A Nettuno per i 40 anni di Italcon l’orgoglio di essere italiani

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Quando con i nostri soldati in Libano riscoprimmo l’orgoglio di essere italiani

A Nettuno, vicino Roma, il 28 e 29 maggio 2022 i veterani della missione Italcon Libano 1 e Libano 2 si sono dati appuntamento per il loro 4° raduno che è coinciso con il quarantennale della missione stessa.

Quella missione in Libano da parte degli italiani ha fatto storia, ha fatto scuola e sarebbe giusto ricordare: sono partiti derisi dagli altri contingenti stranieri e dai giornali nostrani e si sono guadagnati il rispetto sul campo. Perché quella missione, Italcon, durò 18 mesi ed è stata la madre delle missioni interforze e la prima dal dopoguerra, dove parteciparono i soldati di leva. Quei ragazzi, oggi diventati nonni ma solo anagraficamente, perché hanno sempre lo spirito dei loro 20 anni, in un paese normale sarebbero onorati ogni anno. Non accade. E allora ci pensano loro ad andare su quel filo della memoria che è di ieri ma che li lega e ci lega all’oggi, perché ricordare chi si è sacrificato per l’Italia indossando un’uniforme con onore è un dovere morale, non una partita ideologica, ma un collante nazionale.

Erano in tanti, a Nettuno, davanti al mare in una magnifica assolata giornata di fine maggio. L’evento è stato organizzato dall’ Associazione Veterani Italcon Libano, dal presidente Mario Rosati, che era comandante del plotone Genio, dall’altrettanto infaticabile vice presidente Mauro Mellone dei Cavalleggeri di Lodi, dal segretario Giovanni Simeone, sempre del Genio. Il tutto con la preziosa collaborazione di Marco Italiano, Alfonso Zampaglione e del paracadutista Luigi Vinci. La manifestazione, patrocinata da Regione Lazio, Città di Nettuno, Marina di Nettuno e Ambasciata del Libano, ha visto come ospite d’onore l’ambasciatrice della Repubblica del Libano in Italia, S.E. Mira Daher.

Numerose le autorità civili con il sindaco di Nettuno Alessandro Coppola e militari, l’Ammiraglio di Squadra Federico Bisconti come massima autorità a rappresentare le Forze Armate. Il sottosegretario di Stato alla Difesa Giorgio Molè ha inviato ai veterani di Italcon Libano un video messaggio.

In tribuna d’onore anche il grande astronauta Paolo Nespoli, tra i giovani soldati che 40 anni fa parteciparono ad Italcon. Presenti l’Associazione italo-araba Assadakah e l’Associazione culturale Un Cedro per la Pace.

Intorno ai palchi, i vari gazebo con la reception e la mostra fotografica con scatti e articoli d’epoca con una ricca composizione di immagini della nave Ardito. In altri stand, una stazione radio di A.R.M.I. (Associazione radio amatori militari italiani) e una mostra di divise e foto del gruppo francese Drakkar, oltre la sala video con filmati d’epoca.

E poi loro, i veterani, rappresentanti di tutti i reparti e le navi che qui sarebbe lungo elencare, quelli che Walter Chiari definì “i migliori che mancano da casa, che sono in Libano a dare una lezione di civiltà al mondo”.

Dopo il loro schieramento, preceduto dalla Fanfara dei Bersaglieri di Aprilia (Lt) (mentre un’altra Fanfara, quella di Guidonia, in serata ha offerto un concerto di musiche “bersaglieresche”) e l’alzabandiera, le varie autorità hanno preso la parola, rendendo onore ai veterani in rappresentanza delle componenti, 8mila soldati e 121 Infermiere Volontarie della Croce Rossa italiana che si avvicendarono nei 18 mesi di missione. E con un pensiero ai feriti e a chi non è tornato: alla fine della missione furono 75 gli italiani feriti, alcuni gravemente, da cluster bomb e da proiettili “vaganti” e un caduto, il giovane Filippo Montesi, marò del San Marco.

La memoria è importante, va coltivata e comunque non si cancella. Questo, declinato in varie sfaccettature, il motivo dominante di tutti i discorsi. E memoria condivisa è stato anche il momento della deposizione della corona di alloro al monumento ai Caduti di Nettuno.

Il generale Bruno Tosetti, che era il comandante del “Governolo”, il contingente dei Bersaglieri in Libano, ha ricordato cheNoi, seppure in congedo, militari lo siamo tuttora, le stellette le abbiamo incollate sulla pelle. Abbiamo giurato fedeltà alla Patria e alla bandiera e ancora affronteremmo sacrifici e privazioni se il dovere ce lo imponesse. Conservare la memoria è importantissimo, come lo sono queste riunioni. Non bisogna dimenticare quello che è stato fatto per mantenere la pace in un Paese amico”.

“Noi veterani organizziamo queste manifestazioni proprio per non mandare nel dimenticatoio quella che è stata la missione Italcon. Sono passati quarant’anni, ma la memoria non si cancella – ha ribadito il presidente Mario Rosati. Gli italiani, in quei 18 mesi di missione, si sono avvicendati, lavorando con soldati di diverse altre nazionalità, fra tante tensioni culminate nella strage del 23 ottobre 1983, quando una grandissima esplosione provocò la morte di 241 Marines e una seconda uccise 61 paracadutisti francesi. “In pochi minuti, i nostri militari si sono mobilitati e sono accorsi per primi sui luoghi colpiti, riuscendo a salvare numerosi ragazzi, estraendoli fortunatamente ancora vivi dalle macerie. E proprio da questo fatto è nata l’Associazione Veterani Italcon Libano. Abbiamo ottenuto un risultato eccellente”.

L’ambasciatrice della Repubblica del Libano in Italia, S.E. Mira Daher, ha ricordato come l’amicizia tra italiani e libanesi sia iniziata nei tempi antichi e come ci sia sempre stato un rapporto di collaborazione tra i due Paesi, un fil rouge che è forte, anche grazie ai nostri soldati in Libano, ieri come oggi. È un amore condiviso. “Oggi è una giornata molto importante per noi e sono realmente emozionata nel vedere che cosa gli italiani hanno fatto per il Libano, da Italcon all’aiuto immediato dopo l’esplosione al porto di Beirut nell’agosto 2020. L’Italia è un Paese di pace per noi, da sempre e sempre vicini per eventi culturali, per la bellezza, per l’umanità condivisa. I nostri sono due Paesi fratelli, direi quasi siamesi. E sono anche emozionata nel vedere quanta gente ama il Libano. Anche per questo oggi è una giornata speciale, ci si sente a casa…”.

Il Paracadutista Paolo Filippini 500 mq in atterraggio a Nettuno per i 40 anni di Italcon

Due lanci paracadutistici da parte di due campioni hanno concluso una mattinata ricca di emozioni: il primo, quello di Lino Della Corte, 18esimo posto nella classifica dello Speed Skydiving.

L’altro, quello spettacolare al cardiopalma del 2 volte campione del mondo, specialità Individuale, Paolo Filippini, che è atterrato sul piazzale della Marina con la bandiera Tricolore da 500mq.

Il pomeriggio, altrettanto toccante è stata la partecipazione al Memorial Day presso il Sicily-Rome American Cemetery di Nettuno, per ricordare i caduti della seconda guerra mondiale durante lo sbarco di Anzio, tra gli alti vertici delle Forze Armate della Nato e con il sottosegretario alla Difesa Giorgio Molè, che ha reso omaggio anche ai veterani del Libano.

Il giorno dopo, domenica 29 maggio, i veterani Italcon e chi dato la vita per senso del dovere sono stati ricordati, ancora al cimitero militare americano di Nettuno, con una solenne celebrazione eucaristica officiata dal vescovo di Albano (Rm) mons. Vincenzo Viva.

Fin qui la cronaca di due giornate piene, di eventi ed emozioni. Gli italiani in Libano ci siamo ancora come missione di pace, ma come è iniziata? I nostri soldati, in gran parte di leva, 40 anni fa sono partiti per una missione in un Libano letteralmente in fiamme e si sono fatti onore.

“Il raduno è un momento importante perché consente di conservare la memoria storica delle gesta compiute dai vari Reggimenti. Nel nostro caso l’importanza è ancora maggiore perché la missione Italcon Libano è stata la prima interforze, quindi una missione “sperimentale” dopo la fine della seconda guerra mondiale, era la prima volta che uscivamo dai territori nazionali per andare all’estero in zona di guerra. Di conseguenza, si è pensato e con successo, già con l’idea di ristrutturare le Forze Armate, di utilizzare i modelli già in atto in molti eserciti stranieri, come quello americano e inglese, di collaborazione interforze (Esercito, Marina militare, Aeronautica, Carabinieri), il tutto coadiuvato da un comando centrale.

Fu un successo perché sul campo venne dimostrata la validità della cooperazione interforze. Battaglione San Marco, Logistico, Bersaglieri, Cavalleggeri, Paracadutisti, Incursori e Genieri.

Un successo, Libano 1 e Libano 2, che sono diventate un modello per tutte le missioni future e che erano composte quasi esclusivamente da soldati di leva. Nella Libano 1 si trattava di militari di leva volontari, nella Libano 2 non si poté più utilizzare il volontariato perché ci si rese conto che era impossibile prelevare soldati in questo modo, non c’era omogeneità e, soprattutto, non avevano preparazione per la parte operativa. Quindi, si decise di incaricare dei reparti, la Folgore in massa, così come il battaglione San Marco o i Cavalleggeri di Lodi, ognuno con i propri compiti operativi”, il commento del vicepresidente Italcon Mauro Mellone.

Anche 40 anni fa, quando questi ragazzi furono chiamati ad operare in Libano, la realtà dell’Esercito italiano proveniva da decenni di denigrazione totale e di totale distacco dell’opinione pubblica da quella che era la realtà del mondo militare, considerato inutile e la leva un anno di vita sprecato. Si trattava di un mondo isolato da quella che era la vita civile. Quando l’Esercito italiano fu chiamato a uscire dai confini nazionali per andare a operare in Libano, “noi fummo letteralmente derisi. Arrivammo a Beirut e tutte le testate giornalistiche presenti, straniere e anche italiane, gli inviati di guerra etc, ci deridevano con frasi del tipo “sono arrivati i Bersaglieri italiani con i loro carrettini da gelato…”, perché i nostri carri erano verniciati di bianco. E non perché noi fossimo bizzarri, ma perché era nell’aria che la missione dovesse essere approvata dall’ONU, quindi ci si era attenuti alle regole e, una volta deliberato, avremmo solo dovuto scrivere U.N. Invece non venne deliberato un comando unificato e ci si trovò nella situazione imbarazzante di essere gli unici con i mezzi e gli elmetti colorati di bianco e di operare così con i Marines, sentendoci ripetere che per noi era impossibile competere. Dopo i primi giorni, le prime sparatorie, sul campo i giornalisti inviati di guerra verificarono costantemente che l’organizzazione era eccellente, che nonostante fossimo soldati di leva ci comportavamo benissimo e la gente ci voleva bene perché c’eravamo inseriti nel tessuto sociale, i libanesi scrivevano sui muri only Italy. Bisogna tener conto del fatto che ci fu assegnata la zona più difficile, cioè i campi profughi palestinesi di Sabra e Chatila”, ricorda Mellone. Sabra e Chatila, dove fu compiuta la strage che ancora oggi tutti ricordiamo con orrore, vecchi, bambini, gente inerme sgozzata per tre giorni con armi da taglio. Italcon 1 stava terminando e la missione proseguì subito con Italcon Libano 2 per altri 18 mesi con l’incarico di difendere i profughi palestinesi: quello affidato agli italiani era il compito più difficile fra i tre contingenti più grandi, il nostro, lo statunitense e il francese, con un’aliquota importante di cento Dragoni inglesi.

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