L’Europa dimostri che non è morta

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Ora che i carri armati e gli elicotteri d’attacco russi penetrano in territorio ucraino, e i missili colpiscono i loro obiettivi da Kiev a Leopoli, a poche decine di chilometri dal confine polacco, si riconoscono già le prime due grandi perdenti: la prima è la popolazione civile di quella vasta area tra i Paesi Baltici, Polonia, Ucraina e Bielorussia, quelle “terre di sangue”, come definite dallo storico Timothy Snyder nel suo rivelatore saggio del 2010 ricostruente i crimini di Stalin e di Hitler tra il Baltico e il Mar Nero, provocanti la morte di 14 milioni di persone, e ora per l’ennesima volta soggetta alla guerra, con le sue violenze, il suo terrore, le sue colonne di profughi, con l’unica differenza che la disperazione viaggia ora sui video dei cellulari sui social e sulle automobili ingombranti le autostrade verso ovest.

La seconda è l’Unione Europea – divisa anche in questo caso nei suoi tentativi diplomatici – peraltro esitanti – di alcune delle nazioni componenti, dalla Francia alla Germania, tralasciando l’ancor più debole sforzo italiano, da quello francamente patetico di Di Maio a quello accademico di Draghi, mentre è mancata quasi del tutto una posizione e una voce comune delle massime istituzioni comuni europee, sia come qualità diplomatica che come potenza globale.

Perché questo dovrebbe essere in teoria l’Europa – una potenza in grado di confrontarsi tra pari nel mondo multipolare con le altre potenze, siano gli Stati Uniti d’America e la Russia post (ma siamo proprio sicuri sia “post”?) sovietica di Putin in un gravissimo conflitto che si spera resti locale, o la Cina e l’India negli ambiti geopolitici più strettamente legati all’economia e al commercio.

Manca, insomma, oltre a una vera Europa dei popoli e non della burocrazia d’apparato, quell’“orizzonte della guerra” tratteggiato da Dominique Venner nel suo libro-testamento “Un samurai d’Occidente”, dove non vi era esaltazione guerrafondaia, ma solo l’asciutta, profetica considerazione di come il senso di colpa imposto alle nazioni europee dal sisma del Novecento e dal neocapitalismo globalizzato avrebbe portato alla cancellazione dell’orizzonte della guerra tra gli Europei, e come l’“uscire dalla guerra” era “uscire dalla storia” mentre tutto il resto del mondo – quei circa 6,5 miliardi (nel 2050 circa 9 miliardi) di russi, cinesi, indiani, africani oltre a quelle poche centinaia di milioni di Occidentali esausti (cit. Valerio Zecchini) – nella storia, nel presente e nel futuro c’è nel pieno, con le loro società in espansione geopolitica, economica e demografica. Indicativa che una delle dichiarazioni del governo tedesco degli scorsi giorni sottolineate con maggiore veemenza fosse “l’impegno della Germania di accogliere i profughi dall’eventuale guerra”: come per l’Afghanistan, il senso di colpa e l’odio di sé porta la UE a interpretare sé stessa geopoliticamente solo come un campo profughi.

L’Europa deve pertanto ritrovare la sua anima, anima che non è morta come vorrebbe un certo nichilismo ma è “in letargo”, attraverso una riscoperta e ripensamento profondo delle sue Tradizioni fondanti, che non sono certamente quelle del post liberalismo americano, specie declinato nelle sue varianti NeoCon italiane in ritardo di vent’anni, né tantomeno quelle dei dispotismi di nuovi satrapi orientali.

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Andrea Lombardi, appassionato di storia e letteratura del Novecento, è direttore dell’Associazione Culturale Italia Storica. Curatore del primo sito italiano tutto dedicato a Louis-Ferdinand Céline, tra le ultime opere da lui curate ricordiamo Louis-Ferdinand Céline. Un profeta dell’Apocalisse (Milano, 2018; ed. economica: 2021), Céline contro Vailland (Massa, 2019), Nausea di Céline di Jean-Pierre Richard (Firenze, 2019), Louis-Ferdinand Céline. Il cane di Dio di Jean Dufaux e Jacques Terpant (Milano, 2018), La morte di Céline di Dominique de Roux (Roma, 2015; Firenze 2022) e Céline ci scrive (Roma, 2011) http://www.bietti.it/author/andrea-lombardi/

2 Commenti

  1. La UE è morta già dal suo nome che non è Stati Uniti D’Europa. Io ho fatto uno Stage voluto dallo Statista Presidente Bettino Craxi quand’era Presidente di turno. Ho girato diverse volte volte il Mondo. Quell’anno spiegai l’importanza della Prima Lingua per età l’Inglese, Seconda Ita e Terza Dialettale. Oggi tutti i ragazzi uomini maturi sapevano parlare, e abbiamo un Ministro Estero pico istriuto e incapace! Negli Stati Uniti D’America si Parla una sola Lingua. Ci voleva tanto offrire l’Estero allo Statista Presidente Onorevole Silvio Berlusconi?

  2. Ma quale europa dei popoli, quella che ci vuole schiavizzare con il grenpas perpetuo ?

    È come quando si chiede a un non vaccinato (a cui viene impedito di lavorare) di donare il sangue, per il bene della società.

    Il rispetto si guadagna con i fatti, non con i proclami, falsi e anche ipocriti

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