Un congresso contendibile per Forza Italia

Il problema di Forza Italia è costituito da un nodo apparentemente inestricabile. Fino a quando Silvio Berlusconi continua ad essere operativo al vertice del partito, qualsiasi eventuale macro o micro scissione porta fatalmente a dare vita ad un soggetto politico marginale. Ma, al tempo stesso, fino a quando qualsiasi rinnovamento di Forza Italia è obbligato a concludersi in un congresso che serve esclusivamente a riconfermare per acclamazione Silvio Berlusconi ed il suo cerchio carcerario alla guida del partito, chiunque abbia voglia ed energie da spendere per ridare voce all’area moderata si guarda bene dall’impegnarsi in qualsiasi modo.

Gli antichi sintetizzavano un simile nodo con la formula del “nec sine te, nec tecum vivere possum”. Ma si riferivano ad un rapporto amoroso destinato comunque ad andare avanti all’insegna del massimo tormento e non ad una vicenda politica che per non essere paralizzante e dall’esito nefasto potrebbe trovare una soluzione in grado di riconoscere ed esaltare il ruolo del Cavaliere ma, al tempo stesso, mettere in condizione chi punta al rinnovamento ed al rilancio di Forza Italia di impegnarsi con le proprie legittime ambizioni.

L’impresa impossibile può diventare reale ad una sola condizione. Che il congresso destinato a sacralizzare il ruolo di Berlusconi consenta la contendibilità di tutte le altre cariche di partito, a partire da quella del segretario o del coordinatore politico.

Si tratta, in sostanza, di dare vita ad assise nazionali aperte a tutte le diverse componenti dell’area moderata in cui il metodo della cooptazione rimanga in vigore solo per il Fondatore, lasciando il posto al metodo della competizione democratica tramite elezioni per tutti gli altri ruoli della struttura del partito.

È una utopia immaginare il passaggio dal leaderismo assoluto al leaderismo costituzionale con il leader che regna ma consente che il governo del partito venga deciso dalla base degli iscritti e dei sostenitori?

Probabilmente si tratta di una ipotesi difficilmente realizzabile. Quella di un congresso che si apre con l’acclamazione di Berlusconi a presidente a vita e che va avanti con una discussione sulle tesi politiche di chi si candida alla guida politica e concreta del partito. Oppure, quella di un congresso che ribadita l’inamovibilità del leader faccia scattare una procedura di primarie per eleggere gli organi costituzionali di Forza Italia.

Certo, potrebbe stupire assistere ad una corsa tra i vari Toti, Carfagna, Gelmini, Brunetta e altri con Berlusconi disposto ad accettare la volontà degli iscritti e dei simpatizzanti. Ma senza questo stupore è bene sapere che il tormento del “nec sine te, nec tecum” porta inevitabilmente alla fine di Forza Italia!

 



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