Il flop dello sciopero dei togati uno spartiacque storico?

0

ABBONATI A CULTURAIDENTITA’

All’inizio degli anni ’80 la marcia dei 40.000 a Torino, con i “colletti bianchi” che scendevano in piazza per contestare il predominio della CGIL, segnò un passaggio storico epocale. Anche quell’atto di coraggio – perché era coraggioso sfidare la Trimurti sindacale guidata da dirigenti collaterali al PCI – contribuì ad archiviare gli anni di piombo: quelli della radicalizzazione e della prevalenza dell’ideologia (rossa) sulle ragioni della produttività, del realistico interesse nazionale

È presto per dire se l’evidente fallimento dello sciopero indetto dai magistrati possa aprire oggi la strada a una nuova fase storica, a una diminuzione del protagonismo politico di una parte della magistratura e a un sano ripristino di un fondamento delle società liberali occidentali: la divisione dei poteri e la non interferenza di uno dei tre tradizionali poteri rispetto agli altri due.

Ma veniamo ai fatti. Che lo sciopero contro la Riforma Cartabia sia fallito è ammissione sconsolata degli stessi organizzatori. Le adesioni sotto il 50% indicano che la linea catastrofista è stata considerata incongrua dalla maggioranza dei magistrati. Gridare “al lupo al lupo” alla fine stanca? Soprattutto se il lupo in questione è il ministro Cartabia, donna delle istituzioni e giurista vicinissima al presidente Mattarella, che solo una fantasia sfrenata e faziosa potrebbe immaginare nelle vesti di “attentatrice contro la costituzione”.

Da Milano, epicentro del protagonismo politico degli scorsi tre decenni, a Roma, Napoli, Torino è stato un progressivo franare delle percentuali di adesione. Guarda caso nella rossa Bologna la partecipazione è stata più forte. Una lettura maliziosa del dato potrebbe essere che l’ideologismo in alcune roccaforti ancora resiste, ma la “unità della magistratura” è ormai andata in frantumi. Anche perché il clima è cambiato rispetto all’epoca d’oro della giudicocrazia: Piercamillo Davigo si ritrova dall’altra parte del banco e i due volumi di dialogo sui massimi sistemi della magistratura politicizzata tra Palamara e Sallusti (“Il Sistema” e “Lobby & Logge”, Rizzoli) hanno segnato un punto di non ritorno nella percezione della questione giustizia. E su questo argomento il “team” di CulturaIdentità ha l’orgoglio di aver combattuto la sua buona battaglia ideale, all’inizio decisamente controcorrente.

Ovviamente, chi contesta la Cartabia da un punto di vista opposto rispetto a quello dei magistrati di sinistra può anche capovolgere l’interpretazione dei numeri e dire: l’adesione è stata scarsa perché in fondo la riforma non cambia di molto i meccanismi di potere all’interno del travagliato mondo della giustizia italiana.

Sarà, ma intanto una certa arroganza ideologica oggi, dopo il flop dello sciopero, appare all’improvviso demodé, anche pittoresca: come le parole di uno dei principali promotori dell’iniziativa che ieri definiva lo sciopero come “un atto di generosità dei magistrati nei confronti dei cittadini”. Troppo generosi sono stati…

ABBONATI A CULTURAIDENTITA’

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui