“Ius osculi”: quel “diritto del bacio” nell’antica Roma

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Lo “ius osculi” nell’antica Roma era una pratica giuridica che consentiva agli uomini di baciare le donne della propria famiglia per assicurarsi che non avessero bevuto vino. Questo “diritto del bacio” non era un gesto affettuoso, ma un controllo rigoroso sulla condotta delle donne, legato alla convinzione che il consumo di vino potesse condurre a comportamenti immorali, alla perdita della purezza femminile e all’onta familiare. Ogni giorno, la donna romana era obbligata a baciare sulla bocca suo marito, suo padre e suo fratello per permettere loro di verificare se avesse bevuto vino. Per le donne, bere questa sostanza era considerato un atto estremamente grave, in quanto era associato all‘infamia e all’adulterio, con punizioni che potevano arrivare fino alla morte. ​La matrona che veniva sorpresa a bere vino poteva essere ripudiata o uccisa dal marito, col consenso dei congiunti più stretti. La nobildonna doveva evitare gli effetti disinibitori del vino (il famoso “in vino veritas“) per non rivelare i segreti di famiglia mettendone a rischio l’onore. Il divieto valeva solo per le donne honestae e non per le malfamate probrosae, cioè attrici, ballerine, cameriere di taverna, e il motivo è molto semplice: l’ebrezza alcolica andava a facilitare le unioni carnali.

Stabilire se la donna avesse bevuto oppure non sempre era facile: i mores romani prevedevano che si potesse condannare a morte anche una donna trovata semplicemente con le chiavi della cantina.

Lo storico latino Valerio Massimo riferisce che una donna “avidamente desiderosa di vino” apriva la porta ai vizi e chiudeva quella alla virtù, illustrando la stretta relazione vista dagli antichi tra il comportamento femminile e la moralità. Egli offre diversi esempi di condotta morale e vizi nella sua opera più importante “Factorum et dictorum memorabilium libri IX” in cui descrivele pratiche intese a mantenere la moralità e l’ordine sociale nella città eterna.

Lo “ius osculi” aveva radici profonde nel tessuto sociale e legale romano, e rifletteva l’idea della sottomissione femminile all’autorità maschile, posizionando le donne in una situazione di continua vigilanza e controllo. E’ interessante notare che, nonostante la sua pervasività, lo “ius osculi” era anche simbolo di una certa forma di protezione sociale, intendendo garantire la purezza e la reputazione della famiglia nel contesto più ampio della società romana.

Con il tempo l’attuazione dello “ius osculi” divenne problematica, specialmente quando si diffuse il contagio di malattie come l’herpes, che veniva trasmesso tramite i baci frequenti necessari per esercitare tale pratica. L’Imperatore Tiberio eventualmente abolì questa usanza, almeno in parte per limitare la diffusione di malattie infettive tra i cittadini.

In sintesi, lo “ius osculi” era molto più di un semplice bacio: era un riflesso delle dinamiche di potere, del controllo sociale e della morale dell’antica Roma, manifestandosi in modi che influenzavano profondamente la vita quotidiana e le relazioni interpersonali all’interno dell’Impero.

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