“Eravamo un progetto editoriale emergente e adesso ci conoscono tutti: abbiamo esaurito i nostri libri e siamo stati contattati da una miriade di distributori, di autori, di traduttori, di correttori, di grafici, di agenti e di librai. Quello che doveva essere un boicottaggio – avanzato omettendo la vastità di un catalogo che tratta mille e più argomenti, pur non rinunciando ad una propria identità di fondo – si è trasformato in uno straordinario e involontario mezzo pubblicitario. Da adesso, senza dubbio, esiste un’editoria non allineata che potrà contare su un pubblico importante”. Così la pagina facebook dell’editore Passaggio al Bosco ha commentato il tentativo di boicottaggio portato avanti da alcuni intellettuali e case editrici (una ventina su oltre 600 presenti) alla fiera “Più libri più liberi” di Roma, lo scorso 5, 6 e 7 dicembre. Un boicottaggio che ha ottenuto l’esatto effetto opposto, portando lo stand dell’editore toscano a essere il più ricercato nell’intera kermesse e a esaurire intere tirature. Boicottaggio-boomerang anche per altri editori controcorrente, come Eclettica, Giubilei Regnani, Idrovolante… che – nonostante i flash mob e gli accerchiamenti da parte dei manifestanti (più rumorosi che numerosi) – in certi casi hanno dovuto far arrivare nuovi pacchi di libri per riempire i vuoi di quelli venduti. Ecco il commento di uno degli autori pubblicati da Passaggio al Bosco, Fabrizio Fratus, al “rito dell’indignazione” che si è consumato alla “Nuvola” di Roma.
Ogni anno, con la precisione di un orologio svizzero, l’apertura di “Più libri più liberi” a Roma innesca il rito dell’indignazione. E ogni anno, gli stessi attori salgono sul palco per recitare la stessa stanca pièce: l’eterna lotta tra le “giuste” letture e la minaccia fascista. L’articolo di Linkiesta che solleva la polemica su Passaggio al Bosco, citando i “giganti” Antonio Scurati e Zerocalcare, non è un’analisi, ma un involontario, sublime pezzo di marketing.
Il punto non è la sostanza. Il punto, lo ribadiamo, è che nella società moderna, vince la quantità, non la qualità. E la quantità si traduce in un solo, inconfutabile, dato: i soldi. Quando Linkiesta riporta, con cifre da capogiro, che Scurati ha generato vendite per tre milioni e Zerocalcare per quasi cinque milioni di euro nel solo 2024, non sta parlando di letteratura. Sta parlando di brand.
Scurati non è un fine storiografo in grado di rivelare al lettore moderno ciò che Renzo De Felice o Ernst Nolte non avessero già detto e archiviato. Scurati è l’abile narratore di un “fantasma” che garantisce il sold out e il plauso mediatico. È l’intellettuale di sistema che ha saputo trasformare l’antifascismo in un prodotto editoriale mainstream, confezionando storie “di fantasia su fatti realmente accaduti” che solleticano la coscienza borghese senza mai mettere in discussione il sistema che lo celebra. È la versione pop della Storia, venduta al chilo. Chi non vorrebbe, del resto, fare soldi “sconfiggendo” il fascismo (di carta) ogni anno, dalla copertina patinata di un bestseller?
Zerocalcare, d’altro canto, rappresenta l’apoteosi del fumetto “impegnato” che piace a tutti: disegnini che non graffiano davvero, ma creano una confortevole sensazione di consapevolezza sociale.
La loro “indignazione” contro una piccola casa editrice come Passaggio al Bosco non è una difesa della democrazia: è la difesa della quota di mercato.
L’autore/autrice di Linkiesta (che ammettiamo con il dovuto rispetto per ogni identità fluida) ci offre involontariamente l’epitaffio della sua stessa professione. Ammette di scrivere “oltre 500 articoli di cui ricorda nulla”. Cinque-cento. Articoli. L’anno. Questa è la vera cifra della società moderna che vince sui “giganti” come Scurati e Zerocalcare: la produzione compulsiva. L’autore di Linkiesta è l’esecutore perfetto di questo sistema, scrivendo quantità per riempire i giornali e garantendosi lo stipendio, in un moto perpetuo che non lascia spazio a Stendhal, a De Felice o, Dio ce ne scampi, a una riflessione non allineata. È un’etica del fast-food applicata alla cultura: ingurgitare in fretta, dimenticare subito.
Ed è qui che si inserisce, in tutta la sua irriverenza, la realtà di chi pubblica con Passaggio al Bosco. Mentre i brand dell’antifascismo mainstream monetizzano il dibattito, e gli scribacchini di regime riempiono le colonne con articoli usa e getta, noi scegliamo la strada opposta. Non dipendiamo dalla pubblicità dei grandi gruppi, non ambiamo ai milioni di euro né al plauso del salotto radical-chic.
Per noi, il libro non è un prodotto, è una scelta (a volte scomoda). Non puntiamo alla quantità di vendite, ma alla qualità delle idee e alla riscoperta di autori e prospettive relegate al “bosco” della non-conformità. È una battaglia di retroguardia, certo, ma è anche l’unica che valga la pena combattere: quella che non accetta che la Storia e la Cultura siano dettate dai capricci del mercato o dalle urla ben pagate dei testimonial dell’indignazione.
Scurati e Zerocalcare possono protestare quanto vogliono. I loro milioni sono la prova che hanno vinto la battaglia del marketing.
Ma la vera libertà, quella che non si compra con un bestseller né con 500 articoli senza memoria, è la nostra: quella di scegliere chi e cosa leggere, lontano dal rumore assordante e ipocrita.


















