Virginia, lascia stare il latinorum: cos’ha fatto Roma per la cultura in questi anni?

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È di ieri il tweet del Sindaco di Roma, con cui, servendosi della lingua latina, Virginia Raggi ha invitato al confronto pubblico il candidato del centrodestra, Enrico Michetti.

“Michetti, lacesso te. Coram populo loquamur, si animus non defecit te”, che tradotto suona molto come un “A Enrì, te sfido. Scendi in piazza a parlà davanti a tutti, se t’aregge”.

È notevole come la pentastellata si sia servita del latino per un nobile intento culturale, dimostrando una grande sensibilità per il mondo classico e la storia della sua città.

Forse, proprio scrivendo in quella lingua, il Sindaco voleva rievocare il periodo di più grande splendore dell’Urbe e cancellare così le immagini di cinghiali, voragini e ciclabili tiberine a cui siamo stati abituati negli ultimi mesi.

Eppure sono amare le risate suscitate da una simile trovata per chi crede che il nostro patrimonio culturale (materiale e non), sia un elemento da valorizzare e preservare. Piuttosto, sarebbe stato più interessante sapere quale investimenti siano stati fatti in questi anni per il mondo della cultura a Roma.

Che questo modo di fare politica a qualcuno possa comunque piacere, non lo mettiamo in dubbio, ma ciò che è certo è che molti cittadini di Roma, dopo cinque anni di questa amministrazione, hanno per la testa un’altra celebre frase latina: l’incipit della Prima Catilinaria.

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