Adesso vogliono Gesù nero

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ilgiornale.it

“È una triste situazione ecclesiale”. Vero. Ma non nel senso in cui lo afferma il portavoce della Pontificia Accademia per la vita, Fabrizio Mastrofini, titolare del virgolettato. Succede che la Pontificia Accademia per la vita ha postato una fotografia che ritrae la celeberrima Pietà michelangiolesca con il Cristo dipinto di nero: è un fotomontaggio contro il razzismo, spiegano.

Prima di loro, l’artista Fabio Viale era andato oltre, con l’esposizione di una versione rivista e corretta (verrebbe da dire: politicamente corretta) della Pietà di Michelangelo in occasione dell’inaugurazione della sede milanese in Foro Buonaparte della galleria d’arte toscana Poggiali & Forconi: gran ressa di aficionados quella sera, dentro e fuori il piccolo spazio espositivo chic, quando il mondo era senza Covid 19. Anche allora il pretesto era lo stesso, magari sulla falsariga dei canotti dei migranti piazzati da Ai Weiwei al posto delle finestre di Palazzo Strozzi a Firenze (e nel 2015 a Palazzo Vecchio Jeff Koons era stato l’autore di un altro orrore, una statua dorata che sbeffeggiava il Bernini). Tornando al fotomontaggio pontificio, ci verrebbe da dire che la Chiesa si trova in una situazione triste proprio perché si fa del male da sola: anziché indignarsi per i messaggi di protesta sul social (“Non toccate Michelangelo”, “Vade retro”), dovrebbe meditare meglio la sua propria comunicazione: non è inseguendo l’attualità dalla parte che va più di moda (Black Lives Matter), non è con l’autodafè artistico/moralistico che la Chiesa si rafforza, anzi. Tutti noi difendiamo strenuamente l’uguaglianza degli uomini e delle donne di fronte a Dio, al di là delle connotazioni etniche, filosofiche, culturali, comportamentali che caratterizzano l’universo umano. Chi di noi, sano di mente, potrebbe dirsi a favore del razzismo? Non servono questi messaggi alla Oliviero Toscani, che andavano forte negli anni 80 (allora sì potevano essere rivoluzionari). Ma la Chiesa oggi non solo tollera gli sberleffi (per usare un eufemismo) che in arte contemporanea la colpiscono da più parti (immagini del Redentore immerse nell’urina, crocifisso a un aereo o sostituito da un ranocchio, per non parlare di certi oltraggi arcobaleno che sono vere e proprie bestemmie), ma si autoinfligge dei colpi di grimaldello simbolici, un po’ scimmiottando le trovate degli artisti un po’ facendo da sè e mettendosi in scia nei discorsi sull’attualità, senza soffermarsi con un atteggiamento critico (non necessariamente oppositivo). Cosa accadrebbe se qui da noi, in nome dell’uguaglianza dei diritti uomo/donna nei Paesi di religione islamica, qualcuno raffigurasse Maometto affiancato da una giovane donna vestita all’occidentale ? O se qualcun altro riscrivesse il Corano (il Cristo ridipinto di nero) e lo pubblicasse (la mostra e il post pubblico)? O scrivesse un libro intitolato I versetti satanici? (l’autore, Salman Rushdie, subì la fatwa dell’ayatollah Khomeini, il traduttore giapponese del libro venne ucciso e quello italiano ferito). Forse la Chiesa cattolica dovrebbe apprezzare di più se stessa, per questo la situazione ecclesiale è triste.

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