La Taharrush gamea e gli ipocriti silenzi sulle violenze di branco

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Nell’autunno del 2021 l’inviata di una televisione locale toscana riceveva una pacca sul sedere da un tifoso che usciva dallo stadio dopo la partita Empoli – Fiorentina: un gioco di mano dunque gioco di villano, che non poteva suscitare alcuna simpatia se non negli appartenenti ad una congrega dei bischeri, ma che difficilmente poteva configurarsi come un reato di violenza sessuale, reato grave per giunta…. (così come, per intenderci, non vi era alcuna violenza, ma sicuramente villania mediatica, nel gesto della inviata televisiva che in maniera brusca qualche tempo prima aveva palpeggiato David Beckham). Dopo l’episodio dello stadio si scatenò uno psicodramma televisivo-giornalistico che enfatizzò l’atto quasi a rievocare i toni che in epoche ingiallite erano stati usati per lo sventurato Girolimoni e il mostro del Quarticciolo.

Chi, senza negare il gesto molesto, rimaneva perplesso di fronte al caso che era stato montato faceva notare che quello psicodramma non giovava alla causa delle donne, alla loro sicurezza, alla loro libertà di movimento in ogni luogo ed ogni ambito. Il rischio era – esasperando la sensibilità per un caso, diciamolo con schiettezza, insignificante – di togliere valore al tema della violenza sulle donne, che invece è oggettivamente serio, anzi drammatico.

Passano poche settimane e nella notte di Capodanno si verifica per davvero un caso grave: nella notte di Capodanno a Milano mentre la piazza festante cerca di buttarsi alle spalle un anno difficile, giovani donne sono vittime di assalti di branco. I protagonisti sono giovani di origine extracomunitaria, maghrebino-mediorientale, la dinamica è quella dell’azione per bande con accerchiamento della vittima per un tempo non breve: le vittime sono denudate e sottoposte a violenza di branco. Stavolta davvero la parola violenza ha un senso e la reazione non solo mediatica, ma anche giudiziaria ha una piena motivazione.

Eppure la notizia dei molteplici episodi di violenza sessuale di branco stenta a imporsi all’attenzione nelle ore successive e ad acquistare una rilevanza simile a quello della pacca sul sedere… diciamolo chiaramente, di fronte a un caso immensamente più significativo, l’identità degli autori delle violenze (giovani di origine straniera) crea un effetto di “attutimento”. Le femministe, i simpatizzanti della cancel culture stentavano a trovare le parole. Ancora oggi il caso non ha avuto una rilevanza pari a quella della giornalista di Empoli – Fiorentina eppure le violenze di branco di Capodanno potrebbero suscitare una serie di importanti considerazioni. Ci proviamo noi.

Prima considerazione. Si parla tanto di Europa, ma non c’è la volontà di affrontare in maniera corale e coerente i problemi che l’Europa multiculturale suscita. Le violenze di branco di Milano seguono di un quinquennio le violenze di Colonia, in Germania. Quel caso non ha insegnato nulla ai politici italiani? Perché non si sono presi provvedimenti per evitare che si ripetesse in Italia ciò che era accaduto in Germania?

Seconda considerazione. Quella tipologia di violenza non è una singolarità sfortunata, ma – per una lunga reiterazione di casi – ha un nome preciso, “taharrush gamea” (o più correttamente taharrush jamaʿi) a indicare un fenomeno che nelle società maghrebine e mediorientali si ripete con una certa frequenza: bande di giovani assaltano in branco giovani donne indifese e le violentano. Le società in cui si verificano questi assalti rispondono in due modi: con il rigore giudiziario e ribadendo l’importanza che le donne siano sotto tutela, come da morale islamico, non girino da sole, siano sempre coperte per essere sottratte agli sguardi e agli approcci predatori.

Possono essere analoghe le reazioni di una società europea? Certamente non si può rispondere con il lassismo giudiziario al diffondersi di questi assalti. Non si può dire sono solo ragazzi, cresceranno, capiranno i loro errori. Quando una cultura di tipo lassista e perdonista si scontra con una “cultura della forza” gli esponenti della cultura della forza interpretano il lassismo altrui come una evidente manifestazione di debolezza e di sottomissione… ed è quel che sta accadendo in Italia con il proliferare di bande giovanili di origine straniera.

Certamente non si può reagire alla taharrush gamea di importazione segregando le donne, eppure è ciò che è stato proposto qualche settimana fa dopo il caso di una duplice violenza sessuale in ambito ferroviario. Qualcuno ha avuto il coraggio di proporre la creazione di carrozze separate per uomini e donne. Invece di usare metodi molto persuasivi per gli spiriti animali che hanno compiuto quelle violenze si vorrebbe cancellare duecento anni di liberazione dei costumi europei e prendere un treno in corsa verso il Medio Evo arabo…

La risposta deve essere severa nei confronti di chi ha compiuto atti imperdonabili e nello stesso tempo deve tendere a tutelare la libertà delle donne di muoversi come vogliono, dove vogliono, con il vestiario che esse vogliono senza per questo essere considerate provocanti. Altro che carrozze separate…

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