Se l’hanno chiamata “la belle epoque”, l’epoca bella, un motivo c’era. Fu l’ultima età veramente felice dell’Europa: le nazioni erano potenti ma tutto sommato affratellate, anche per motivi dinastici (cugini fra loro il Re d’Inghilterra, il Kaiser di Germania e lo Zar di Russia). Le navi a vapore europee solcavano il mondo e le bandiere delle nazioni europee si alzavano su tutti e cinque i continenti, segno di civiltà e potenza.
Fra le protagoniste di quest’età ci fu una donna, una siciliana: Franca Florio. Nata a Palermo dalla nobile famiglia della Motta di San Giuliano, Franca era andata sposa al rampollo dei Florio, Ignazio Junior, erede di una delle più potenti e influenti famiglie imprenditoriali italiane. Di origini calabresi e umili, i Florio s’erano trasferiti in Sicilia, vicino Messina, nel XVIII secolo. Avevano costruito un impero basandosi sui valori del lavoro e della lealtà familiare, superando le difficoltà, come lo spaventoso terremoto del 1783, che sterminò gran parte della famiglia e ne distrusse i beni. Determinati a risollevarsi, si trasferirono a Palermo, e da modesti maniscalchi i Florio divennero commercianti, dedicandosi ai prodotti “coloniali”, come si chiamavano allora le importazioni esotiche. Nel primo trentennio dell’800 i Florio estesero la loro attività imprenditoriale alla navigazione, fondando nel 1840 una compagnia che a fine secolo sarebbe arrivata ad armare novantanove battelli. Il loro successo imprenditoriale fece ottenere al capofamiglia, Vincenzo il laticlavio senatoriale nel neonato Regno d’Italia.
Quando Franca della Motta di San Giuliano fu presa in sposa da Ignazio Jr. Florio, nel 1893, questa famiglia aveva attività imprenditoriali in vari settori, che il marito, anche grazie ai consigli e al diretto interessamento di Franca, estese dalla navigazione ai cantieri, dal commercio alla medicina e perfino al giornalismo, con la fondazione del quotidiano palermitano “l’Ora” nel 1900.
Franca era una donna colta e intelligente, oltre che bellissima. Divenne la musa ispiratrice della Belle Epoque in Italia ma non solo. I Florio, potentissimi industriali, erano il centro della vita mondana del Mediterraneo e nelle loro proprietà fra Palermo e Taormina furono ospitate le più importanti teste coronate del periodo, oltre al Re d’Italia Vittorio Emanuele III, i sopra citati sovrani di Gran Bretagna, Edoardo VII e di Germania, Guglielmo II. Quest’ultimo in particolare la soprannominò “Stella d’Italia” e pare avesse una particolare predilezione per la Sicilia e per la squisita ospitalità dei Florio.
Ma a impreziosire le sale delle ville di famiglia – talmente celebri che a metà Ottocento la zarina di Russia Alessandra volle una copia del salone dell’Arenella di Palermo all’interno della sua residenza di Peterhof – non c’era solo il gotha della nobiltà europea, ma anche quello della cultura, fra cui Oscar Wilde e l’immancabile Gabriele d’Annunzio, che aveva definito Franca “L’Unica”.
E in effetti le virtù di questa donna erano più quanto qualunque uomo potesse desiderare: fedele, determinata, generosa, fortissima di spirito e – come detto – bellissima. Franca superò con grande dignità la perdita dei primi tre dei suoi cinque figli, tenendo la sua posizione accanto al marito e come protagonista della Belle Epoque palermitana. Con la sua presenza, il capoluogo siciliano divenne una delle capitali della cultura mondiali, con la creazione di interi quartieri di ville in stile Liberty, molte delle quali orribilmente distrutte dalle bombe della Seconda guerra mondiale e poi – ancor peggio – dalla speculazione durante il Sacco di Palermo degli anni Cinquanta-Settanta del XX secolo.
Centro della vita sociale del Mediterraneo, casa Florio sotto Franca fu però il canto del cigno di questa dinastia. Mentre i Florio, con il cognato di Franca, Vincenzo Jr. spaziavano dal Liberty dell’architettura e dell’arte (celebri sono i ritratti di Franca dipinti da Giovanni Boldini) al Futurismo delle corse automobilistiche (la Targa Florio) e aeronautiche (il Giro Aereo di Sicilia), i beni della famiglia si assottigliavano sempre di più.
Con la fine della Belle Epoque, stroncata con la Grande Guerra dalla tracotanza che il troppo benessere e la troppa fiducia in sé stessi elargisce, anche la famiglia Florio andò in decadenza: lo storico Giuseppe Barone parlò di una vera e propria “sindrome dei Buddenbrook”. Franca uscì dalle scene con la dignità che aveva caratterizzato la sua vita all’acme dello splendore. Si ritirò nelle proprietà della figlia, Igiea, andata sposa al duca Averardo Salviati e morì, priva di mezzi economici, nel 1950, seguita sei anni dopo dal marito. Di lei restò il ricordo della “Stella d’Italia”, la donna che aveva accolto sovrani e stretto affari, il cui stile era diventato arbiter elegantiae del suo tempo, dai vestiti alle famosissime perle (gemme amatissime dalla Florio).

L’Italia – stranamente – non l’ha dimenticata. Nel 150° della nascita, il 2023, le è stato dedicato un francobollo, mentre romanzi e serie TV raccontano l’epopea della famiglia Florio, di cui Franca ha saputo prendere il cognome con superba virtù.


















