Futuro e cibo in Italia: orizzonti di potere

Futuro e cibo in Italia: orizzonti di potere

Il futuro del mondo sta cambiando. Ci stiamo moltiplicando in maniera virale su questo pianeta. Ora siamo poco più di 7 miliardi ma il trend è destinato a crescere esponenzialmente nei prossimi anni. E siccome la demografia è potere, il soggetto territoriale e statuale che avrà più figli sarà destinato ad assumere un ruolo dominante in questo nostro mondo.

Tutto questo a una sola condizione: avere cibo sufficiente per sfamare tutti. E’ per questo che il WFP (World Food Program) prevede che l’agricoltura dovrà generare un incremento monstre della produttività nel prossimi 30 anni (circa il 70%) al fine di rispondere alla crescita della popolazione sulla Terra.

Ecco perché dobbiamo consolidare l’#Italyfoodpower, la nostra leadership globale nel cibo: una parte straordinariamente importante della nostra cultura e della nostra identità di italiani. Una parte che produce il 14% del nostro PIL. Dobbiamo dirlo senza se e senza ma: in termini di cibo e di tecnologie correlate, l’Italia è oggi ampiamente considerata come il maggior soggetto globale di produzione e esportazione sia per i macchinari industriali che per il consumo.

Ma siamo il Paese top influencer mondiale non solo in termini di “food experiences” ma anche nel foodtech. Ovvero l’applicazione delle nuove tecnologie digitali ai processi di produzione alimentare al fine di generare e rendere i prodotti di qualità accessibili al maggior numero di persone, e far sì che la produzione agricola diventi sempre più sostenibile nel lungo temine.

Un orizzonte da raggiungere in tanti modi: con le tecnologie per l’agricoltura di precisione piuttosto che con le tecnologie blockchain per la tracciabilità fino all’origine dei prodotti. Senza dimenticare i big data nel mondo 5G per un orizzonte di clusterizzazione dei clienti in termini di smart kitchen, cognitive cooking basato su agritech, foodscience, foodservices.

Un mondo nuovo in cui l’Italia è un player strategico per conquistare anche nel foodtech le posizioni apicali che già ci vedono protagonisti nel food tradizionale. Ma quello che più ci deve interessare per mantenere il nostro primato internazionale sui processi alimentari, è la necessità di cogliere questo orizzonte come una vera e propria sfida globale. Restare nei pur meravigliosi confini italiani non basta più.

Dobbiamo pensare e agire in termini di leadership globale per preparare una nuova generazione “italiana” alla crescita in aree come l’allevamento genetico, i robot da coltura, le fattorie verticali alla Stefano Boeri, gli ingredienti a basi di insetti, la coltura da interni. E tutto quello di meraviglioso che ne conseguirà.