Basta con le bugie sul colonialismo italiano in Africa!

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Alberto Alpozzi è un fotografo-giornalista freelance specializzato in reportage in aree di crisi e fotografia per l’architettura. E’ stato in Afghanistan come fotografo embedded per documentare la missione Isaf, in Kosovo al seguito della K-FOR, in Libano e sulla nave Zeffiro della Marina Militare Italiana nell’ambito della missione Atalanta per l’antipirateria e ha fatto parte, unico italiano, della troupe tedesca della Bilderfest per la realizzazione del documentario Ustica. Tragedia nei cieli. Ha scritto il libro di ricerca storica Il faro di Mussolini. L’Opera coloniale più controversa e il sogno dell’Impero nella Somalia Italiana. 1889-1941 e insegna Fotografia al Politecnico di Torino, oltre ad aver tenuto vari corsi sull’argomento presso altri istituti fra cui l’Ufficio Comunicazione della Regione Militare Nord e istituzioni come la Marina Militare. Insomma, Alberto Alpozzi è un ricercatore, visivo e storico, che sa il fatto suo.

Eclettica Edizioni ha appena pubblicato Bugie coloniali 2. Il colonialismo italiano tra cancel culture, censure e falsi miti (Collana Secolo Breve, 2022, 187 pagine, 17 euro, secondo capitolo di una precedente opera sull’argomento) ed è un libro che tutti dovrebbero leggere, perché molti ne avrebbero bisogno, sia coloro che pensano di sapere già (cioè la vulgata storica unica), sia coloro che non ne sanno nulla (cioè quelli che si basano sulla vulgata storica unica).

Renzo De Felice diceva che «la storia si scrive cercando di capire le ragioni del tempo. Se no, si fa moralismo»: con questa citazione nell’introduzione al saggio di Alpozzi siamo già in medias res, perché sull’argomento colonialismo occorrerebbe fare chiarezza una volta per tutte. Già, “chiarezza”…dici facile, quando la guerra si combatte prima sui giornali (dice niente l’argomento di cronaca NATO/Russia/Ucraina?) e le informazioni sugli scenari bellici o sono scarse o sono filtrate dalle rispettive propagande.

Niente di nuovo sotto il sole, se non che, quando vai a toccare certi argomenti storici e osi fare il mestiere dello storico e del giornalista (cioè dubitare, verificare, controllare) rischi il bavaglio o il ruolo del reietto. Perché, come scrive l’autore, “La Storia non si basa più sulla ricerca, sulle fonti, sugli archivi, sull’analisi critica e comparativa ma è divenuta banale marketing tesa a diffondere preconcetti consolidati dai pregiudizi […]. La Storia è stata trasformata in pettegolezzo oltre ogni decenza e serietà pur di completare un’opera integrale di denigrazione che non trova eguali in nessuna altra nazione”.

Alpozzi non usa a caso il termine “marketing” applicato alla ricerca e alla divulgazione storica, perché dimostra, dati alla mano, come sul colonialismo italiano in Africa i cittadini e i lettori siano ormai da decenni abituati ad associare, come il cane di Pavlov, immagini di malessere, infelicità, brutture, vuoto a un determinato periodo storico, dipinto con parole truculente votate all’immaginifico dell’ultraviolenza, cioè occupazione, invasione, aggressione, violenza, massacri, sfruttamento, razzismo.

Come un film horror, il lettore-cittadino ha uno schema mentale autoindotto dall’Ufficio Sinistri (questa è sottile!😉) per leggere e interpretare un fatto storico, nello specifico il colonialismo italiano in Africa appunto. Ma qual è la vera verità?

Ebbene, fonti alla mano, lo sapete che non è stato affatto il fascismo ad inventare le guerre e il razzismo? Che il cosiddetto “destino africano” lo inventano Crispi, Cavour, Bixio nell’800? Che gli italiani non hanno affatto schiavizzato i somali e che anzi attraverso leggi, interventi e controlli lo Stato vigilava affinché non vi fossero abusi e le leggi emanate venissero applicate? E che l’Italia fascista in Somalia ha proceduto con l’alfabetizzazione della popolazione e la costruzione di infrastrutture, costruito ospedali e luoghi di culto per tutte le confessioni religiose, cose che nessuno prima ha fatto? Altro che schiavitù inventata dai fascisti, altro che razzismo: come scrive l’Autore, “è sufficiente non essere totalmente a digiuno di basilari nozioni storiche per sapere come in Africa la tratta degli schiavi fosse il commercio più lucrativo che ci fosse e che per secoli aveva scoraggiato qualunque altra forma di commercio”.

Alla base del colonialismo italiano in Africa, al contrario, c’è un pensiero filosofico e umanistico preconizzato da pensatori in Europa come il giurista (nato e vissuto nell’800, giova specificare) Rudolph von Jhering, alla cui base è l’idea di una solidale cooperazione di forze tutte armonicamente convergenti al benessere collettivo, sia dei colonizzatori che degli indigeni. Scrive infatti Alpozzi: “Esistono ancora oggi profonde divergenze sulla legittimità o meno del colonialismo. Ma questa incongruenza deriva da una domanda anacronistica (e tendenziosa) che non tiene per nulla conto del concetto di civiltà e della sua esatta determinazione nell’epoca delle colonizzazioni. Tuttavia ancora c’è chi si ostina a giudicare e moraleggiare con l’attuale visione del mondo eventi e azioni delle quali non si conosce, o si fa finta di non conoscere, le motivazioni culturali, sociali ed economiche in seno alla quali maturò il loro svolgersi”.

Infatti la reductio ad hitlerum di idee che si discostano dal pensiero unico è la norma, oggi come allora. Dar di “fascista” e “razzista” è la reazione che tende a mettere la mordacchia a chiunque si ponga delle domande o presenti dubbi, con l’obiettivo di mantenere il lettore/cittadino nell’ignoranza, perché “le menti istruite non si possono controllare”.

Un problema che dalle parole passa ai fatti e non solo: si ripercuote anche sulle immagini. E nel libro di Eclettica, di foto, ce ne sono tante (88 per la precisione), compresa quella di copertina, una foto colorizzata che raffigura la prima adunata delle Truppe Coloniali per il Primo Annuale dell’Impero, con i Meharisti che sfilano davanti al Vittoriano di Piazza Venezia il 9 Maggio 1937: sì, perché la cancel culture di oggi, la censura dei social (mai nella storia dell’umanità, ad esempio, è accaduto che un gruppo editoriale decidesse di togliere per sempre la parola a un Presidente degli Stati Uniti, come hanno fatto con Trump) e di giornali e tv si trasforma nell’autodafè involontario di tutti noi, cioè nell’autocensura preventiva che ci fa dubitare se mettere o no quella foto, se usare o no quella parola, se indagare o no su quel fatto storico per capire se è davvero andata come ce la raccontano. Come suggerisce l’Autore del libro, questa situazione “è la figlia illegittima di un preoccupante programma, non troppo occulto, del controllo dei pensieri delle persone”.

Chiudono il volume un’interessante sezione sulla grafia e i significati dei termini coloniali (ad esempio, si dice ascaro o ascari? E il termine indigeno è veramente dispregiativo o non lo è affatto? [spoileriamo: non lo è affatto e mai lo fu]) e una sezione conclusiva su quel pogrom dimenticato della Libia, un drammatico evento che nessuno ricorda, o vuole ricordare, quando il 4 novembre 1945 i musulmani (a proposito, si dirà musulmani o mussulmani? Lo chiarisce la succitata sezione sulla grafia e i significati dei termini coloniali) attaccarono gli ebrei di Libia, che fino a quel momento avevano convissuto pacificamente per secoli con gli arabi. Anche sotto l’Italia.

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15 Commenti

  1. Forse è il caso che, prima di parlare di bugie, questo sig. Alberto Alpozzi si documentasse sulle atrocità e nefandezze perpetrate dal regime fascista e dal Regio Esercito Italiano in Africa nel tentativo di colonizzare popoli liberi. Suggerisco, ad esempio, la lettura degli scritti degli STORICI Filippo Focardi, Francesco Filippi e dello storico e giornalista Angelo Del Boca.

    • Atrocità e nefandezze non sono per niente una prerogativa del “regime fascista” italiano, ma semplicemente quelle di un paese colonizzatore, come lo furono, molto prima dell’Italia fascista, le “grandi” DEMOCRAZIE europee! e non parliamo delle atrocità e nefandezze commesse dalla più grande “democrazia popolare” del ventesimo secolare, sia contro il suo popolo, sia contro i popoli vicini colonizzati .

      • Nessuno ha mai sostenuto che fu solo il regime fascista (senza virgolette, fu un regime e fascista fu il nome del partito al potere) ad attuare una colonizzazione brutale e motivata da profondo razzismo. I francesi furono colonizzatori crudeli, in Sudafrica l’oppressione della maggioranza della popolazione durò per secoli, per non parlare dei conquistadores o dell’Impero Britannico; nulla di tutto ciò giustifica un revisionismo storico penosamente nostalgico, volto a far passare l’avventurismo africano di un megalomane come portatore di benessere e civiltà.

    • allora tu sei un esempio fulgido di ciò che le persone perbene e soprattutto acculturate, intendono rimproverare allo demenziale e stolto asservimento ai vincitori… esattamente quello che fai tu con il tuo demenziale intervento ! Oltre tutto quello che ho letto e studiato sul colonialismo italiano in Africa, posso contare sulla testimonianza diretta di mia madre che ha abitato a Tripoli per 16 anni nel periodo fascista. Aggiungo che in proposito, esistono ancora in circolazione delle copie di un vero e proprio documento storico ufficiale dell’epoca: una vera e propria enciclopedia che si intitola GLI ANNALI DELL’AFRICA ITALIANA. Sulle menti infarcite dei soliti falsi preconcetti tipo il tuo per cui tutto il male dell’africa è dovuto alla “barbara colonizzazione italiana”: c’è poco da dire: è la stessa storia che riguarda la ridicola infantile beatificazione della cosiddetta “lotta partigiana in Italia”: NESSUNO PUO’ AZZARDARE UNA VIRGOLA DI SMENTITA NELLA DIREZIONE DEL DI RISTABILIMENTO DELLA VERITA’… AL SOLO SCOPO DI RENDERE GIUSTIZIA ALLA STORIA VERA, pena il pubblico ludibrio a cura del pensiero unico spessissimo falso ed inequivocabilmente di parte !!! Morale: le nefandezze italiane NON CERTO SUPERIORI A QUELLE DI TUTTE LE NAZIONI COLONIALISTE, le conosciamo in sovrabbondanza, ma quello che non conosciamo E’ IL BENE IMMENSO CHE LA COLONIIZZAZIONE ITALIANA HA PORTATO PROPRIO ALLE NAZIONI COLONIZATE ED AI LORO ABITANTI !!!! Ed il dramma è proprio unicamente questo !!

      • Non capisco bene come si possa contrastare una affermazione con slogan dai quali pare promanare solo frustrazione. Sig pandemonium se ci sono delle prove scientificamente valide che quanto sta ora emergendo sui tentativi di colonizzazione di paesi africani (ma non solo: vedi invasione di paesi balcanici e atrocità conseguenti) grazie ai lavori di Filippi, Focardi, Del Boca (e aggiungo anche Greppi, Gobetti, Barbero…) sono in parte o totalmente errate, la invito a presentarle a commissioni di storici che le valuteranno.

  2. Le bugie hanno le gambe corte, passano gli anni e la verità viene fuori come hanno dimostrato i libri di Pansa, uno dei pochi intellettualmente onesti della sinistra. i tanti utili idioti del sinistrume se ne facciano una ragione.

  3. Alpozzi é fuori dal coro, revisiona e racconta secondo me, con assoluta franchezza un preciso periodo storico.
    Bravo!

    • Liberatori ? Democrazia? Veramente io stavo molto più volentieri sotto l’ala dei nostri alleati tedeschi! E poi “DEMOCRAZIA”? Ti ricordo ( alche al celebroleso che ha scritto il commento del 5 Maggio , ore 10:00) che PolPot, tra i più feroci criminali , ovviamente comunisti, aveva il Partito dal nome “Democrazia Popolare”.

      • Sig Cristian, lei ha vissuto durante la dominazione nazi-fascista? Ricorderà che in quegli anni l’emanazione di leggi razziali (fascistissime!) impediva a certe persone, ritenute inferiori per il fatto di appartenere ad etnie diverse da quella ariana o italiana (sic), di lavorare, di studiare, di svolgere qualsiasi attività. Lei era libero? Si riteneva superiore? Erano giuste quelle leggi? Non si sforzi di rispondere a me, ma alla sua coscienza.
        P.S. che c’entra Pol Pot?

  4. I paesi africani erano e sono incapaci di governarsi. Oltretutto, avevano e hanno risorse che lasciavano e lasciano inutilizzate. Cosa doveva fare l’uomo bianco? Guardare il petrolio e le risorse agricole marcire nel terreno? Detto ciò, il colonialismo fu un misto di bene e di male. Sicuramente non deve essere l’alibi per subire passivamente l’invasione africana di oggi.

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