Altro che femministe, la Fallaci che si strappò il velo

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ilgiornale.it

Articolo tratto dal Mensile cartaceo di maggio 2022

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Il Novecento è ricco di personaggi che hanno lasciato un segno importante e che, per un motivo o per l’altro, andrebbero compresi tra i “profeti inascoltati”. La nostra rassegna è incompleta, né poteva essere altrimenti; tuttavia, non può non balzare agli occhi l’evidente carenza di figure femminili in essa contemplate. Una circostanza non voluta ma che riflette la realtà del Novecento: un secolo diviso in due per quanto riguarda il ruolo sociale della donna: fino agli anni Cinquanta presenza piuttosto rara e per lo più occasionale nel panorama culturale e, dagli anni Sessanta in poi, sempre più protagonista fino a diventare dominatrice del pensiero per quanto riguarda la riformulazione delle leggi e dei costumi. Alla caccia di sempre nuovi traguardi, la moltitudine di figure femminili che hanno conquistato e spesso ben meritato la scena, non avevano disposizione alcuna a riflettere su ciò che ci avrebbe riservato il futuro. In un certo senso, a riscattare quella che ha finito per rivelarsi una pericolosa mancanza di immaginazione, è arrivata Oriana Fallaci, l’indomita fiorentina la cui vita straordinaria costituisce uno degli esempi forse più fulgidi dell’intelligenza e della forza femminile dell’intero Novecento. La sua biografia è universalmente conosciuta, ma è solo estraendo dall’inevitabile asprezza di un’attualità da lei vissuta in prima persona sui fronti più caldi del pianeta che ci si rende conto del valore e della potenza della sua ultima, decisissima presa di posizione contro il venir meno dello spirito identitario dell’Occidente, il cui atteggiamento debole fino a rasentare l’autolesionismo apriva le porte alla non più sopita violenza del radicalismo islamico.

La circostanza che a suonare l’allarme di fronte alla dirompente realtà rappresentata dell’attacco terroristico alle Torri Gemelle di New York non fosse un accademico uso a studiare i processi storici sui libri ma una coraggiosa giornalista che, nel corso della vita, aveva avuto modo di intervistare i personaggi più in vista del revanscismo islamico, ebbe ben altro significato riuscendo, almeno per un po’, a risvegliare dal torpore i cervelli sclerotici di tanti benpensanti di qua e di là dell’Atlantico. Per sottolineare la tempra di Oriana basterà ricordare il forte gesto di libertà da lei messo in atto durante l’intervista che rivolse all’Ayatollah Khomeini nel settembre del 1979, quanto solo da pochi mesi il personaggio era rientrato in Iran; peraltro l’unica concessa a una donna dal capo della rivoluzione islamica. Dopo avergli rivolto molte domande insidiose e talvolta imbarazzanti, come ultima provocazione Oriana si strappò il velo dal capo, costringendo l’intervistato, che fin lì non l’aveva mai guardata in faccia, ad allontanarsi bruscamente. Un atteggiamento, quello della Fallaci, ben diverso dalle femministe più oltranziste che ormai da decenni popolano la cronaca, tanto feroci contro gli uomini dell’occidente accusati d’esser colpevoli di non saper cogliere fino in fondo l’opportunità di restituire alle donne il ruolo da protagoniste lungamente negato loro, quanto silenti e ignave nei confronti della soggezione della donna nel mondo dell’Islam; e sempre pronte ad indossare disciplinatamente il velo d’ordinanza nel corso di incontri ufficiali con capi di stato islamici. Sono passati 15 anni dalla scomparsa di Oriana; di lei ci manca quello che poteva essere l’evoluzione del suo pensiero in merito alle degenerazioni del femminismo “realizzato”, tuttora incapace di superare una conflittualità sterile e implacabile tra i sessi che porta nel mondo occidentale a gravi conseguenze sociali e demografiche.

Bibliografia essenziale: La rabbia e l’orgoglio, Lettera a un bambino mai nato, Il sesso inutile, Penelope alla guerra, Insciallah, Se nascerai donna, La forza della ragione, Saigon e così sia, Le radici dell’odio, Se il sole muore, Intervista con il Potere.

Disegno: Dionisio di Francescantonio, matita su carta, 2021.

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4 Commenti

  1. grandissima! come sempre! ma anche, come sempre, la sinistra prima l’ha denigrata da morta, poi l’ha rivalutata: evidentemente non sanno neanche che pesci pigliare….. ma oriana aveva idee chiarissime fin dal 1969….. e sempre attualissime! una delle giornaliste di razza. peccato che fosse per metà sinistra e poi metà destra…. una ambiguitò figlia di quei tempi, in cui la guerra fredda costringeva ad essere ambigui. Oggi essere ambigui è come fare la fine di Conte, o di of maio, oppure bonafede…..

  2. grande DONNA, a cui va il massimo rispetto, veritiera e leale, giusta e comprensiva, di tali persone si è perso il vero senso delle loro parole, pesanti ma di grande importanza, per questo motivo è dissacrata , odaita , vllipesa , offesa, dalle femmine della sinistra ipocrita e vigliacca,da governanti falsi e mafiosi. è passata la persona per la legge di natura ma eterno resta il sup PENSIERO, anche se ai comunisti non piacerà mai.

  3. Sono totalmente in disaccordo; trovo che lei rovini la figura della femminista dato che, oltre a dichiarare che il compito di una donna è avere figli, era anche omofoba è molto razzista e islamofobica. Per quanto certi aspetti della sua carriera siano ammirevoli, la sua mentalità era bigotta è da non prendere ad esempio.

  4. Ho 58 anni e per le donne della mia generazione la Fallaci è il pilastro culturale su cui siamo cresciute. I suoi libri dovrebbero essere presenti nelle scuole medie come documenti storici e romanzi appassionati, veri.
    Lei il femminismo becero lo ha sempre aborrito e, pur avendo lottato per la legge sull’aborto, cosa che io non condivido, immagino la nausea e la rabbia che proverebbe nel vedere donne che promuovono leggi sull’utero in affitto, un’offesa alla donna che lei certo non farebbe passare inosservata!!!! Per sempre grata…..

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