Griner: capire Almirante, il Grande Rimosso della Prima Repubblica

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A Massimiliano Griner, autore televisivo e amico di CulturaIdentità, piacciono le storie che i protagonisti custodiscono, specie se maledetti da un destino che li vuole cancellati per sempre. La sua ultima fatica, Il giocoliere nero. Giorgio Almirante tra due fuochi (Marlin Editore, 2025), è una sfida lanciata contro la cultura della rimozione, contro chi vuole fare piazza pulita di ogni compromesso con la realtà e non accetta un’altra versione dei fatti.

Qui l’oggetto del contendere è Giorgio Almirante (1914-1988), il fondatore del Movimento Sociale Italiano, “l’uomo nero della Repubblica”, nei cui confronti Griner non ha scritto né una biografia accusatoria né un saggio politologico. E nemmeno una delle tante agiografie a buon mercato presenti qua e là nel panorama editoriale. Semmai “un’autobiografia scritta da un altro”, come dice lui stesso, in quanto “moltissime delle pagine che compongono questo libro si presentano come se a parlare fosse a tutti gli effetti Giorgio Almirante stesso”. È proprio su questa forma ibrida, da sceneggiatura cinematografica, che è costruito il racconto del leader missino. Un uomo che ha combattuto tutta la vita “per rimanere fedele ai propri valori”, anche in un periodo storico che quei valori li aveva prima rinnegati e poi superati del tutto. E che ha tracciato i confini di una comunità politica importante, la Destra, a lungo tenuta ai margini del dibattito e delle istituzioni (nonostante qualche exploit elettorale, come quello del 1972).

Ebbene, tralasciando di Almirante tanto l’impianto ideologico quanto l’offerta programmatica (pensiamo, ad esempio, all’introduzione del presidenzialismo), e ignorandone pure la fase terminale, quando il partito passerà nelle mani di Gianfranco Fini, Griner si concentra sulla sua condizione di capo politico diviso tra due fuochi. Da una parte i fantasmi del passato, innanzitutto per essere stato “capo di gabinetto del Ministero della Propaganda durante la Repubblica di Salò”, e dall’altra la necessità, una volta giunto alla guida del Msi, di attrarre l’elettorato moderato, senza per questo “tradire” le aspirazioni di una base movimentista e, in taluni casi, “pronta anche allo scontro fisico con gli avversari”.

Il tutto in un arco di tempo che abbraccia gli anni della prima (1947-1950) e seconda segreteria (1969-1987). Anni di riconoscimenti ma anche di gravi accuse, rivelatesi per lo più false e tendenziose, dalle quali la credibilità di Almirante uscirà infine minata (si pensi al “bando del ‘44”, alla strage di Peteano e alle trame nere dell’Italia dei ’70 e inizio ’80): da qui, la damnatio memoriae di cui è vittima ancora oggi. Tuttavia, allude Griner, se si vuole comprendere la traiettoria della destra italiana, adesso al governo con Giorgia Meloni, bisogna ripartire proprio dal giocoliere nero, dal Grande Rimosso della Prima Repubblica. Il primo motore di questa storia (politica e non solo) destinata a proseguire. 

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