Edda Negri Mussolini: “Altro che la fiction, vi racconto la verità sulla mia famiglia”

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Foto: cortesia Edda Negri Mussolini

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ll 29, 30 e 31 gennaio è andata in onda la fiction “La lunga notte”, una serie che parla della destituzione del duce per opera del Gran Consiglio in forza della mozione presentata da Dino Grandi, il Presidente della Camera dei Fasci, interpretato da Alessio Boni.
Sarà proprio quest’ ultimo a rispondere alle critiche sul fatto che i personaggi siano stati “umanizzati”.
L’attore ha infatti risposto che “è normale” che ciò avvenga, visto che si tratta di una fiction anziché di “un documentario alla Paolo Mieli”.
Essendo una serie, quindi, per Alessio Boni è normale umanizzare i personaggi.
Per di più, questo sempre secondo l’attore, li porta “più vicino alla gente” e di conseguenza “fa capire gli errori, anche nel contesto di una guerra”. Lo scopo di una fiction è quello di “far capire meglio la storia al ragazzo che magari si annoia anche sui libri”.

Parole queste, in netto contrasto con quelle di Edda Negri Mussolini, figlia di Anna Maria, ultimogenita di Benito Mussolini e Rachele Guidi. La nipote di Mussolini è altresì autrice di due libri concernenti la sua famiglia: “Donna Rachele mia nonna” e “I Mussolini dopo i Mussolini”. La stessa nipote che, infatti, in un post su Facebook, ha accusato la fiction di non essere obiettiva, sostenendo che “la storia non è un romanzo”. Ed è proprio con lei che oggi parleremo della fiction che ha diviso gli italiani tra chi l’ha criticata e chi, invece, l’ha apprezzata.

Edda, lei ha scritto a chiare lettere che “Non si possono inventare fatti di famiglia e romanzarli per far piacere a qualcuno”. Cosa intende per “fatti di famiglia inventati e romanzati”?
“È una fiction e non un documentario e questo è giustissimo, il documentario deve essere molto fedele.
Però, anche se è una fiction, come è successo per altre che sono andate in onda su quella che era la mia famiglia, si cerca di essere fedeli a quello che bene o male era il loro carattere.
Quindi dire “umanizzare”, ci sta, però, mi ripeto,ognuno aveva un proprio carattere e anche fisicamente avevano delle caratteristiche ben precise. Nel film, ad esempio, mia madre ha i capelli neri e le trecce, ma nella realtà era ben diversa.
Infatti lei aveva i capelli chiari ma soprattutto non ha mai avuto paura o odiato il padre.
Quindi è vero quello che Alessio Boni dice, però non si può far vedere una persona con un carattere totalmente diverso da quello che era nella realtà. Sempre nella fiction, mio nonno strattona mia nonna. Da quanto ne so, invece, sulla base dei racconti di famiglia, non è mai successa una cosa del genere. E, a proposito di figli, non è vero quanto dice mio nonno a sua figlia Edda e cioè che con sua moglie, ossia mia nonna, Rachele, si poteva parlare solo di galline. Non è assolutamente così. Mia nonna parlava con mio nonno di tutto e di tutti e mia nonna era una donna che andava a fare la spesa al mercato a Piazza Vittorio, a Roma, e non solo, ci andava sui mezzi pubblici.
Questo perché doveva ascoltare quello che era l’umore della gente e poi lo riportava a mio nonno.
Diciamo che mia nonna aveva una sua specie di servizio segreto e lei, spesso, sapeva le cose prima di mio nonno.
Poi il nonno su alcune cose la ascoltava e su altre no.
Quando ho scritto i miei libri, come quello su nonna Rachele ma anche quest’ultimo “I Mussolini dopo i Mussolini” , mi sono chiesta “ma è vero quello che mi stanno raccontando?”.
Per questo motivo sono andata negli archivi, soprattutto l’ Archivio Centrale di Roma, dove si trovano gran parte delle cose, a cercare documenti che attestassero quello che mi raccontava mia nonna e ho trovato conferma e forse anche di più.
Quindi non era una donna che parlava solo di conigli e brodo.
Mia nonna non stava zitta e sicuramente non si faceva strattonare da mio nonno.
In casa era lei quella che dettava le regole, come si dice in Romagna era la classica Azdora.
Ad esempio, una volta arrivò a Villa Torlonia mio nonno con un’altra persona, arrivarono tardi per mangiare e mia nonna mandò via entrambi, perché loro avevano già mangiato e la cucina era chiusa
Mia mamma , a sei anni, aveva avuto la poliomielite e quindi era di salute cagionevole, eppure reagì a tutto questo.
Era una donna che sciava, pur avendo avuto tantissime operazioni alla spina dorsale. Ma, nonostante questo, era una donna molto forte e con suo padre aveva un rapporto bellissimo, giocavano insieme.
Ci sono foto dove mio nonno gioca con i figli, vanno a cavallo, giocano a pallone: in una, vediamo ad esempio mio nonno in bicicletta che segue mia madre e Romano, anche loro in bicicletta.
Quindi non era assolutamente timorosa.
Ci sono anche delle foto, dove mio nonno legge il giornale e mia madre è dietro che legge il giornale con lui.
Facendo le ricerche all’ Archivio Centrale di Stato, a Roma, ho trovato documenti che riguardano la malattia di mia mamma, e ci sono anche tutti i documenti scolastici di tutti i figli di Mussolini.
Io ho dei temi di mia mamma dove c’è la firma di mio nonno, lui voleva che i figli a scuola venissero trattati alla stessa maniera di tutti gli altri. Non per nulla, andavano alle scuole pubbliche e non private, andavano al Tasso a Roma. Mio nonno disse al Preside della scuola che voleva i rapporti scolastici dei figli.
Sempre negli Archivi, ci sono i rapporti che dicevano che Vittorio e Romano non andavano tanto bene a scuola.
L’ unica che andò, per un certo periodo, in una scuola privata fu Edda, che andò a Firenze, in collegio, ma durò ben poco, per via del suo carattere un pò ribelle.
Non per nulla, aveva un carattere molto, molto forte”.

Edda Negri Mussolini

A Proposito di Edda, nel film viene descritta come un personaggio che conduce una vita fatta di lusso e vizi ma soprattutto come una donna alla costante ricerca della stima e dell’ affetto del padre. Una figlia che nutre rancore verso l’amante di quest’ultimo. Un’amante, Claretta Petacci, che Mussolini paragona alla figlia, descrivendo la prima come la sua ancora di salvezza ed Edda come una donna che sa solo andare via di fronte alle difficoltà. A suo avviso, questa descrizione corrisponde al vero o è stata anch’essa romanzata o addirittura snaturata?
“Io non ho mai sentito parlare di questo rapporto di astio e rancore tra mia zia Edda e la Petacci. Mia sorella una volta chiese a mia nonna della Petacci, che le rispose ‘io tutte le sere, quando prego per i miei cari, prego anche per la Petacci’.
Nella fiction viene descritta come una donna che stava lì ad aspettare mio nonno in déshabillé, sempre pronta.
Non si possono svilire le persone in questa maniera. Questa donna ha amato mio nonno fino a morire per lui, quindi non la si può trattare in questa maniera. Ci vuole anche una dignità e un rispetto per le persone; al di là di tutto, da una parte e dall’altra, mi ripeto, bisogna avere rispetto.
È stata l’amante, vero, però ci vuole anche una dignità nel rappresentarla e lo dico da donna.
Invece, il rapporto tra mia zia Edda e il padre non corrisponde per niente a quanto riportato nella fiction, in quanto c’era un vero e proprio rapporto di amore filiale. Tra mia mamma ed Edda c’erano 19 anni di differenza, quindi mia mamma poteva essere la figlia di zia Edda.
Quando Edda nacque, mio nonno la chiamò la figlia della miseria, perché non avevano assolutamente nulla. Avevano quattro mobili a casa a Forlì, fatti con le cassette della frutta. Non erano sicuramente ricchi ma a mio nonno non hanno mai importato i soldi, lui non prendeva nessuna indennità dallo Stato, vivevano con quelli che erano i profitti del Popolo d’Italia o i diritti d’ autore e quindi, quando mia nonna chiese la pensione, la ebbe solo nel 1974. Tentò una causa che si portò avanti per molti anni e poi grazie anche all’aiuto di Andreotti ed Almirante ebbe la pensione. Edda era un po’ l’ambasciatrice su alcune cose del nonno. Ad esempio, nel mio libro “Nonna Rachele”, riporto la lettera che Edda scrisse a Mussolini per descrivergli com’era la situazione in Sicilia. Questa è una lettera che si trova negli Archivi.
Quindi come l’ho trovata io, l’avrebbero potuta trovare gli autori della fiction. Una lettera dove inizia con “Caro papà”, già da qui si può ben vedere l’affetto, dove gli spiega che cosa sta avvenendo in Sicilia. Edda, come tutti gli altri figli, ha combattuto. Sono andati in guerra.
Lei era una crocerossina. È andata anche sul fronte russo e su quello albanese. La sua nave “Po” è stata bombardata e lei ha ricevuto una medaglia al valore. Nell’archivio Centrale, ho trovato delle lettere che il nonno mandava a sua figlia, dove le diceva che non doveva fumare perché il fumo faceva male, mandandole gli articoli di giornale dove si diceva appunto che il fumo era dannoso alla salute, le diceva di smettere.
Quando Edda si sposò con Galeazzo, il nonno la seguì in macchina con a fianco la nonna ad un certo punto, Edda fermò la macchina scese e gli chiese di non seguirla oltre, ormai era una donna sposata. Così fece come chiesto dalla figlia, la nonna Rachele, da donna previdente, quale era nel mentre mise in tasca alla figlia dei soldi dicendole ‘non si può mai sapere nella vita’.
Questo è affetto!
Edda, per ben due volte, fu sulla copertina del Times.
Era una donna che, per l’ epoca, parlava tantissime lingue: l’italiano, il cinese, lo spagnolo, il tedesco, un po’ di russo, l’inglese, il francese, il latino e il greco. Una donna che guidava benissimo. In un suo viaggio dalla Romagna a Roma, durante il percorso, si trovò a fare una sfida con Tazio Nuvolari e la vinse. Insomma, era una donna che andava veramente contro corrente come anche mia nonna e mia madre”.

Eppure, nella fiction, e non solo, viene messo in risalto proprio il contrasto tra sua nonna, Donna Rachele e sua figlia, Edda Mussolini. La prima conservatrice, la seconda, appunto anticonformista.
“Mia nonna, quando si sposò Edda, disse al marito Galeazzo Ciano: ‘guardate che mia figlia non sa né cucinare né cucire’, un po’ per sottolineare che non sarebbe stata la classica donna di casa. Mia nonna non era sicuramente la conservatrice che viene descritta, era una donna moderna. Orgogliosamente attaccata alle sue origini contadine e alla sua Romagna. Per farvi capire ulteriormente chi era mia nonna e il suo essere ” moderna”: aveva quattro sorelle ed era l’ultima di cinque femmine, siamo ai primi del 900 e dice ai suoi genitori che vuole andare a scuola e per farlo erano 10 km da fare a piedi. Quando tornava da scuola andava a zappare oppure andava a pascolare le pecore e di questo era orgogliosa. Ha fatto fino alla terza elementare e su quei banchi di scuola ha conosciuto mio nonno. Poi si sono ritrovati quando mia nonna era un più grande e sono andati a convivere a Forlì. Questo per dire che mia nonna e mia zia per l’epoca erano anticonformiste.
I miei nonni non si sposarono fino al 1915. Precisamente si sono sposati civilmente nel 1915 e poi nel 1925 con rito religioso.
Quando mia nonna rimase incinta di Edda, non potè riconoscerla, questo per le leggi dell’epoca perché non era né sposata e, per di più, era minorenne, è andata a convivere con un uomo che, a Forlì, era chiamato il “matto”, che non aveva un lavoro, che era stato in carcere, quindi potremmo dire che era uno che non aveva né arte né parte. Rispetto a quella che era l’opinione pubblica, era un bravo giornalista, politico e insegnava il francese sui tavolini del caffè “Macaron” a Forlì ma non aveva un lavoro stabile.
Nella fiction sua nonna viene sì rappresentata come una donna di campagna strattonata dal marito, perché non ha ubbidito a un ordine, ma viene fuori anche il suo carattere vendicativo. Infatti invita Mussolini a “fucilare” tutti i traditori del Gran Consiglio.

Davvero sua nonna passava dall’essere strattonata dal marito ad essere così sanguinaria?
“Mia nonna non disse al marito di fucilare i traditori. C’è un video che lo dimostra, dove nonna chiede :’Li avete fatti arrestare tutti quanti?’
È diverso dal ‘fucilare’. La nonna non aveva certo un carattere facile e le dirò, per tutto quello che ha passato nella sua vita, se fosse stata. come più volte descritta nella fiction, ossia fragile e sottomessa, non avrebbe sopportato tutto quello che ha vissuto.
Ecco perché mia nonna era una grande donna, mi ha insegnato a non odiare, a non cercare vendetta, a dialogare, e ad essere obiettiva.
Quando il nonno fu assassinato, per 12 anni lei non ha avuto il corpo del marito, che lei continuava a chiedere.
Quando venne fatta l’autopsia, a Milano, venne asportato il cervello del nonno e messo sotto falso nome all’Università gli americani in quel frangente chiesero un frammento del cervello del nonno al CLN, perché lo volevano analizzare. Mia nonna, dopo l’uccisione del marito, non sapeva dove fosse il suo corpo e lo scoprì solo quando venne trafugato nel 1946.
Poi, per altri 11 anni, nulla.
Quando fu trafugato il corpo, i medici che avevano fatto l’autopsia contattarono mia nonna e le dissero di prendere lei il cervello, perché era sotto falso nome all’Università, allora mia nonna rispose ‘quando mi ridarete il corpo di mio marito, mi ridarete anche questo’.
Quando, dopo 12 anni, le venne ridato il corpo del nonno, fu restituito in una cassa di sapone.
Chi aveva riportato “quella cassa” era il Questore Agnesina e disse a mia nonna che doveva firmare il verbale di restituzione, al che mia nonna gli rispose che prima avrebbe voluto vedere cosa c’era in quella cassa. In un primo tempo volevano fare un buco per farle vedere cosa ci fosse all’interno. Mia nonna si rifiutò, era irremovibile, voleva vedere all’interno, per accertarsi se la cassa contenesse suo marito o quattro mattoni.
Alla fine la aprirono.
Una volta accertato che era il corpo di Mussolini, si adirò molto: il corpo del marito era “piegato in quattro” e non aveva neanche un crocifisso. Allora scrisse una lettera, chiese un crocifisso, mise tutto all’interno e disse che non si doveva cambiare la cassa, perché era quella che lo Stato italiano aveva scelto per lui. Nel 1966 gli americani, si ritrovarono quel frammento del cervello del nonno, dove, peraltro, c’era scritto Mussolinni, con due N. Mia nonna, mia mamma che era ancora viva, perché, come amo dire ‘per le non coincidenze’, morì il 25 aprile del 1968, e i miei zii ne chiesero la restituzione.
Arrivò un funzionario dell’ambasciata americana a Carpena, mia nonna lo accolse e lui tirò fuori da una valigetta una busta che consegnò a mia nonna. Quando la aprì, dentro c’era il frammento del cervello di suo marito.
È così che mia nonna, nel 1966 ebbe per intero il marito, anche se l’ultimo frammento gli fu restituito come se fosse una raccomandata.
Nel 1971 misero una bomba al cimitero e, in quell’occasione, mia nonna scoprì che la cripta non era nostra, ma del demanio e la nonna la dovette ricomprare. Ma oltre al danno la beffa, in quanto le chiesero di pagare anche i danni che avevano subito le altre tombe.
Una donna che visse ben due lutti, che nessuna madre dovrebbe mai vivere: la morte di due figli, Bruno e mia madre Anna Maria.
Il primo morto mentre stava provando un quadrimotore a soli 23 anni e la seconda deceduta per una grave malattia a 38 anni.
Mia nonna sicuramente non ha avuto una vita facile e, nonostante questo, mi ha sempre detto di dialogare con tutti e diceva sempre ‘tutte le famiglie italiane hanno avuto tante tragedie bisogna pregare per loro’ ma anche noi non ci siamo fatti mancare nulla “.
Tra i lutti che ha vissuto sua nonna, Donna Rachele, lei ha ricordato anche quello del figlio Bruno. Un personaggio che verrà ricordato nella fiction e che sarà la causa della lite tra Mussolini e la moglie, arrivando a strattonarla, perché quest’ultima non aveva messo a tavola il piatto del figlio, anche se defunto.

Questa scena familiare così drammatica è vera o è frutto del regista?
“Che io sappia non c’era questa abitudine di mettere un piatto in più in casa per ricordare Bruno, lo si ricordava in altro modo.
Mio nonno soffrì molto per la morte del figlio, scrisse un libro bellissimo ‘Parlo con Bruno’, un libro dove c’è tutto l’amore di un padre per il figlio. Nell’ ultima lettera che mio nonno fece recapitare a mia nonna nel 45, alla fine scrisse: ‘Abbi cura dell’Anna e di Romano, soprattutto dell’ Anna che ne ha tanto bisogno. Sai quanto io li ami. Bruno dal cielo ci aiuterà’.
Non mi sembra che sia un padre che non ami i propri figli!
Ma questo dimostra che nella fiction ne manca anche un figlio: Romano.
In casa, all’ epoca, non erano solo mia nonna e mia madre, ma c’era anche il figlio Romano, nato nel 1927, mia mamma invece era del ’29.
Ecco perché erano in quattro e non in tre come si fa vedere nella fiction
Vittorio ed Edda erano sposati. Vediamo come nella ricostruzione mancano dei pezzi e delle persone e, per di più, tra Romano e mia madre c’era un grande legame.
Mia madre, Romano e nonna Rachele, quando il nonno fu assassinato, tentarono di andare in Svizzera come gli aveva suggerito il nonno nella lettera, che vi ho sopraccitato ma gli venne rifiutato. Si consegnarono ai partigiani, vennero separati e messi in carcere a San Donnino: mia nonna da una parte, mia madre e il fratello Romano dall’altra. In seguito vennero liberati dagli americani e consegnati agli inglesi. Questi ultimi prima li portarono a Montecatini, poi nel campo di concentramento a Terni e poi da lì, vennero portati al confino ad Ischia.
Ecco, come si può ben vedere nella fiction, manca un membro della famiglia”.

Cosa ricorda della famiglia Mussolini dopo la caduta del duce?
“Nella sfortuna di aver perso mia mamma quando avevo 4 anni e mezzo, ho avuto la fortuna di essere cresciuta dalle mie nonne, da mio padre e dai miei zii. Nei libri che ho scritto, quello sulla nonna Rachele e ‘I Mussolini dopo Mussolini’ che parla di quello che è stato il dopo quel 25 luglio, ho voluto parlare proprio di questi ricordi, delle loro vite, dei loro sentimenti e delle loro emozioni.
Sicuramente hanno affrontato una vita non facile ma comunque vissuta con una grande dignità e rispetto per le istituzioni.
Cosa che spesso non è esistito dall’altra parte.
Quando ero da mia nonna, spesso ero presente, quando andavano a bussare anche dei partigiani e lei li riceveva e parlava con loro.
Lei non voleva alcuna vendetta, come ho già detto, mi ha insegnato questo e se una donna ti insegna a non cercare vendetta dopo tutto quello che ha passato, ti fa capire quanto fosse grande .
Ecco perché mi sono indignata nel vederla descritta in un modo che non la rappresentava per niente.
Eravamo una famiglia unita, noi ci ritrovavamo insieme. Passavamo i Natali e le feste assieme, c’era un rapporto di cordialità, si scherzava, andavamo alle messe insieme al suffragio dei nostri morti”.

Queste dunque le parole di Edda Negri Mussolini. Parole che confermano quanto riportato da Edda nel suo intervento via social: “Magari chiedere anche alla famiglia quando si fanno film, documentari etc sarebbe buona cosa, ma questa è un altra storia ed è volere troppo, perché così si sarebbe obiettivi. E invece non bisogna esserlo!!”.

1 commento

  1. da vecchio romagnolo, nato durante la guerra, ho conosciuto sulla mia pelle l’ odio amaro dei comunisti, non sono iscritto a nessun partito, ho il rispetto di tutti indipendentemente dal colore della pelle ,lingua e religione, ma sono un anticomunista, che il fascismo sia stato un evento storico per l’Italia è storia, che Mussolini sia stato un dittatore è storia, ma nella storia , tutti i dittatori hanno fatto qualcosa di positivo e negativo, sarebbe bene sapere cosa fosse oggi l’ agro pontino, ?? alla sinistra una onesta risposta, che mai potrà arrivare, vedi chi fu STALIN…

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