“Non sono né di destra né di sinistra, sono soltanto scoglionato”

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Intervistare un maestro del giornalismo e non solo come Vittorio Feltri è sempre, oltre che emozionante e piacevole, sorprendente. Non sai mai dove la conversazione possa portare. E in effetti l’intervista doveva ruotare attorno a Draghi, poi si è un po’ divagato, tanto a un certo punto da diventare un dialogo. Solo che Feltri è un Venerato Maestro, chi lo intervista il Solito Stronzo.

In un tuo libro del 2014, Buoni e cattivi, dedichi alcune pagine a Mario Draghi prevedendo che sarebbe arrivato al Quirinale. La confermi anche oggi?

Sì, assolutamente. Draghi non dovrebbe avere problemi per ottenere il quorum. Poi toccherebbe a lui scegliere il suo successore a Palazzo Chigi, e quindi una persona di stretta fiducia. La politica non subirebbe alcun scossone, perché il nuovo premier seguirebbero gli stessi criteri di Draghi e sarebbe da lui tenuto per il guinzaglio. Non vedo perciò perché deputati e senatori debbano temere lo scioglimento delle Camere. Un timore comprensibile visto che perderebbero l’indennità di carica, cospicua soprattutto per chi non ha mai fatto un tubo nella vita, ma avrebbero anche la possibilità di riscuotere da subito la pensione, appena chiuso il mandato. L’interesse generale sarebbe quello di andare al voto, quello personale dei vari parlamentari no. E siccome tra l’interesse generale e quello personale vince quasi sempre quest’ultimo, la mia previsione credo non sarà smentita.

Draghi e gli italiani

A proposito del tempo che scorre, dall’alto della tua lunga esperienza del mondo politico ma soprattutto dell’antropologia degli italiani, che politico e che tipo di italiano è Draghi?

Draghi di italiano ha poco, giudicando il suo comportamento, anche se il suo intimo ovviamente non lo conosco. Credo abbia un temperamento che lo conduca a seguire le teorie e le pratiche finanziere di cui si è occupato per molti anni con grande competenza. Non credo possieda una visione politica, nel senso tradizionale, e forse neppure è interessato ad averla. Certamente quel che lo interessa è maneggiare i soldi dello Stato, non per sé beninteso. Questo è anche dovuto alla sua preparazione culturale e alle cariche che ha ricoperto fino a poco tempo fa. Non mi sembra infatti che ami affrontare problemi di piccola politica, come quella della legge Zan, su cui non ha mai espresso alcun parere, soprattutto perché credo non gli importi nulla della questione. Bada molto al sodo, ed è totalmente disinteressato alle questioncelle che appassionano il mondo politico. E’ un uomo pratico, preparato, conosce perfettamente la materia che ha maneggiato per molti anni e da questo punto di vista fornisce anche delle garanzie.

Infatti tutti ritengono non sia entrato nella questione Zan solo per non coinvolgere il governo nella spaccatura delle forze di maggioranza. Elemento che ha pesato, certo, ma credo anche esista una scarsa sensibilità di Draghi nei confronti del tema…

La stessa scarsa sensibilità che ho io e forse hai anche tu sul tema. Non ci importa nulla di quel che fanno gli omosessuali o i trans.

Vorremo solo evitare di essere indagati da un p, per avere espresso le nostre idee, cosa che è successa a entrambi, e a te molte più volte che a me…

Questo d’accordo, ma quando io ho di fronte una persona non la giudico sulla base di chi ama frequentare sotto o sopra le lenzuola

Neppure io ovviamente, ma è la sinistra che ne ha fatto una battaglia politica e identitaria, secondo il vecchio slogan sessantottino “il personale è politico”. Il loro personale che poi però vogliono imporre a tutti. Aldilà del caso Zan, e tornando a Draghi, un’altra conferma a quanto dici si vede nel modo in cui si egli atteggia quando maneggia temi non direttamente economici, come la questione ecologica. Ovviamente dice quelle parole politicamente corrette che deve per forza dire, ma si vede che anche quella non è una sua grande passione

Il politicamente corretto ha sostituito la religione. Ma non mi pare che Draghi abbia un grande animo religioso

Anche se appartiene alla Pontificia Accademia, o forse un po’ perfidamente potremmo dire che la sua unica religione è quella dei soldi e dell’euro

Che è poi la religione di tutti, o almeno di chi qualche soldo ce l’ha. Nella vita contano solo due cose: la salute e i soldi. I secondi ti evitano molte rotture, per cui è meglio averli che no.

Tra i principali giornalisti del paese, sei stato uno dei pochi a non cantare peana dall’inizio del governo Draghi. Anzi per le prime settimane “Libero” era l’unico quotidiano critico con il governo. Atteggiamento che certo ti è consono: non cantavi peana neppure ai governi Berlusconi quando dirigevi il giornale di proprietà della sua famiglia. Ma perché oggi in modo particolare?

Io sostenevo un’affermazione che mi sembra di buon senso. Prima di incensare Draghi, pensavo dovesse essere messo alla prova. Giudicare, in un verso o nell’altro, le persone prima ancora che queste inizino, mi sembra una cosa ingenua e stupida, Che rivela un atteggiamento servile da parte di larga parte della stampa italiana.

Tu non avevi nulla di pregiudiziale contro Draghi…

Al contrario, sono personalmente, se non proprio amico, un buon conoscente di Draghi. Lo incontravo quasi sempre quando si fermava a Milano, al Principe di Savoia (uno dei principali hotel della città). Dopo una sua telefonata, ci si vedeva li per un aperitivo, e si parlava in modo molto piacevole: un uomo molto intelligente, molto arguto, molto rapido nel cogliere i problemi, uno che mantiene costantemente i piedi per terra. Nonostante questo, non era sufficiente per firmargli un assegno in bianco.

Il declino del giornalismo italiano

La situazione è senza precedenti. Ai tempi del bipolarismo la stampa di sinistra si schierava contro un governo di centro destra, e il contrario accadeva quando vi era un governo di centro sinistra. Era una cosa normale, sia pure la normalità all’italiana. Ma ora, che il governo non ha un’opposizione, a parte i lodevoli ma limitati di numero parlamentari di Fratelli d’Italia, dovrebbe essere compito della stampa svolgere una funzione di watchdog, come si dice in Usa. Cane da guardia dei cittadini contro gli eventuali abusi del governo, E invece i giornali sembrano i Dobermann del governo Draghi.

La stampa italiana ha perduto autorevolezza con la perdita di autorevolezza della politica, Un tempo la politica era una sorta di religione. Si era comunisti o democristiani per sempre : certo, c’erano quelli come me (milioni di italiani) che votavano Dc pur non essendo democristiani per evitare che salisse troppo il Pci. Tutti o quasi si andava comunque a votare, e con passione. Oggi si va sempre meno, segno che la politica non interessa più la larga parte degli italiani. E i giornali, che hanno sempre campato di politica, non possono che perdere di interesse. Oggi del resto dove è la politica? Si parla solo di Covid, come si può pensare che la stampa abbia influenza sulla opinione pubblica? Non ne ha più, o pochissima. Gli editoriali sono scritti sempre dalle solite persone, e sono sempre gli stessi articoli mentre in tv i talk show politici vedono sempre le solite facce, sempre le solite chiacchiere. La gente si scoccia. Infatti anche le trasmissioni politiche hanno dimezzato gli ascolti, Interessano solo quelle di cronaca, meglio se nera.

Si vede anche dalle vendite dei giornali, ma non è una tendenza diffusa ovunque. Negli altri paesi vanno discretamente

Da noi è un tracollo

Credo sia il risultato del peccato originario del nostro giornalismo, essere troppo politico. I fondatori di fascismo e di comunismo furono due direttori di giornali, Mussolini con l’”Avanti!” e Gramsci con l’”Unità”, del resto

Mussolini prese in mano l’”Avanti!” che vendeva dieci mila copie e lo portò a ottantamila. Meglio di lui ho fatto solo io

Potremmo quindi scherzosamente dire che sei il Mussolini del giornalismo italiano ?

Se vuoi… Il nostro giornalismo nasce, sulla linea della Rivoluzione francese, come di opinione, in appoggio a questo o quel partito Al contrario quello anglosassone nasce per vendere e per guadagnare dei soldi. Nel primo caso è il lettore che si deve adeguare al giornale, nel secondo il contrario. Lì i tabloid sono fantastici, da noi, cosi legati alla politica, ed essendo questa entrata in fase terminale, lo è entrato anche il nostro giornalismo

Gli unici che vanno bene sono i giornali locali

Io per esempio leggo tutti i giorni l’”Eco di Bergamo”

Leggerli è l’unico modo per conoscere il paese reale, snobbato dai giornali nazionali

C’è un motivo. Nei giornali nazionali, per risparmiare, i giornalisti prendono tutte le informazioni dallo schermo delle agenzie. E’ morto il giornalismo perché non c’è nessuno che racconti più i fatti. Non mandando un inviato sul luogo, questo non ci capisce nulla. Era il modo di Dino Buzzati che oltre ad essere un grandissimo scrittore, è stato uno dei nostri massimi inviati.

“Non sono né di destra né di sinistra, sono solo scoglionato”

Ritornando a Draghi, dopo diversi mesi, quali sono le azioni del governo che oggi ritieni positive?

Mi pare che complessivamente la politica di lotta alla pandemia sia stata sufficiente e anzi meriti una lode. Sembra che sia pure diminuito il debito pubblico, nell’ultimo mese. Non grande cosa ma un segnale. E’ troppo presto per dare un giudizio sul Recovery fund: quei soldi dobbiamo restituirli, molti lo hanno dimenticato, pensando che ci siano stati regalati. Draghi è riuscito a calmare un po’ gli animi e a procedere per la sua strada, anche con un certo cinismo indispensabile quando si governa

Cambiando ma fino a un certo punto argomento, tu ora sei anche un poco al di là della barricata, nel senso che sei stato eletto, con gran messe di voti, al consiglio comunale di Milano con Fratelli d’Italia. Cosa ti ha spinto oggi, dopo aver rifiutato negli anni numerose offerte? Il clima di conformismo da unità nazionale ha giocato?

E’ esattamente cosi. All’inizio non avevo compreso la scelta di Meloni di creare Fratelli d’Italia ma poi mi sono ricreduto e ho pure una simpatia personale per lei: quando viene a Milano ci vediamo quasi sempre. Non mi sono iscritto al partito e ho fatto la scelta di candidarmi in un momento di guasto della mia intelligenza. Pensavo di divertirmi, ma in Consiglio vi domina la burocrazia e non contiamo nulla. Non sono pentito ma ho scoperto che la politica è rottura di coglioni e perdita di tempo. Ovviamente resterò li, ma come si dice a Milano “l’è minga el me meste’”

Era un po’ quello che pensavano nostri, tuoi e miei, maestri come Prezzolini, Longanesi e Montanelli.

Io invece mi sono fatto tentare…

Però almeno così avrai un altro punto in comune con Mussolini: siete stati entrambi consiglieri comunali di Milano (lui fu eletto nel 1914). Però lui con la sinistra (il Psi), tu con la destra.

Ma io non sono né di destra né di sinistra: sono solo scoglionato.

L’intervista di Marco Gervasoni a Vittorio Feltri è pubblicata su CulturaIdentità in edicola

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4 Commenti

  1. feltri quanto lo capisco. Se fondasse il “partito degli scoglionati” vincerebbe a mani basse. Ormai la politica non ha più credibilità, molto peggio della magistratura. L’unica che ha un minimo di coerenza è la Meloni ma ultimamente mi è “scivolata sulla banana di Berlusconi al Quirinale” e così credo, si è giocata una buona parte dei consensi.

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