L’ultima apparizione pubblica di Eduardo De Filippo è stata a Taormina il 15 settembre 1984, in una bella serata di fine estate. Il millenario teatro registrava il “tutto esaurito”. C’era la Festa del Teatro, biglietto d’oro dell’Agis e a festeggiare i migliori incassi della stagione c’erano: la premiata ditta Albertazzi-Proclemer, Alberto Lionello e Gigi Proietti. Come accade in queste serate mondane fra artisti, si nota un insieme appassionato di battute di circostanza, abbracci, pacche sulle spalle: “a cosa stai lavorando? Ti trovo bene!” ecc…, ringraziamenti e aneddoti. Gli altri, fra il retorico e il lagnoso con sfumature di autocompiacimento ricordano il passato, gli inizi, danno consigli non richiesti ai giovani che decidono di intraprendere la carriera artistica, di entrare in Arte, e lo fanno dando sempre qualche stilettata al collega presente e competitore. I venerati maestri non ti chiamano mai per nome, usano il generico “caro, caro…”.
Ma ecco che un proiettore di controluce illumina l’orchestra del Teatro di Taormina, le luci si abbassano, entra Eduardo: piccolo, minuto, vecchio, esile, con una sciarpa di lana a quadri (la serata siciliana è calda ma anche umida); lui è pelle e ossa, anche di più di come ce lo ricordiamo, gli occhi profondi e incavati sono ingranditi da lenti molto spesse. E poi a fare nuovamente presa è la voce di De Filippo: una voce senza tempo, che viene da lontano, e parla ancora dritta al cuore degli spettatori di ogni epoca. Indimenticabili gli sbuffi prima del caffè in Questi Fantasmi, o i suoi Filome’ o l’adda’ passa’ a’ nuttata in Napoli milionaria e ancora oggi si sente il suo Te piace ‘o presepe?
E poi le pause eduardiane: uniche. La punteggiatura di tutta la sua arte recitativa. Il non detto in Eduardo si accompagnava alla battuta, suggerita, sussurrata, a volte gridata come quel Me l’aggio’ sunnato! delle Voci di dentro. Cosa ci dice per l’ultima volta Eduardo a Taormina?
“Non ho mai voluto prendere parte a feste e a festeggiamenti. Se così non avessi fatto, non avrei potuto scrivere 55 commedie! Qualcuno dice che sono un orso, scostante. Ma soltanto questo carattere mi ha consentito di fare quello che ho fatto. Fare teatro significa sacrificare tutto, sacrificare una vita. E per fortuna che c’è mio figlio Luca, a chi mi chiede del Teatro, il teatro è gelo!”. Luca De Filippo, erede della Compagnia del padre, è stato anche lui un grande attore, originale, ha portato avanti la tradizione innovandola, firmando assieme al regista Armando Pugliese una serie di riallestimenti di testi eduardiani che sono entrati nella memoria delle generazioni seguenti a quella di Eduardo. Luca è scomparso anche lui, troppo presto, nel 2015.
Il 31 ottobre del 1984 Eduardo morì nella clinica Villa Stuart a Roma nord. Erano le 22,50.
Era stato ricoverato qualche giorno prima per una insufficienza renale. Moriva così una delle più importanti figure della cultura italiana del Novecento. I suoi trionfi in palcoscenico sono durati più di un secolo, lui che era figlio d’arte di Vincenzo Scarpetta, lui che aveva sperimentato per il suo teatro un diverso sistema di ripresa che consentì alla televisione italiana di registrare le sue commedie e presentarle a un grande pubblico, più vasto evidentemente di quello delle platee teatrali. La famiglia d’arte De Filippo con Eduardo, Peppino, Titina e Luca è entrata così nei cuori di tutti gli italiani. E non solo.


















