I 25 anni di Wikipedia, la più grande delle enciclopedie

0

Un quarto di secolo è un traguardo che ben pochi domini nel ribollente mare di internet possono vantare. Corazzate dell’epoca delle “dot com” sono affondate, social con milioni d’utenti hanno chiuso o cambiato nome. Wikipedia invece sta ancora là. Gigantesca, in continua crescita. Tuttavia silenziosa, oramai parte del paesaggio. Sembra preistoria lo sketch di Crozza in cui impersonava l’architetto Fuffas che si auto-ridicolizzava “cercando su vichipìdia” di tutto e di più.

Oggi Wikipedia è una presenza talmente pervasiva che nessuno se ne accorge più, quasi che esista generata non creata da un qualche Dio della rete. Da Wikipedia copiano giornalisti, docenti e studenti, nonché più di un saggista, anche famoso. E ovviamente Wikipedia “addestra” le IA, che si formano estraendo informazioni dalle sue voci. Su Wikipedia si consumano battaglie all’ombra ma dai risultati giganteschi a livello politico e culturale. E’ roba di 11 anni fa, ma basta ricordare la fine della parabola politica di Oscar Giannino, lanciato a un 5% pieno nei sondaggi e miseramente franato per non aver tenuto sotto controllo la sua voce biografica sull’Enciclopedia libera.

Le informazioni dunque circolano su Wikipedia. Con tutti i vantaggi e i rischi connessi a questo strumento. Il capitolo italiano (Wikipedia è divisa in capitoli linguistici, come i Cavalieri di Malta: quindi non esiste “Wikipedia Italia”, ma “Wikipedia in italiano”, a cui fanno riferimento tutti gli italofoni del pianeta, compreso San Marino, Vaticano, Canton Ticino ed emigrazione) sta per toccare la soglia del due milioni di pagine. Eppure a gestire questa immane mole di informazioni non è che un pugno di wikipedisti: su meno di trentamila utenti registrati, quelli davvero attivi (più di 10 contributi al mese) oscillano intorno al 20% del totale, gli altri sono solo occasionali contributori. Di questo 20%, poi, quelli che davvero vivono la vita del wikipedista (con partecipazione alle discussioni, alle votazioni, ai regolamenti, lavoro sporco etc.) sono ancora di meno. Gli amministratori, quelli col vero potere in mano (spesso anche troppo) sono poco più di cento.

Un vero e proprio collo di bottiglia che mette essenzialmente la fonte delle fonti nelle mani di pochissimi individui. Considerando poi che di “tuttologi” ce ne sono davvero pochi, queste poche migliaia di utenti sono a loro volta frammentate in gruppetti ancora più ristretti, limitati ai settori di discussione (per esempio chi scrive s’è occupato a suo tempo quasi esclusivamente di Storia contemporanea e non ha mai frequentato le voci sul Calcio, sui comuni della Papua Nuova Guinea o sui Pokemon).

Da questo derivano molte delle asperità dell’Enciclopedia libera. Il progetto originario di Larry Sanger e Jimmy Wales si è dimostrato tutto sommato valido (nonostante il successivo dissociarsi proprio di Sanger e le recenti intemerate di Elon Musk), e il sistema di sapere incrementale, dove ciascuno aggiunge il suo mattone al cantiere, può in molti casi crescere lentamente. Troppo lentamente, considerando che il “sapere in fieri” che viene rappresentato sui milioni di pagine dell’Enciclopedia libera hanno nel frattempo un forte impatto sul mondo reale. In altri termini un’informazione distorta su Wikipedia ha un’altissima probabilità di venire corretta presto o tardi, ma le tempistiche potrebbero essere troppo lente rispetto all’impatto che questa informazione, nel frattempo copiata, citata, elaborata, può avere nel mondo esterno. E una volta che il dato fosse acquisito all’esterno, può rientrare su Wikipedia come “fonte terza”, tanto peggio se citata da qualche “autorevole” copione.

A Wikipedia, insomma, mancano le braccia per lavorare. Molti vi si accostano con una certa presunzione (“è libera, quindi scrivo quello che voglio”) ignorando che vi sono regole. Molti che vi stanno dentro, invece, lentamente diventano parte di un’oligarchia, secondo la Ferrea Legge di Michels, che tende a escludere chi è esterno e scoraggiando molti buonavoglia che s’avvicinano forse un po’ crudi e incauti, un fenomeno che insieme a Enrico Petrucci chi scrive ha analizzato in Wikipedia. L’enciclopedia libera e l’egemonia dell’informazione (Bietti, 2014) prima inchiesta organica in Italia su questo fenomeno. Già 12 anni fa notavamo come il ridotto numero degli utenti, soprattutto in certi settori, espone inevitabilmente l’Enciclopedia a potenti distorsioni ideologiche, tanto più che numeri così ristretti di wikipedisti consentono a ben organizzate cricche di poter creare veri e propri “feudi” sulle pagine di Wikipedia: uno dei casi più noti è quello della “cricca croata”, che sulla Wikipedia in lingua inglese riuscì a far fuori diversi utenti e a imporre il proprio punto di vista sulle voci riguardanti Venezia Giulia e Dalmazia, va detto anche con la compiaciuta complicità di qualche “italiano” più affezionato alla propria tessera ANPI che alla bandiera nazionale…

Ma in questo panorama, nonostante tutto, il bilancio del venticinquennio di Wikipedia è largamente positivo. Valga per tutti la ricerca da Marit Hinnosaar, Toomas Hinnosaar, Michael Kummer e Olga Slivko presso il Collegio Carlo Alberto di Torino, in Italia, con la collaborazione del NEW di Mannheim, in Germania. Lo studio ha scoperto che apportare piccoli miglioramenti alle pagine Wikipedia di una città può avere un impatto notevole sulle scelte dei turisti, portando a un aumento dei soggiorni in hotel del 9%. Lo studio è stato condotto su un campione casuale di comuni spagnoli, riscontrando un incremento medio di 129.000€ di entrate turistiche all’anno da attribuirsi al miglioramento dell’immagine ottenuta grazie a una voce su Wikipedia di buona qualità. Ma – avverte lo studio – per ottenere questi risultati il lavoro sulle voci wikipediane va fatto con accortezza, rispetto delle regole comunitarie e soprattutto neutralità, altrimenti si rischia il blocco della voce e la cancellazione dei contributi.

Dunque Wikipedia, nonostante distorsioni, presenza di “cricche” politiche al suo interno, è un progetto culturale di successo. Il capitolo italiano si avvia a spegnere i due milioni di candeline per altrettante voci, i progetti relativi all’arte o all’“adozione” di un monumento hanno costruito database pubblici e gratuiti di immagini di qualità sterminati, e tutte le sue potenzialità come strumento di educazione restano intatte: non solo per i fruitori passivi, ma anche per chi partecipando attivamente riesce ad affinare le virtù della pazienza, del rispetto dei punti di vista altrui, della ricerca della neutralità e di conseguenza della capacità di saper fare un passo indietro dai propri pregiudizi. Inoltre le caratteristiche richieste agli wikipedisti – buon italiano e citazione delle fonti – sarebbero un esercizio eccellente per gli scolari italiani d’ogni genere e grado, se i loro professori li mettessero letteralmente a lavoro proprio su Wikipedia (e no che copiano e basta!).

Insomma, Wikipedia resta il miglior progetto culturale del XXI secolo, e a lei vanno i nostri migliori auguri. E, a proposito, in italiano si pronuncia “uichipedìa”, con l’accento sull’ultima sillaba. Voi forse dite “enciclopèdia”, per caso?

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui