Un convegno a Pesaro ricorda le nozze di Costanzo Sforza e Camilla d’Aragona

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L’evento “Sotto il cielo di Pesaro – le auree nozze di Costanzo Sforza e Camilla d’Aragona” tenutosi venerdì 9 maggio nel Palazzo Ducale di Pesaro, sede della Prefettura, si è rivelato un grandissimo successo di altissima qualità grazie alle bravissime relatrici Nicoletta Tagliabracci e Stefania Ciaffoncini che hanno fatto mirabilmente rivivere un eccezionale momento storico. Grazie ai figuranti che hanno ricreato la ineguagliabile atmosfera delle danze rinascimentali, l’eccezionale matrimonio tra le dinastie degli Sforza e degli Aragona si è riproposto con una profonda e diffusa suggestione, complice la coincidenza tra luogo della conferenza/spettacolo e le sale, tra le quali il rinascimentale Salone Metaurense ove, il 28 maggio 1475, si realizzò un banchetto di mirabile spettacolarità, presente insieme agli sposi, Costanzo Sforza e Camilla d’Aragona, il gotha della politica, della poesia e dell’intellighenzia di allora. Vi è stato un grande concorso di pubblico all’interno dell’immenso Salone Metaurense quando “CulturaIdentità” unitamente a Pro Loco di Pesaro hanno esibito uno spettacolo che ha saputo coniugare la divulgazione dell’episodio storico e conviviale, alla luce di una precisa ricostruzione filologica.

Pesaro era divenuta Sforzesca nel marzo 1445, quando Alessandro Sforza e Costanza da Varano entrarono nella città senza colpo ferire ovvero dopo averla acquistata per 20.000 fiorini da Galeazzo Malatesta detto l’Inetto e con il quale si estinse la precedente dinastia malatestiana. Nel 1447 dall’unione tra Alessandro e Costanza sarebbe nato Costanzo Sforza, il secondo figlio venuto al mondo dopo la sorella Battista, destinata a sua volta, a divenire moglie di Federico da Montefeltro. Pesaro sarebbe poi stata sforzesca per un periodo breve, pressoché settanta anni ma che si caratterizzerà per costituire un vero e proprio rinascimento della città di Pesaro. Costanzo erediterà la signoria a 26 anni essendo stato sin da piccolo avviato allo studio delle lettere ed al naturale apprendimento del mestiere delle armi, non avendo escluso nemmeno un importante apprendistato a Milano sotto la guida dello zio Francesco Sforza.

Costanzo dimostrerà di possedere virtù politiche e militari di grande rilievo, tutte tese a rafforzare la sua posizione nel contesto di una vera e propria mutevole galassia di piccole signorie e sarà proprio la ricerca di un alleato affidabile e potente che conduce la sua azione nel solco di una alleanza con il Re Ferdinando d’Aragona, quest’ultimo interessato ad estendere il suo dominio nell’area geopolitica del Mediterraneo. Emergeva così, la possibilità di un indispensabile matrimonio ovvero quella unione rievocata dall’evento che ‘”Cultura Identità” ha recentemente presentato. La sposa era la nipote di Re Ferdinando e il suo nome originario era Cubella o Covella d’Aragona, di 16 anni discendente di Marzano, principe di Rossano. Sarà a Pesaro che il suo nome si muterà in quello di Camilla, una donna di tempra eccezionale la quale, in assenza del marito saprà dimostrare di sapere esercitare abilmente il potere e l’amministrazione di una città strategicamente importante sotto il profilo geografico ma comunque non appartenente alle cosiddette “grandi potenze”. Il 15 luglio 1483, Costanzo morirà, forse avvelenato come gli fu astrologicamente preconizzato, mente e raggiungeva le sue truppe accampate non lontano dal Castello di Montelabbate. Sarà da quel momento in poi che Camilla dimostrerà con ancora più grandezza la sua statura politica, sino alla morte che la coglierà a Milano, a 55 anni, dove si trova oggi sepolta in abito francescano in Santa Maria degli Angeli.

“CulturaIdentità” di Pesaro ha inteso riportare in vita questo matrimonio anche sotto la potente lente d’ingrandimento della ricostruzione conviviale dove i doni di nozze, le danze a corte, il corteo e la scenografia del banchetto non costituivano solamente una occasione ove consumare le eccezionali prelibatezze dell’epoca, ma rappresentavano, attraverso i segni, i simboli, la policromia delle vivande che ne accompagnavano lo svolgimento, l’esibizione di un potere politico e dinastico che celebrava sé stesso ma mostrava in pari misura agli altri, la propria intatta potenza.

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