«Ho realizzato il “Tinder” per trovare il consulente giusto»

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Intervista a Marco Travaglini, protagonista del settore dell’innovazione e del cambiamento

Marco Travaglini. Imprenditore, fondatore di Mama Industry e Consulente Paziente. Nel suo sito si definisce anche «papà di Lorenzo e motociclista». Un innovatore nel campo dell’incontro fra impresa e mondo della consulenza e dei servizi alle imprese. Fabio Dragoni l’ha incontrato per «CulturaIdentità».

Transizione energetica. Transizione digitale. Insomma, transizione, transizione, transizione. Non staremo forse esagerando con questa narrazione?

La tecnologia ha aumentato esponenzialmente la velocità del mondo. Impone cambiamenti: il mercato, la società, la politica e l’economia sono in continua evoluzione. Regnano incertezza e discontinuità.

E allora che competenze servirebbero?

Saper gestire gli effetti e prevedere nuovi cambi futuri.  Senza dubbio. Da italiani, artistici ma riflessivi, dovremo imparare bene a riprogettare e riorganizzare continuamente l’attività. Fondamentale poi la pratica. In gergo: execution. Serve una cultura organizzativa e collaborativa forte al fianco di quella individuale e geniale che ci ha sempre contraddistinto. Insomma, viva il Made In Italy ma con al fianco innovazione organizzativa e di sistema. 

Marco Travaglini, fondatore di Mama Industry e Consulente Paziente. Leggo che tra le sue attività si occupa anche di sistemi di raccomandazione. Interessante. Cioè lei raccomanda persone?

Si, sono anche il primo Raccomandato d’Italia! [ride n.d.r.] Tra un po’ uscirà in effetti una nostra piattaforma omonima dedicata a matchare e raccomandare il consulente perfetto della nostra community. Un consulente paziente per ogni imprenditore che vuole crescere e fare innovazione. Una sorta di Tinder tra imprenditore e consulente. Vede, per migliorare l’organizzazione ed innovare è fondamentale mettere insieme persone anche grazie a sistemi e tecnologia che li raccomandino tra di loro. Il nostro è un paese a mosaico. Ognuno vuole il suo caffè personalizzato.  Territori, storia, popoli, culture. La diversità è un valore.  Ma non devono diventare mancanza di organizzazione e comunicazione; perché queste creano forza e valore aggiunto. 

Che azienda è la sua? In parole semplici!

Non parliamo con i grandi ma con quello che vogliono diventare tali. I nostri clienti potenziali sono soprattutto i 4,2 milioni di imprenditori piccoli con meno di 10 dipendenti (su 4,5 milioni totali di imprese) che della loro diversità, delle loro singole caratteristiche, del loro merito e del loro prodotto hanno fatto e stanno facendo l’Italia. Necessitano delle persone giuste per fare innovazione. Devono parlare con soggetti adatti. Investitori (soprattutto di tempo) giusti. Superiamo la logica del «cugino».  Ecco cosa sono i Consulenti Pazienti al fianco della nostra società. Persone che ci mettono anche il cuore e la pazienza nel trovare soluzioni nel tempo, senza fretta di incassare o strappare quel poco che è rimasto. 

Lei lavora anche con l’intelligenza artificiale. Che ovviamente ci soppianterà tutti. Giusto?

Sostituirà i lavori ripetitivi e verticali. Spariranno ragionieri o i giardinieri. Ma forse noi uomini ancora abbiamo spazio proprio per gestire momenti di cambio o di discontinuità e occupare spazi vuoti di connessione. Cosa che l’uomo può fare. Servono professionalità trasversali. Troveremo sempre soluzioni di trade off tra un’offerta infinita di tutto, mettendoci tanta emotività e tanto cuore. La tecnologia e l’intelligenza artificiale non potranno mai sostituire l’umanità, la solidarietà e la sensibilità, tipica soprattutto di noi «caldi» italiani. 

La cultura d’impresa in Italia sta cambiando o no? 

Vedo una dicotomia tutta italiana. Un mercato ON di imprenditori che tengono il passo, studiano, inventano e valorizzano il prodotto. Padroneggiano comunicazione, finanza, processi e tecnologia. E un mercato OFF di brave persone però concentrate sul solo prodotto, schiacciati in filiera e con un solo cliente. La vera sfida sta nel far crescere e cambiare i migliori in questo secondo segmento. E sono tanti, mi creda.

Quali criticità vede a livello di sistema Paese?

Precarietà, la bassa natalità e le disuguaglianze. Io la chiamo più in generale improduttività.

La produttività bassa risiede nelle microimprese sotto i dieci dipendenti. Spesso in settori a basso valore aggiunto nel comparto servizi. Non basta parlare di contratti collettivi, ore lavorate e premialità. Serve un lavoro basico di cultura di impresa e produttività, dalla scuola/università, con risultati a medio e lungo termine, fino invece a lavorare con i protagonisti della produzione di valore di oggi, gli imprenditori, con risultati più a breve. Innovazione e pazienza servono per crescere.

Risultati ed obiettivi della sua creatura. 

Ripartiamo dal terziario italiano la cui missione deve essere diffondere cultura e servizi imprenditoriali moderni, con pazienza e conciliazione con il mondo produttivo, aiutandolo a migliorare i progetti di cambiamento, mixando persone, risorse, strumenti operativi e finanziari.  Ora il gruppo Mama ha circa 40 dipendenti, 250 consulenti dentro la community di Consulente Paziente, varie piattaforme testate e un metodo pronto per fare scala, al fine di diventare anche il primo operatore italiano rivolto ad imprese solo-prodotto, piccole con bisogno di crescere. L’idea, ormai arrivata alla sua fase industriale, è di essere una struttura nazionale di riferimento che possa affiancare le microimprese ma soprattutto i singoli imprenditori in fase di approccio al cambiamento.

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