Agroalimentare italiano e modernità: un libro “futurista” ci spiega l’agricoltura di domani

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Quando si parla di agricoltura dobbiamo sgombrare il campo (è proprio il caso di dirlo!) dal luogocomunismo imperante che la associa a una visione bucolica da quadruccio con aratro e contadino o all’immagine modaiola del prodotto bio che piace alla gente che piace. In realtà, come dimostrano Gian Piero Joime e Sandro Righini nel denso saggio Tradizione Ecologica,l’agroalimentare italiano e la sfida della sostenibilità uscito per Eclettica edizioni, il sistema agroalimentare italiano ha una posizione di tutto rispetto nel mercato globale, con ampie aree produttive attrezzate per le sfide della modernità ecologica e strategie basate sulla valorizzazione di un’identità locale come fattore competitivo in uno scenario globale.

Questo è un processo già in atto e sul versante in senso lato culturale il primo passo da fare è proprio la decolonizzazione di quell’immaginario collettivo che associa il mondo dell’agricoltura al mondo di Heidi. Bisogna allora ri-appropriarsi del senso dello Stato e della comunità, avendo come modelli, ad esempio, il grande Adriano Olivetti con la sua economia e politica comunitaria oppure la testardaggine di Enrico Mattei: dobbiamo affrancarci dai modelli stranieri (e dagli eccessi del mercato) operando in un contesto globale e capitalistico. Tradizione Ecologica è a suo modo un libro futurista che traccia la via dell’agricoltura di domani, con l’obiettivo di armonizzare tradizione e modernità avendo un occhio di riguardo a quella sostenibilità economica e ambientale che in ultima analisi non è altro che sostenibilità sociale. 

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