Fantasia, cultura e disciplina: quella Terza Posizione in mezzo al caos

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In tempi non sospetti, nel motto Né fronte Rosso Né Reazione c’era tuttala diagnosi su cos’era e su cosa sarebbe diventata la sinistra mondiale, compresa quella extraparlamentare. Un tutt’uno con quelle forze del capitalismo che avrebbe dovuto contrastare e distruggere. Invece è andata diversamente. «Si sono reciprocamente attratti in modo imbarazzante con l’andare del tempo», scrive Gabriele Adinolfi introducendo, appunto, Né fronte Rosso Né reazione (Passaggio al Bosco, euro 15), è un saggio che raccoglie tutte le pubblicazioni ufficiali del movimento Terza Posizione

Scrive Gabriele Adinolfi nell’introduzione: «La Reazione, ancor più ignorante di allora, si fonda su princìpi sempre più sovversivi, anche se proclama valori antiquati che fraintende e contrabbanda per tradizionali. Il Fronte Rosso, sempre più alta finanza e high tech, ha acquisito una mentalità reazionaria con la quale accompagna lo scompaginamento della società. Diversi da allora, ma pur sempre i due estremi di un’altalena che poggia su di una leva, essi restano i guardiani del Caos organizzato: una Reazione sovversiva e una Sovversione reazionaria». 

Al netto delle vicende giudiziarie (c’è abbondante letteratura per approfondirle), a quasi quarant’anni dallo scioglimento, si potrebbe riconoscere a quelli di Terza Posizione il merito di averci visto giusto. Su di un punto, almeno. Un’eventualità che spesso accade quando si tenta di guardare alla propria epoca con categorie ristrutturate e nuove. Mentre il mondo era diviso tra Usa e Urss, da destra ci hanno provato a forzare le parole d’ordine dello scontro muscolare tra imperi che ha diviso il mondo dalla fine della Seconda guerra mondiale alla caduta del Muro di Berlino e tentare di andare oltre. 

Terza Posizione ha rappresentato una delle più interessanti espressioni da destra degli anni Settanta e lo ha fatto mentre la violenza politica imperversava nelle strade d’Italia. Ha imposto il proprio linguaggio perché affamata, perché aveva tutta la necessità di sopravvivere al piombo quotidiano. Una parabola breve e intensa, «tra prospettive verticali e pratiche legionarie». Fantasia, cultura e disciplina militante. Un’alternativa vitale ai blocchi di potere. La via da destra al sogno rivoluzionario, un percorso immaginato «dalle angosce dei quartieri»  e finalizzato «alla riappropriazione di una profonda radicalità culturale, oltre i compromessi elettorali e i miti incapacitanti».

Si tratta dunque di documenti scritti una quarantina di anni fa e oltre. Una testimonianza storica che può servire a decifrare non soltanto quel periodo storico, ma anche a ricordare come talvolta il pensare politico possa darsi come obiettivo nuove sintesi (anche se destinate talvolta alla marginalità o alla radicalità). Questo sì che è un dato neutrale. In fondo la dialettica politica si evolve anche così, nel tentativo di battere nuove strade (altrimenti saremmo ancora nella disputa tra guelfi e ghibellini). 

Terza Posizione, tra le macerie di quell’epoca cupa, ha avuto sicuramente il merito di scendere nel campo delle sinistre (parlamentari ed extra) e costruire linguaggi a partire da alcuni presidi che che pian piano sarebbero stati abbandonati. E lo fecero a partire dalla nozione di popolo (cementificazione, disagio dei quartieri, emergenza abitativa, etc.). Non è un caso se parte della destra intellettuale italiana (e di governo) abbia dovuto confrontarsi con quei contenuti, in maniera diretta e indiretta. Beh, anche questa è una storia che andrebbe raccontata.

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