Il centrodestra difenda ciò che resta del Parlamento italiano

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Una virata improvvisa è sempre una mossa rischiosa, a maggiore ragione se condotta con tattica corsara per cogliere di sorpresa l’avversario; la Lega e Fratelli d’Italia sarebbero interessati, fuor di metafora, a passare dal sì al taglio del parlamentari a indicare di votare no, anche a costo di rivedere quello che si è sostenuto fino a quel momento? Il passo in effetti sarebbe assai azzardato. Da un lato, bisognerebbe spiegare agli italiani perché in Parlamento pochi mesi fa i due partiti abbiano votato il taglio e ora invece invitino a far saltare la legge. Ma le buone argomentazioni non mancherebbero. Più seria un’altra ragione: il timore di essere additati, da 5 Stelle e persino dal Pd, il partito più decrepitamente partitocratico, come rappresentanti della “casta dei politici”. Perché attenzione che vi sono segnali di arrivo di una terza ondata, non del Covid, ma del rigetto della politica, dopo quella dei primi anni Novanta e quella post 2008. Qui in Italia si chiama propriamente anti-politica ma è termine del tutto errato: perché sulla cosiddetta anti politica si innestano sempre attori nuovi politici al massimo grado. In Francia lo chiamano degagisme, nel mondo anglosassone distrust: di fatto il caso dei 600 euro Inps segnala che nel paese sta montando una protesta, da cui i vecchi attori del populismo, nati dalla seconda ondata, cioè 5 Stelle e Lega, rischiano di essere travolti da nuovi soggetti. E tuttavia crediamo sarebbe necessario un cambio di visione da parte delle forze cosiddette sovraniste sul tema del taglio dei parlamentari. Non ci convince l’idea di alcuni esponenti del centro destra di strambare verso il no solo per mettere in difficoltà il governo. Sarebbe una buona mossa tattica, ma senza essere accompagnata da una strategia non porterebbe a nulla. Né condividiamo le argomentazioni dei nostalgici del parlamentarismo, per cui il taglio del numero di deputati e senatori infliggerebbe un colpo mortale alla democrazia parlamentare. In realtà essa già è morta, da lungo tempo, e non siamo affatto sicuri che tra una cinquanta di anni in molti paesi democratici esisteranno ancora i parlamenti, se non come mere costruzioni vuote. Noi crediamo tuttavia che il centro destra e in modo particolare i partiti sovranisti debbano in questo momento difendere ciò che resta del parlamentarismo. Come si è visto con la pandemia e con la nuova governamentalità dell’emergenza sanitocratica, nel futuro la tendenza a chiudere la bocca e i margini di azione alle opposizioni continuerà: una rappresentanza parlamentare ampia garantirà contro gli straripamenti di esecutivi privi di legittimazione. L’altra ragione per cui i sovranisti o nazional-conservatori oggi devono difendere il parlamento è che siamo entrati  in una nuova fase di quella che ho chiamato rivoluzione sovranista. Nella prima fase, la pars destruens doveva prevalere sulla pars construens. In questa nuova è più che mai necessario invece creare classe dirigente, anche perché le esperienze di governo sovraniste hanno lasciato molto a desiderare. Serve una classe politica nuova e capace: ma questa si può formare solo con un parlamento davvero rappresentativo. Infine, ultima motivazione. La democrazia parlamentare è irrimediabilmente e da tempo entrata in un vicolo cieco: occorre organizzare il consenso e le istituzioni attorno a un regime presidenziale. Che però richiede un parlamento rappresentativo. Le Camere dimezzate faranno solo il gioco dei cultori dei Dpcm.

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3 Commenti

  1. Passare dal sì al no? Semplicissimo, oltre che doveroso: impegnarsi fortemente a realizzare, appena le condizioni lo consentiranno, il sistema monocamerale puro (cioè, senza differenziazioni di funzioni tra i due emicilcli), che ridurrebbe parimenti il numero dei parlamentari ed accelererebbe notevolmente l’approvazione delle leggi. Spero che tale suggerimento giunga quanto prima a Lega e FdI

  2. Purtroppo si continua al decrepito sistema di mettere il carro davanti ai buoi. Tagliare il numero degli eletti senza riscrivere la Costituzione. Siamo giunti a questo e, meglio poco che nulla, cominciamo a mandare a casa un po’ di nullafacenti, all’argomento principale si spera si dedicheranno subito dopo. Dal futuro governo di CDX mi aspett: 1) Nuova Costituzione contenente solo i principi fondamentali del vivere sociale, civile e legale, lasciando alle leggi definire i limiti oltre i quali si commette reato; Legge elettorale inclusa nella Costituzione, basta vere governi pasquali, estivi, ribaltoni, alleanze spurie contrarie al volere del Popolo; ed infine un sistema presidenziale ove sia il Presidente a farsi carico di oneri ed onori, supportato e controllato dalla Camera dei Rappresentanti del Popolo.

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