“Dopo la Città Verticale punterò su quella Orizzontale, perché anche i quartieri popolari vanno riscattati”

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Puntuale, eloquente, solare, affabile. Luca Bernardo è l’uomo che il centrodestra ha individuato per sfidare a Milano il sindaco uscente, Beppe Sala. Da medico ha scelto come proprio slogan «Curare Milano». Cinquantaquattro anni, primario di pediatria al Fatebenefratelli, importanti esperienze in Italia e all’estero, alla Cornell University di New York e al Miami Children’s Hospital. Laurea in Medicina all’Università Statale, specializzazione in pediatria e patologia neonatale. A Milano è stato responsabile dell’ambulatorio immigrati del Fatebenefratelli, ha diretto la Pediatria e il dipartimento Materno infantile. Dal 2010 è anche direttore ad interim del reparto di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale del Macedonio Melloni. Nel 2017 è stato chiamato dall’Anticorruzione (Anac), guidata da Raffaele Cantone, come esperto nazionale in ambito sanitario. Fra le sue pubblicazioni i libri «Il bullismo femminile», «L’età dei bulli. Come aiutare i nostri figli» e «Sottopelle».

Professor Bernardo, essere candidati a sindaco di Milano è un grande onore ed una grande responsabilità. Se eletti, significa impegno, sacrificio, tempo sottratto alla famiglia e certezza di esporre la propria vita familiare e privata ai riflettori. Oggi tutti scappano dalla politica. Lei sceglie l’impegno pubblico: perché?

Ho avuto la fortuna di due belle famiglie, quella in cui sono cresciuto, molto solida, e quella costruita con mia moglie Francesca, 25 anni di matrimonio straordinario, coronati dalla nostra Lucrezia. Ho svolto importanti esperienze lavorative, anche all’estero, ma ho scelto la mia città, Milano, come luogo dove dare il mio contributo, sul piano professionale ed umano, dedicando tempo alla cura del disagio giovanile. Mi sento dunque già uno ‘del pubblico’ e, come dico ai miei studenti, chi è fortunato deve saper donare qualcosa alla propria comunità.

Ora, dopo la lotta al Covid vissuta a fianco di colleghi medici ed operatori sociosanitari straordinari, è venuto il momento di pensare a alla mia città. Milano ha pagato un grande prezzo nella guerra al Covid. Il virus pandemico è entrato in Italia dalle città del Nord e tra queste Milano. Avere sfidato il virus per primi, quando nessuno sapeva nulla del Covid e quando il contagio ha potuto divampare senza alcun contrasto, ha fortemente stressato il sistema sanitario lombardo, che sappiamo essere il più efficiente in Italia. A luglio la Giunta ha presentato una proposta di riforma e il dibattito è aperto: chi vorrebbe un’offerta concentrata nell’ospedalità pubblica e chi -come l’Associazione della Ospedalità Privata (Aiop) della Lombardia- sostiene ragioni e vantaggi dell’integrazione pubblico-privato.

Quello lombardo è un sistema da radicalmente cancellare?

Assolutamente no. E proprio la lotta al Covid a dimostrarlo. La sanità privata ha fornito un contributo molto significativo, aprendo reparti Covid e collaborando alla realizzazione del piano vaccinale. Occorre pensare a una unica, grande sanità, capace di offrire alle persone –nella sua varietà organizzativa- le terapie migliori. I dati elaborati da Agenas e recentemente resi pubblici lo dimostrano.

Professore, veniamo ai suoi interessi.

Sono un grande appassionato di sport; mi piace l’arte contemporanea e quella del ‘700-‘800, i mercatini, le città d’arte, gli spettacoli.

Cosa è mancato a Milano in questi anni? Luca Bernardo cosa può offrire di più alla sua città?

Ascolto e confronto. Sala si è chiuso nel Palazzo e nei quartieri bene della città. Il centro è fondamentale ma io sogno una Milano policentrica, che già esiste e che deve essere valorizzata: anche i quartieri popolari meritano di essere riscattati, sviluppando le loro peculiarità. Il recupero del tessuto urbano, la qualità degli arredi, le aree verdi e gli spazi comuni, l’illuminazione: sono queste le migliori precondizioni per una città più vivibile. Milano è poi città multiforme: pensiamo agli agricoltori milanesi e alle porzioni di campagna che ancora ci sono: non c’è solo una “città verticale”, pensata e progettata dai nostri più grandi sindaci Albertini e Moratti, ma anche una “città orizzontale” alla quale intendo dedicare le mie energie. E poi cultura, movida, sport: Milano non può essere la città della Settimana e dei Giorni. Vogliamo una città che sia continuamente attrattiva, ogni giorno dell’anno. La Scala deve ritornare da teatro di repertorio a teatro di stagione. I teatri devono sviluppare la loro vocazione naturale, richiamando pubblico e artisti dall’Italia, dall’Europa e dal mondo. Il patrimonio offerto dai lasciti della storia antica, moderna e contemporanea sono giacimenti culturali essenziali per il futuro.

Come pensa di riuscirci?

Aprendoci al confronto: i cassetti del Comune sono oggi vuoti di progetti e idee. La spinta propulsiva di Moratti e Albertini si è esaurita; per questo occorre ripartire dal dialogo. Il modello dell’uomo solo al comando non è sufficiente: occorre piuttosto un impegno corale, per una Milano in cui le professionalità migliori -cittadini, intellettuali, imprenditori, esperti- non si sentano escluse ma, anzi, che possano portare a palazzo Marino le loro più brillanti proposte. E poi…

E poi?

Una città più sicura. Le forze dell’ordine fanno già un lavoro straordinario ma dobbiamo aumentare anche il livello di sicurezza percepita. Solo così costruiremo una città davvero vivibile: per i milanesi; e poi per i giovani, per canalizzare in modo più sano i loro entusiasmi e contenere il disagio sociale; per gli anziani, per donare loro quella serenità normale in una società che si vuole definire autenticamente civile e che oggi manca.

Se eletto, cosa cancellerà e cosa vorrà realizzare subito?

Voglio cancellare il senso di insicurezza. Ritengo un errore la sospensione in agosto del cosiddetto “vigile di quartiere”. Noi andremo nella direzione opposta. E poi la lotta alle barriere architettoniche: Milano deve essere un modello per il mondo. In questo senso va rivista la politica sulle piste ciclabili che, realizzate così, sono un problema per disabili, automobilisti, pedoni e naturalmente per gli stessi ciclisti.

Mobilità e verde?

La lotta al Covid e la prevenzione in generale dei virus richiedono uno sforzo in più: mezzi meno affollati e più frequentemente sanificati. Non è possibile che a settembre circolino in città gli stessi mezzi con i milanesi di ritorno dalle vacanze, il Salone del mobile e la riapertura delle scuole. Dagli slogan vuoti di Sala ai fatti di una nuova politica della mobilità e del verde.

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