Claudio Del Signore, il regista-pittore da Report agli Inimitabili

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Claudio Del Signore, nato a Sulmona nel 1962, è il regista di Inimitabili, il format tv prodotto da Rai Cultura e che presto rivedremo a teatro, dove Edoardo Sylos Labini racconta le storie di Gabriele d’Annunzio, Giuseppe Mazzini, Filippo Tommaso Marinetti e Giovannino Guareschi. Ma è anche il regista di Report, il mitico programma che ha fatto la storia nell’ambito del giornalismo investigativo in tv.

Regista dal 1988, ha firmato moltissimi programmi tv di successo (oltre Report, Alla scoperta del Ramo D’oro, Tvzone, Pinocchio, Tutto quanto fa cultura, Un giorno in pretura, Scala Mercalli, Rec e I grandi della letteratura italiana) e video musicali e spot pubblicitari, oltre che numerosi documentari di arte tra cui il premiato Drag King, il sogno di Julia. Docente di regia e tecnica del video, virtuale e il linguaggio sul web presso alcune università italiane Claudio Del Signore è anche un artista visivo, con una predilezione  per l’arte elettronica e la pittura.

Qual è per lei, dei quattro personaggi chiave della cultura italiana di Inimitabili, il più inimitabile in assoluto?

Gabriele d’Annunzio, perché attraverso l’arte della scrittura ha dato forma ad un mondo di raffinata bellezza. Lui non ha avuto di certo una vita banale e la puntata di Inimitabili è stata un viaggio attraverso un mondo poetico, contrapposto alla sua vita materiale. Devo dire che, di tutte le puntate, quella su d’Annunzio ha rappresentato meglio, anche esteticamente, questo nostro viaggio, con un grande Edoardo Sylos Labini.

Un passo indietro: cosa ha rappresentato per lei Report? Come sono stati gli inizi? Come è nata l’idea di questo tipo di programma?

L’inizio è stato molto bello ed avventuroso, all’epoca era un programma pioneristico nel suo genere. L’idea è nata da Milena Gabanelli, io sono arrivato dopo poco. Allora era una novità importante per il giornalismo d’inchiesta. Anche la tecnica della ripresa è stata una vera rivoluzione. Oggi il programma è amato da moltissime persone e continua il suo viaggio avvalendosi con tecniche di ripresa e di montaggio sempre più sofisticate. Con Sigfrido Ranucci, che svolge un lavoro magnifico, è una bella avventura, siamo una grande squadra.

Lei è anche pittore: considera la pittura un mezzo per arrivare là dove il video non riesce ad arrivare? Ha sempre esercitato anche questa disciplina o è una pratica posteriore alla regia?

La passione del dipingere è nata moltissimi anni fa, decisamente l’arte mi ha aiutato nel mio lavoro di regista e di creativo perché ha sviluppato in me più forza interiore, per esempio sull’uso delle immagini e i suoi colori. Niente viene per caso, ho studiato e lavorato molto tempo anche con la videoarte, fondamentale per quello che faccio e che molto si avvicina al concetto di pennellata pittorica. Diciamo che dipingere, filmare e dirigere sono in simbiosi con me.

Sulla scia del successo dello spot 2019 di Report, in una precedente intervista ha detto che le sarebbe piaciuto creare una scuola a Sulmona che studiasse attraverso il linguaggio visivo le emozioni, i sentimenti, le diversità: che riscontri ha avuto questo progetto?

Avevo dichiarato allora, in occasione della realizzazione di una campagna pubblicitaria, che mi sarebbe piaciuto creare una scuola a Sulmona, la mia città di origine. Ho insegnato questo linguaggio nelle università, ma lì volevo una scuola diversa e stimolante per le nuove generazioni. Oggi sono risucchiate dai social media con il relativo abuso di video. Bisognerebbe, secondo me ritornare a raccontare le storie con una forma più semplice ed intima. Questa scuola, che purtroppo non è mai partita, potrebbe essere il mezzo per fare tutto questo, chissà… forse un giorno potrà essere realizzata.

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