Franco Godi e la sua mitica sigla di Supergulp

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Chi si ricorda “Supergulp! Fumetti in tv”? È stato un programma di fumetti e cartoni semi animati, trasmesso dalla Rai nel 1972 e la prima serie si chiamava semplicemente “Gulp”. Fece il cosiddetto botto (in prima serata) con la seconda serie, quella super (appunto) andata in onda dal 1977 al 1981 su Rai 2, ideata da Giancarlo Governi e Guido De Maria. “Supergulp” aveva tre presentatori animati, Nick Carter, Patsy e Ten (dice il saggio…) creati da Bonvi, ma c’erano anche altri autori importantissimi come Max Bunker (Alan Ford), Hugo Pratt (Corto Maltese), Silver (Lupo Alberto), Hergè (Tin Tin) giusto per citarne alcuni. E le musiche? Indimenticabili!

Oggi incontro l’artefice di quelle sigle memorabili legate ai cartoni e ai fumetti, ovvero Franco Godi, chitarrista, arrangiatore, paroliere e produttore discografico, ma per noi (bambini mai cresciuti) sarà sempre l’autore di tormentoni come “Mi chiamo Giumbolo Giu-giumbolo Giu-giumbolo, io son felice sempre gongolo e rigongolo, quando mi muovo io ballonzolo ballonzolo poi gongolo e rigongolo la notte e il di” oppure “Ti enne ti, ti enne ti, il gruppo TNT eccolo qui!”.

Come ti sei avvicinato al mondo dei cartoni animati?

Ho avuto la fortuna di conoscere i migliori cartonisti come De Maria, Bozzetto, Cavaldoli e c’è una grande fantasia nei cartoonisti che io ho sposato subito perché anche a me piace spaziare con la musica, non sono chiuso in un genere piuttosto che un altro. Dal jazz agli stronelli, come dico io e mi sono molto divertito in quel periodo lì perché abbiamo fatto delle grandi cose anche che per fortuna sono rimaste nel tempo.

Tu sei partito dal beat, addirittura, per arrivare poi a Supergulp proprio in un’epoca in cui l’Editoriale Corno era al top. Com’è nato il mitico Giumbolo che saltava fuori a sorpresa durante lo svolgimento di Supergulp?

Giumbolo è un’invenzione di Guido De Maria e insieme con Guido abbiamo creato così, con la chitarra, sia la sigletta di Giumbolo, ma anche altri personaggi che poi sono andati nella pubblicità, vedi “Salomone il pirata pacioccone” e tanti altri. L’altro giorno mi sono venuti in mente altri due personaggi creati per lo spot delle Cucine Scic, ma erano davvero tanti, tutto era legato alla pubblicità. Eravamo un team, si facevano cortometraggi e anche lungometraggi, insomma, è un mondo che mi era molto congeniale caratterialmente, per cui mi sono divertito e abbiamo fatto delle cose belle insieme.

Ricordo anche Guido Manuli. Quanta creatività avevate?

Guido Manuli lavorava con Bruno Bozzetto, tutti personaggi per mia fortuna molto creativi e molto personali, ecco, ognuno aveva la sua chiave. Io allora usavo molto onomatopeismi, tant’è che uscì “Bidibodibù” per la pubblicità dei materassi e poi appunto in Supergulp la sigla con i vari bum, crash, bang, tutti i suoni dei fumetti. Io non volevo diventare popolare, ma tendevo a diventare famoso. Quindi non è che possa essere famoso in un senso ampio, però la mia fama me la sono conquistata, ci sono ancora tante persone che cantano e ricordano i jingles e le sigle, a distanza di tanti anni. Questo mi fa felice.

Hai fatto anche la sigla di Alan Ford con i disegni di Paolo Piffarerio, che il quel periodo era  subentrato a Magnus, c’erano anche gli eroi Marvel in Supergulp. Poi che cosa è successo quando tutto questo è tramontato? Cioè tu di cosa ti sei occupato?

Diciamo che il jingle si è un po’ esaurito nella sua formula classica. Poi mi hanno mandato l’appellativo di Mr. Jingle, perché ho vinto fra l’altro dei premi con la Direzione Club Internazionale, che ha avuto veramente dei riconoscimenti importanti. Ma è una formula che, siccome rappresenta una sintesi, il jingle di poche note ovviamente si esaurisce, perché le note sono sette. Se poi te le usi tre, cinque o anche sette in un modo o in un altro, gira e gira, alla fine queste formule si esauriscono. E mi sono avvicinato alla produzione musicale quando ho incontrato gli Articolo 31,  poi ho prodotto i Gemelli Diversi, Fedez e Neffa. A me piaceva molto il mondo dell’hip hop, perché era un mondo da scoprire. A me piacciono sempre le cose quando escono dal seminato.

Cosa farai da grande?

Quello che è importante secondo me è riuscire, infatti io ci sto pensando vista l’età che ho adesso, di riuscire non a fare un pezzo nuovo, bello, ma a trovare una chiave nuova per comunicare in musica, che oggi mi sembra un po’ ripetitiva. Sia che si vada nel pop di Sanremo, sia che si vada in altri mondi, in ogni campo c’è un po’ un’ assuefazione e una standardizzazione. Ecco, questo mi dà fastidio. Mi piacerebbe ribaltare tutto e ritrovare qualcosa. Sarà difficilissimo, però insomma il mio sogno è questo, l’unità. La cosa più bella è che la creatività non è assolutamente tramontata e comunque a 86 anni, lo posso dire, sono ancora vivo e sono fortunato anche grazie al fumetto e al divertimento che ho trovato nel mio lavoro.

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