“2020” di Carlo Alberto Perillo: dalla culla alla tomba con mascherina d’ordinanza

0
2020 - Acrilico e smalti su pvc

Una volta si diceva “nato con la camicia”, ora dovremmo dire “nato con la mascherina”: c’è il rischio che dal 2020 ci vorranno tutti così, dalla culla alla vecchiaia se non alla bara. Il quadro dell’artista Carlo Alberto Perillo, vincitore del Premio CulturaIdentità selezionato fra gli oltre 400 artisti alla prima edizione della Biennale dei Normanni che ha avuto luogo a Monreale lo scorso settembre, si intitola laconicamente così: 2020. Altre parole sarebbero state di troppo. La virologa Ilaria Capua giorni fa ha detto che d’ora in poi dovremo considerare la mascherina anti Covid come un preservativo, altri più prosaicamente ha fatto il paragone col gesto quotidiano e spontaneo del mettere le scarpe la mattina quando si esce di casa, ma la sostanza non cambia: in base ai famigerati DPCM ministeriali d’ora innanzi (e soprattutto innanzi) andrà a finire, se non si inietterà un po’ di sano buon senso ai provvedimenti anti Covid, che ai neonati verrà tagliato il cordone ombelicale e applicata direttamente la mascherina, succedaneo del cordone che avvinghia il soggetto al diktat sanitario che impone di mettere la museruola anche agli amici quando cenano a casa nostra. L’opera di Carlo Alberto Perillo si coordina così con la linea di CulturaIdentità, che vede nei provvedimenti di Conte e Speranza (ma quest’ultimo lo potremmo chiamare anche “Spaventa”, come il compianto economista) l’anticipazione di un quadro a tinte fosche: tutti con la mascherina su e braccia giù, immobilizzati dalla paura e raggomitolati in posizione fetale, indifesi nelle nostre libertà ma difesi dalla mascherina d’ordinanza.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

due × 4 =