“Dante fu costretto a lasciare la sua casa, noi ai domiciliari”

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Il filosofo pugliese ci spiega come “vivere Dante” nei nostri arresti domiciliari

«Non sono Garibaldi, Cavour o i Savoia ad aver fondato l’Italia, ma Dante Alighieri. La nostra è nazione culturale prima che politica; l’Italia nasce dall’arte e dalla lingua, dalla letteratura e dalla geografia poetica prima che da guerre, regni e costituzioni». E’ questo il senso del lavoro che ha ispirato Marcello Veneziani per il suo ultimo libro, in uscita per i tipi di Vallecchi, Dante nostro padre. Il pensatore visionario che fondò l’Italia, con cui il filosofo pugliese ha inteso celebrare i 700 anni dalla morte del Sommo Poeta che ricorreranno nel 2021.

Nel tuo saggio introduttivo definisci Dante “pensatore celeste”: cosa significa?
«Dante non fu solo poeta ma profeta, pensatore e visionario. La sua opera è frutto di una visione metafisica, spirituale, teologica. La definizione di pensatore celeste deriva da Marsilio Ficino, il neoplatonico che definì Dante “per patria celeste, di stirpe angelico, filosopho poeticho”.  Non si comprende Dante fuori dal suo orizzonte religioso ed esoterico».

Quali erano i suoi riferimenti culturali?
«I classici della romanità, innanzitutto, da Cicerone a Severino Boezio; poi Platone ed Aristotele, seppur mediati dai “commentatori” arabi e riletti tramite sant’Agostino e San Tommaso. Poi c’è il milieu della sua epoca. Un ruolo speciale è assegnato a Bernardo di Chiaravalle: dopo Beatrice è lui, il santo e mistico che scrisse in lode dei cavalieri Templari, a condurlo negli ultimi tre canti del Paradiso».

Nell’antologia di brani danteschi da te raccolti una sezione importante è rappresentata dal concetto di Amore…
«Per secoli ha dominato una visione romantica di Dante che ha esaltato il suo amore per Beatrice. In queste pagine, invece, riprendo la lettura che ne hanno dato Gabriel Rossetti e Pascoli e poi Valli, Guénon e de Rougemont, che dubitarono della realtà storica di Beatrice e colsero il significato platonico e metaforico dell’Amore come cammino e ascesa. Sullo sfondo è il suo legame con i Fedeli d’Amore e la sua concezione dell’amore come sapienza, iniziazione ai misteri e visione del divino».

Secondo te chi è il vero capostipite della lingua italiana?
«Potremmo citare Dino Compagni e Guido Guinizelli, la scuola siciliana, Cavalcanti.  Ma Dante dà alla lingua e alla letteratura italiana consapevolezza di sé  e la collega a un disegno politico e culturale che non era presente nei suoi precursori».

E’ corretto definirlo “ghibellin fuggiasco”?
«E’ una semplificazione scolastica di derivazione foscoliana. In realtà Dante fu un guelfo bianco sui generis e ritenne che l’Impero derivasse direttamente da Dio e non fosse il riflesso del potere papale. Dante precorre, in chiave metafisica, l’autonomia della politica di Machiavelli, che si occupò della “fisica” del potere, pur ponendo attenzione agli Arcana Imperii. La sua è una teologia politica, o una “teologia civile ragionata”, per dirla con Vico. Ma c’è tutto il suo temperamento passionale e la sua fierezza».

Visto il contesto pandemico, gli italiani sapranno celebrare il Sommo Poeta?
«Dante fu costretto a lasciare la sua casa, noi siamo costretti a restare nella nostra. Lui fu esule, noi siamo costretti agli arresti domiciliari dalla pandemia. Ma viviamo in forme diverse la sua alienazione. L’anno dantesco sarà penalizzato dalle restrizioni, speriamo che da Pasqua in poi avremo maggiori possibilità di “vivere Dante” in pubblico. Per ora ne offro una lettura privata, in casa…»

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3 Commenti

  1. Veneziani, una intelligenza ed una cultura sopra le righe. Mi faccio una domanda , mica su Dante, ma su Marcello. Quanti seguono,capiscono, sono consapevoli dello spessore dei suoi interventi? No non voglio mica santificarlo è solo una domanda che mi pongo per capire quanto possa essere quantificato il successo di ” una voce nel deserto” senza spocchie elitarie. Possono coesistere come coesistono queste dimensioni così diverse tra fallower della influencer Ferragni Chiara e i “fallower ” di un Marcello Veneziani. Indirettamente possiamo pensare anche all’identità italiana.Non entro nel merito di chi effettivamente abbia fondato l’italia. Garibaldi Cavour oppure Dante. Ognuno ci ha messo del proprio. Ma penso che in ogni caso questi movimenti furono movimenti di minoranze il popolo ne è sempre stato escluso. Solo la rete, internet oggi fa entrare a pieno titolo, bene o male ,il popolo nella formazione della nostra identità ( leggere i commenti postati in rete lo ritengo istruttivo per capire cosa è la nostra intelligenza collettiva con i suoi bassi e alti).Ecco perchè tra qualche decina di anni qualcuno potrà dire : chi ha fondato veramente l’Italia , Dante? Garibaldi o Chiara Ferragni?

  2. L’Italia? Quasi sicuramente, è più oggi ‘un’espressione geografica’ che al tempo in cui è stata coniata la famosa frase. Purtroppo. Con le compagnie di ventura che si sono trasferite direttamente dentro il Parlamento e con le istituzioni tutte, nessuna esclusa, che fanno il tifo, non per lo Stivale, ma per questa o per quella. In un continuo stupro della Costituzione: mentre quegli stessi armigeri che ne dovevano salvaguardare la sua incolumità partecipano al banchetto in atto.
    E il tiro alla fune continua: ma sarà molto difficile che il Senato metta fine a questo governo. Insomma è impensabile che questi nullafacenti, che nel M5s hanno trovato l’eldorado, votino per ritornare a fare i disoccupati. Così la carretta Conte, che a onor del vero trova il propellente performante per restare in carreggiata nei Dpcm, sopravviverà a se stessa e continuerà a divorare con voracità il futuro degli italiani.

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