La malattia mentale, marchio di segregazione che porta con sé il peso dello stigma sociale e il velo della vergogna, parrebbe tema relegato all’accademia e al consesso degli esperti, ancor più se declinato al femminile… Si rimane dunque sorpresi quando ad offrire una panoramica coinvolgente, non banale e lontana da certo voyeurismo su una tale tematica è un prodotto della piccola editoria locale. “Donne e follia in Piemonte – Storie e immagini di vite femminili nei manicomi”, pubblicato dalla vivace editrice piemontese Susalibri, riesce ad essere il libro che non ti aspetti. Opera della giornalista rivolese Bruna Bertolo, ricercatrice dall’occhio rivolto al mondo femminile in tutte le sue declinazioni, “Donne e Follia…” è un’esaustiva e coinvolgente panoramica sulle grandi strutture d’accoglienza per malati mentali presenti a Torino e in Piemonte a partire dalla metà del sec. XIX. Già distribuita insieme al quotidiano La Stampa, l’agile pubblicazione, dall’impostazione grafica dinamica e ricca di inserti di approfondimento, sorprende per più aspetti. Dove il lettore si attenderebbe descrizioni da “clinica degli orrori”, troviamo figure di medici audaci e determinati dalla visione lungimirante, il tutto in una forte contestualizzazione socio-culturale, che comunque non lesina giudizi severi. Quando ci aspetteremmo descrizioni di miserie umane, ecco spuntare piccoli fiori di coraggio e poesia. E dove saremmo pronti ad una celebrazione del Basaglia ministro rivoluzionario, ecco lo stesso relegato in un intimo ritratto – affidato in apertura ad Alberto Sinigaglia – che lo sottrae all’ambito mitico e lo pone, umanissimo tra umani, al tavolo con gli amici, dubbioso dell’esito finale di quella legge che porta il suo nome.
Sebbene l’opera consideri la sola area piemontese e torinese, le considerazioni di carattere sociale, antropologico e persino valoriale ed emozionale assumono qui valenza universale. L’autrice riesce mirabilmente nell’impresa di mettere insieme osservazioni di ordine sanitario, storico, sociale, economico e politico con momenti toccanti di pura umanità. Partendo dalla seconda metà dell’Ottocento, Bruna Bertolo ci accompagna attraverso la nascita e l’evoluzione dei famigerati manicomi, fra pionieristiche e spesso dannose sperimentazioni, rivoluzioni tentate, fallite e riuscite, personaggi coraggiosi sia tra le degenti, sia fra i medici. Che sia il celebre manicomio di Collegno dal maestoso portale, o lo storico Reale Manicomio torinese di via Giulio, ogni struttura diviene crocevia di esseri umani – donne in particolare – e di storie che si fondono nella Storia.
Supportata da una mole poderosa di documenti consultati, per lo più provenienti dagli archivi del manicomio di Collegno, la ricerca di Bruna Bertolo va dunque oltre i connotati locali, e diviene opera universale, soprattutto quando porta alla luce l’effettiva debolezza femminile in un sistema che trasforma la diagnosi di follia in un’arma micidiale, utile a far sparire quelle donne “scomode”… O – ancor più prosaicamente – in un facile succedaneo del divorzio, quando la legge ancora non lo consentiva.
Ma libro è anche un tributo a quella folta schiera di medici audaci che lentamente fanno transitare l’approccio alla follia da semplice problema di contenimento e occultamento a questione sociale e di centralità della persona. La stessa idea che mosse Basaglia, la cui opera resta in gran parte incompleta a fronte della chiusura di strutture e sistemi ormai inadeguati almeno quanto la società civile, totalmente impreparata ad accogliere la fragilità umana dei “matti”.
Preceduto da un toccante ritratto di Lucia Saltarin, presenza lunare dei manicomi torinesi e visionaria poetessa (“…Sono un pagliaccio di stracci o un taschino per il cuore, /in questo vestito stanco e ubriaco in questo mondo affamato…”), conclude il libro un ultimo, illuminante capitolo, “Lo sguardo della società verso le donne in manicomio”, di cui è autore lo psichiatra Pier Maria Furlan, che porta a compimento un viaggio in un pezzo di storia tanto “osceno” (nel significato originario di “escluso dalla scena”) quanto necessario, e che oggi, in un momento cruciale in cui il nostro rapporto con la narrazione scientifica assume nuovi e imprevedibili risvolti, risuona come un monito a non dimenticare mai che dietro la maschera di ogni malattia si cela il volto di una persona.
Bruna BERTOLO, “Donne e follia in Piemonte – Storie e immagini di vite femminili nei manicomi” – Susalibri, 2020
















