Adesso vogliono mettere i sigilli pure a d’Annunzio

Questa scultura non s’ha da fare. O meglio: non s’ha da mettere, essendo la suddetta scultura già pronta. L’artista che l’ha realizzata è Alessandro Verdi e il soggetto raffigurato è il Vate, Gabriele d’Annunzio, seduto melanconico su una panchina con gli occhi ficcati nelle pagine di un libro.

A Trieste sono state raccolte in tre giorni 1.500 firme per impedirne l’esposizione di fronte al palazzo della Camera di Commercio perché “è offensivaè probabilmente un omaggio della giunta di destra e dalle sue liste composte anche da ex camerati, ad un onorevole dichiaratamente fascista residente nella stessa piazza” (fonte triesteprima.it). E poi: “D’Annunzio era un aloglotto e totalmente estraneo alla città“.

Dall’alto della mia insipienza ho dovuto cercare il significato della parola “alloglossia” (per la cronaca: denota quella comunità di parlanti che utilizzano una lingua diversa rispetto a quella parlata dalla maggior parte degli elementi della stessa comunità) e l’impressione è che si tratti di un pretesto ideologico degli antifa un tanto al chilo per far sloggiare un monumento ritenuto (a torto, secondo noi) offensivo dell’immagine di Trieste.

Ma proprio a Trieste venne preparata l’impresa di Fiume (partita da Ronchi dei Legionari), di cui quest’anno ricorre il centenario e sempre qui, al Salone degli Incanti, una grande mostra aprirà il 12 luglio, con foto e documenti inediti, intitolata DISOBBEDISCO. LA RIVOLUZIONE DI D’ANNUNZIO A FIUME. 1919-1920, curata da Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione del Vittoriale, che per altro ha appena dato alle stampe per Mondadori il libro Disobbedisco. Cinquecento giorni di rivoluzione.

Pezzi da novanta della cultura mondiale come Hemingway, Joyce, Proust riconobbero la grandezza di D’Annunzio e, quanto all’essere un “mangiaslavi”, come afferma il sindaco di Trieste Roberto Dipiazzada Trieste veniva una delle reliquie più preziose: una bandiera italiana che gli fu regalata dalla sua amante triestina. Lui non attaccò mai i croati, lui non ha mai detto nulla contro i croati. Questa è la storia

Avrete notato come in quest’ultimo periodo le “black list” stilate dalla gente che piace stiano aumentando: l’ultimo a rischiare di farsi mettere la mordacchia dai “democratici” è Alexandr Dugin, di cui vi abbiamo parlato qui. Ora i soloni in presidio permanente a difesa della democrazia vorrebbero mettere i sigilli a una statua, confondendo la politica con la cultura.

Per ora l’unico intellettuale triestino a non sparare ad alzo zero sulla scultura commemorativa è Claudio Magris, come riferisce Fausto Biloslavo sul giornale.it: “In questo caso il problema non è la statua, ma avere un giudizio chiaro e onesto su D’Annunzio che, pur avendo scritto tantissime cose anche illeggibili, è autore di alcuni capolavori riconosciuti da tutti e destinati a restare come pochi“.

Giudicate voi: è forse antiestetica quest’opera d’arte (il cui autore, lo ripetiamo, è Alessandro Verdi, di Bergamo)?

Che dire allora di quella scultura di Maurizio Cattelan, posta nel 2010 anch’essa davanti a un Palazzo della Borsa (di Milano, in questo caso), di cui per contratto la città non potrà mai liberarsi?



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