Addio a Adriano Urso, l’amante della notte

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Adriano Urso era un pianista jazz molto conosciuto a Roma. Anche lui, come molti artisti e operatori della cultura, stava pagando anche lui il prezzo. Certo anche lui, come molti artisti purtroppo, era rimasto senza lavoro per colpa della pandemia, ma non si trovava nelle condizioni di dover trovare un secondo impiego per sopravvivere. Però  amava troppo la notte, quella compagna di mille avventure musicali in quelle parti di città che non dormono mai. Aveva quindi deciso di vivere lo stesso la sua amatissima notte facendo il rider per una nota azienda di servizi Doveva essere un rider un po’ speciale: per effettuare le consegne usava la sua auto d’epoca. La stessa che, indirettamente, è stata la causa della sua morte. Adriano Urso è morto a Roma, colto da un malore mentre cercava di spingere la sua auto in panne per non perdere le consegne da effettuare.

Lo chiamavano “il Fred Buscaglione 2.0”, i piano bar erano la sua casa e le sale da concerto, il suo habitat naturale. Era conosciuto e apprezzato da tutti. Aveva 40 anni. Domenica sera stava portando la cena a un cliente nella zona di Roma Sud quando la sua auto l’ha lasciato a piedi. Lui ha provato a spingerla, aiutato poi da due passanti, ma all’improvviso si è accasciato a terra: un infarto. Inutile il soccorso di un’ambulanza e di una pattuglia della polizia. Sul sedile dell’auto gli agenti hanno trovato il portavivande con il logo della nota azienda per cui è stato costretto a lavorare.

Com’è beffarda a volte la vita. Scrive il giornalista Rinaldo Frignani sulla morte di Adriano Urso di “un destino beffardo e atroce che solo una malattia infame come il coronavirus poteva disegnare”.

Un appunto: cosa ha fatto o sta facendo il Governo per la categoria degli artisti e degli operatori del settore cultura? Un cazzo. A parte l’annunciata Netflix della Cultura, un po’ come dare le brioche agli affamati.

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