Didattica online: un computer non sostituisce uno sguardo

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La pandemia ha certificato l’insegnamento online. Ma il contatto diretto tra docenti e studenti non può essere sostituito

La didattica online è destinata ad essere sempre più la regola nelle università. Ma il contatto diretto tra docenti e studenti rimane fondamentale per la formazione universitaria. Ne è convinto il Professor Bruno Giardina, rettore dell’Università Cattolica Nostra Signora del Buon Consiglio (NSBC) di Tirana. «Un computer – dice il Rettore della Cattolica – non può sostituire la presenza fisica in aula. Non può sostituire uno sguardo e l’ascolto della voce dal vivo». Giardina è stato per molti anni docente di Biochimica nell’Università Cattolica del Sacro Cuore presso la Facoltà di Medicina di Roma.
Professor Giardina, com’è la situazione in Albania? La didattica avviene solo online nell’Università Cattolica oltre Adriatico?
«La situazione a Tirana è molto simile a quella di Roma. Le cautele che si devono adottare e che sono rispettate dalla gran parte dei cittadini sono le stesse: distanziamento, mascherine soprattutto negli ambienti chiusi, gel disinfettante per le mani all’ingresso dei vari uffici e locali. In alcuni uffici è obbligatorio l’uso dei guanti monouso. Per quanto riguarda la didattica, si, è svolta prevalentemente on line con qualche eccezione per alcune sedute di laurea. Il ministero dell’Università albanese ha indicato come inizio dell’anno accademico la data del 2 novembre. Le lezioni dovrebbero essere prevalentemente in presenza soprattutto quando le condizioni ambientali sono rispettose delle restrizioni di ordine igienico-sanitario. Come in Italia, la situazione evolve e tutto può cambiare da un giorno all’altro. Vedremo».
Il Covid ha aperto nuove dimensioni per l’insegnamento. La didattica a distanza è destinata a diventare la regola?
«La pandemia ha certificato la validità dell’insegnamento online. Rappresenta un grande aiuto anche in tempi normali, ma non può sostituire totalmente la didattica in presenza. Questo vale sempre, ma, soprattutto, per quelle discipline che prevedono una esperienza pratica. Nella mia personale esperienza di docente l’interazione diretta con lo studente e direi con l’intera classe era fonte di arricchimento per tutti, docente compreso. Il guardarsi negli occhi è fondamentale per la crescita e lo sviluppo equilibrato della persona».
Come stanno reagendo gli studenti dell’Università Cattolica Nostra Signore del Buon Consiglio di Tirana?
«Non sono diversi dagli altri studenti di tutte le Università del mondo. So per certo che anche loro sentono la mancanza dell’interazione diretta con lo specifico docente e che gradirebbero tornare alle lezioni in presenza il più presto possibile. Sono comunque soddisfatti per quanto è stato fatto, con la didattica a distanza, per portare a termine l’anno accademico anche in termini di esami e di sedute di laurea».
L’Albania ha dato dimostrazione di grande generosità verso l’Italia durante i mesi più duri della pandemia, qualche mese fa…
«Il discorso tenuto dal Primo Ministro Rama in occasione della partenza di un gruppo di medici, qualcuno anche della nostra Università, per venire in aiuto dell’Italia, nel momento più tragico dell’inizio della pandemia, mi ha veramente commosso. Ha confermato l’idea che mi ero fatto di questo paese piccolo come dimensioni, ma grande come popolo. Gli albanesi hanno con l’Italia e gli italiani un rapporto particolare di grande amicizia e di vicinanza. La stessa commozione ho provato alla presentazione di una associazione volontaria creata da un gruppo di giovani che avevano come comune denominatore l’essersi laureati in Italia. I relatori che erano stati scelti per presentare la loro associazione hanno espresso un’ammirazione ed un senso di gratitudine che mi hanno toccato il cuore. Non era solo il contenuto ma anche il modo in cui i concetti venivano espressi: sincerità, rispetto e orgoglio per aver conosciuto il nostro paese. Indimenticabile».
Ci sono progetti che state sviluppando in questo periodo tra l’Università di Tirana e la Cattolica qui in Italia?
«L’Università Cattolica Nostra Signora del Buon Consiglio fa parte della rete internazionale delle Università Cattoliche e di questo siamo fieri. Con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano abbiamo iniziato un rapporto di collaborazione didattica e scientifica che prevede l’attivazione di master e dottorati congiunti. Speriamo di poterli presto ampliare e sviluppare. La Nostra Signora del Buon Consiglio ha un Centro internazionale per la Pace (CESPIC) diretto dal Professor Raul Caruso dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che ha raggiunto un’ottima visibilità e credibilità a livello internazionale. La nostra università è caratterizzata da un vero e non comune spirito internazionale che speriamo continui a svilupparsi in forme sempre più innovative. Certo, abbiamo bisogno della condivisione dei ministeri dell’Università dei vari paesi. Al momento si rilasciano diplomi di laurea congiunti con diverse università italiane: Medicina e Odontoiatria con Tor Vergata di Roma, Economia e Farmacia con Bari, Architettura con Firenze. È come se fossimo un catalizzatore culturale sia per gli studenti che per i docenti. Ed è per questo che ritengo un privilegio la possibilità di vivere questa esperienza come rettore».

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