La protesta di Spiagge “Made in Italy”: no alla svendita delle eccellenze italiane

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E’ notizia della settimana che la multinazionale delle bibite RedBull ha investito nove milioni di euro per 120.000 metri quadrati di litorale nel Golfo di Trieste, al fine di trasformare l’Isola dei Bagni nel nuovo regno della vela e della nautica brandizzata. Si tratta di un’operazione che anticipa una dinamica che presto potrebbe diventare realtà sulle coste di tutta Italia. Abbiamo per questo motivo deciso di far nascere “Spiagge Made in Italy”, un marchio di qualità, in rappresentanza dei balneari e di tutte le categorie che, da generazioni, rendono le spiagge italiane iconiche in tutto il mondo. Un gruppo di lavoratori e di famiglie che hanno deciso di riunirsi per far conoscere cosa vorrebbe dire svendere le nostre meravigliose spiagge alle multinazionali. In questi anni il nostro Paese ha infatti assistito a una svendita delle proprie bellezze Made in Italy – dai marchi di moda, alle strutture alberghiere e turistiche, all’agroalimentare ed automotive – ad acquirenti stranieri. Anche il Presidente del Consiglio Mario Draghi e’ tornato a parlare di balneari inserendo il tema delle concessioni tra i dossier più urgenti.

Gli uffici di Palazzo Chigi infatti assegnato la questione a cinque dicasteri: il Ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti; il Ministro del Turismo, Massimo Garavaglia; il Ministro per gli affari regionali e le autonomie, Mariastella Gelmini; il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Andrea Orlando ed il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Enrico Giovannini. In seguito ai tavoli tecnici governativi delle scorse settimane, abbiamo perciò presentato le richieste che riteniamo debbano costituire le fondamenta dei futuri colloqui governativi propedeutici alla Legge di riordino delle concessioni balneari. Definire le concessioni demaniali marittime come concessioni di beni e non di servizi; escludere dall’applicazione della Direttiva Bolkestein le concessioni rilasciate prima del 28 dicembre 2009 (come da sentenza Consiglio di Stato), per le quali prevedere invece un congruo periodo transitorio in linea con la durata prevista da altre Nazioni europee come Spagna, Portogallo e Croazia; determinare il concetto di scarsità della risorsa; mettere in atto un percorso finalizzato ad una rapida mappatura delle concessioni demaniali esistenti e delle percentuali di costa libera ancora concedibili, secondo un parametro di carattere nazionale; disciplinare le procedure selettive per l’assegnazione delle nuove concessioni demaniali fino al raggiungimento della scarsità delle risorse; riconoscere, in mancanza di suddetta scarsità, un periodo transitorio per le concessioni rilasciate in data successiva al 28 dicembre 2009. Auspichiamo pertanto che il Governo renda queste proposte i punti di partenza per rilanciare la nostra categoria e non per svendere – insieme alle 30 mila aziende italiane, i loro lavoratori e lavoratrici e tutto l’indotto – le meravigliose spiagge italiane.

Il Sindacato La Base Balneare con Donnedamare

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