Il futuro antico di Roma: tra rievocazione storica ed innovazione

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foto icomei via Flickr

Con Michetti sindaco l’identità di Roma tornerà ad essere quella della nazione

Occorre riplasmare l’identità culturale capitolina, alla luce dei cambiamenti in atto nella fruizione culturale e il pesante bagaglio di malagestione che Raggi lascia dietro di sé. Roma si trova nelle zone più basse delle classifiche internazionali relativamente all’attrattività culturale per una mancanza di una seria politica di settore. Dobbiamo essere consapevoli che l’identità di Roma è parte costitutiva, integrante e inscindibile dell’identità nazionale italiana. La scarsa o scadente promozione culturale a Roma corrisponde a un impoverimento sostanziale dell’investimento immateriale che una Nazione deve fare su se stessa. Le politiche culturali con Michetti sindaco seguiranno questo filone inesauribile, valorizzando e dando una visione olistica e organica a eventi, ricorrenze e istituzioni. In quest’ottica la cultura sarà intesa come ricerca ed ‘elevazione’ alla cultura popolare, capace di rappresentare più di ogni altra sfera la dimensione della condivisione cioè la visione comunitaria.

Le principali istituzioni culturali – Teatro dell’Opera, Teatro di Roma, Auditorium, Santa Cecilia, e tutte le altre – saranno chiamate a svolgere fino in fondo questo compito di rappresentazione, per il sedimento nazionale e internazionale che si portano dietro.

Le principali istituzioni culturali di Roma, come Teatro dell’Opera, Teatro di Roma e Auditorium Parco della Musica sono state gestite in maniera opaca dove è stato privilegiato il criterio della fedeltà politica a quello della validità delle scelte e alla qualità dei profili. La valutazione che sarà svolta sui dirigenti sarà, finalmente, oggettiva e non condizionata dalla loro appartenenza a partiti o correnti di partito. Se il risultato della loro amministrazione sarà valutato positivamente saranno confermati, se sarà negativo richiederà un avvicendamento funzionale e immediato. Il Teatro di Roma, con i consulenti artistici Barberio Corsetti, già dimesso come direttore per manifesta incapacità, e Corona, è stato oggetto della nostra azione di denuncia da tempo, con consulenze date a pioggia e un generale sbando gestionale, testimoniato da atti parlamentari e interrogazioni in Campidoglio. La nostra incessante battaglia di denuncia ha portato alle dimissioni del consigliere Rummo, che da magistrato contabile era stata nominata in un ente che, formalmente, avrebbe dovuto controllare. I vertici del TdR sono totalmente inadeguati alla gestione dei bilanci, e sono stati più volte bocciati dai revisori. Con Andrea De Priamo, capogruppo di FDI in Assemblea capitolina, abbiamo portato avanti un accesso agli atti sul Teatro Valle dimostrando che in 5 anni sono stati spesi più di 300 mila euro solo per la valutazione dei lavori e la realizzazione progettuale. Nonostante la nostra denuncia, inviata all’ANAC e alla Corte dei Conti, tutto tace. La gestione Corona del Teatro India rappresenta un’inquietante commistione fra gli ambienti che occuparono il Valle e l’ex assessore Bergamo, a cui si deve l’attuale governance del Teatro e su cui ho presentato più atti di sindacato ispettivo.

L’Estate Romana dovrà avere un necessario rilancio e un auspicabile potenziamento, con la sua diffusione attraverso grandi e importanti eventi di qualità collocati nella periferia romana. Estenderemo l’Estate romana, quindi, al circuito dei beni culturali e musei e alle piazze delle periferie, creando un unico circuito con le biblioteche e gli altri luoghi culturali, come le gallerie d’arte, le scuole di danza e i centri culturali. Dedicheremo una sezione dell’Estate romana ai nuovi linguaggi espressivi e ai giovani, mettendo a loro disposizione spazi per la loro creatività. Il sistema museale romano va rivisto e sostenuto, anche con una governance rinnovata. Realizzeremo un nuovo palinsesto della Città, che reintroduca il Natale di Roma, il Carnevale Romano, la Girandola e tutte le feste tradizionali anche attraverso la rievocazione storica.

Il Museo della Civiltà Romana va immediatamente riaperto al pubblico. E’ uno scandalo che non sia stato riaperto, dopo anni di chiusura, nonostante sia un’eccellenza.

Porteremo avanti l’idea del Museo di Roma “Porta della Capitale”, che sorgerà in Via dei Cerchi, punto di partenza fisico e simbolico con più percorsi di visita della città in grado di raccontarne la storia, il territorio, di organizzarne i percorsi tematici, anche mediante l’impiego delle nuove tecnologie multimediali, offrendo così al visitatore un’esperienza coinvolgente nella storia di Roma. Si tratta di una posizione storica del centrodestra che ha governato la Capitale, che lo inserì già nel piano strategico del 2011. A detta di numerosi esperti e accademici, la proposta di Calenda non ha senso perchè stravolgerebbe l’assetto settecentesco di un museo e di un grande lavoro fatto anche dalla Sovrintendenza di Roma. Ha senso strategico per la Città, invece, il Museo a Via dei Cerchi, e stabilire il Museo di Roma – Porta della Capitale, spostando l’Assessorato al Commercio, come accoglienza dei diversi percorsi archeologici, rinascimentale, medievale e contemporaneo, come “front office” della Capitale con servizi innovativi digitali e la possibilità di prenotare mezzi in sharing e guide turistiche. Scandalosa è anche la chiusura del Museo “Tucci” sull’arte orientale, a via Merulana. Valorizzeremo il sistema museale con la digitalizzazione, la rievocazione storica e i circuiti che, già in passato, hanno dimostrato di essere moltiplicatori dell’attrattività culturale. Istituiremo il Museo esperienziale e innovativo del Teatro dell’Opera presso il laboratorio scenotecnico di Via dei Cerchi, intitolandolo a Maurizio Varamo.

Rilanceremo la proposta di rendere Ostia Antica, sito archeologico più grande del mondo, patrimonio dell’UNESCO. E’ necessario, infine, portare avanti su ogni livello istituzionale la proposta di collocare a Roma l’Agenzia europea per la cultura, così da dare centralità alla Capitale e ottenere posti di lavoro.

Il centrodestra ha già governato la cultura a Roma e sia gli indici interni, dell’agenzia dei servizi comunali, che esterni che autorevoli media come Repubblica hanno certificato il successo del nostro palinsesto e dei nostri circuiti, ispirati a un’ottica sussidiaria. Abbiamo la visione che rappresenta il “futuro antico” della Capitale coniugando l’identità culturale con i nuovi linguaggi, la digitalizzazione e l’internazionalizzazione.

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