica nazionale.

Ad ottobre 2020 ha pubblicato il suo ultimo romanzo “Un po’ di Roma” che, stando ai suoi annunci, vedrà presto un sequel. Ce ne parla?

E’ stata forte la volontà di pubblicare l’opera in occasione dei 150 anni dalla breccia di Porta Pia. Un modo per ricordare l’evento e proporre al pubblico una storia ambientata durante esso, romanzata ma verosimile. Tuttavia, l’avventura e la sfida del protagonista del testo proseguirà nel sequel. Sono ad un punto avanzato della stesura e credo il lavoro possa terminare nel giro di pochi mesi.

Crede che possa esserci una ripartenza culturale e sociale in futuro? Chi occupa l’agorà politica e mediatica ed ha giurisdizione in materia d’insegnamento e rilancio culturale che ruolo svolge?

Purtroppo nutro scetticismo nei riguardi di chi ha incarichi politici e mediatici per rilanciare la cultura. Il problema non è esclusivamente politico ma ancor peggio sociale. Pertanto, più che dagli intellettuali dobbiamo ripartire dalle scuole elementari, è li che i giovanissimi assimilano maggiormente i concetti e possono acquistare delle nozioni realmente formative. Il massimo lavoro è da svolgere in quei contesti.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui