La straordinaria vita di Liana Orfei tra Totò, Fellini e quel lungo bacio a Mastroianni

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Liana Orfei in "Gordon il pirata nero"

Quando si dice “la vita è un romanzo”. Quella di Liana Orfei, donna-simbolo dell’arte del circo in Italia e nel mondo, buon ben definirsi così. E infatti è diventata un libro, un’autobiografia: “Romanzo di vita vera. La regina del circo” (Baldini-Castoldi). Un personaggio, quello di Liana Orfei, che ha attraversato decenni di storia nazionale e non solo, tanto da meritare l’onore di vedere la propria autobiografia presentata alla Sala della Regina della Camera dei Deputati, oggi pomeriggio alle 17.

Liana racconta in oltre quattrocento pagine la sua avventura: episodi degni di un Teatro dei Meisaku giapponese (del resto, feuilleton a cartoni animati…): la nascita in un carrozzone a San Giovanni in Persiceto, il 6 gennaio 1937, la morte sfiorata perché un dottore scambiò una polmonite per un’infezione da tifo, un’infanzia segnata dalla salute gracile. Poi però la tenacia di voler portare avanti a ogni costo la tradizione di famiglia, premiata col successo. Il cinema, innanzitutto, con nientemeno che Federico Fellini, recitando insieme a Orson Welles, Vittorio Gassman, Totò, Mastroianni (al quale diede “il bacio più lungo della storia” sul set di “Casanova ‘70” di Monicelli), Ugo Tognazzi, Riccardo Montalban, Lex Barker e tanti altri. 53 le pellicole dove Liana Orfei è apparsa.

Ma la Settima Arte non è riuscita ad avere l’anima di Liana, che – bellissima e desiderata dai produttori – rinunciò al set quando le offrirono parti osé. Del resto, lei aveva un pubblico soprattutto di bambini, e non poteva dar loro scandalo, mescolando l’arte del circo con il cinema… scollacciato.

Un amore, quello per i bambini, che va di pari passo con quello per il suo mondo del circo: quando le propongono un contratto-monstre a Las Vegas, con soli 20 giorni di riposo all’anno, rifiuta, perché avrebbe dovuto rinunciare a vedere sua figlia se non in quella breve vacanza. Peggio che all’ergastolo. Dunque, saluti alla Città delle Luci nel deserto, e tanto peggio per i 12.000 dollari al mese di cachet (all’epoca, una barca di soldi).

Più fortunata invece la collaborazione di Liana Orfei con la RAI, che le ha dato soddisfazioni, pubblicità e non le ha mai chiesto di venir meno ai suoi principi. Ma anche col teatro, dove forse il rapporto diretto col pubblico, senza il media della pellicola, doveva risultarle più congeniale: Liana ha potuto infatti calcare le scene con nomi del calibro di Eduardo De Filippo, Luca Ronconi e Ghigo de Chiara.

Una straordinaria carriera e una vita straordinaria: Liana ha ricevuto quattro Maschere d’Argento, una Maschera d’Oro e innumerevoli premi cinematografici, teatrali e circensi. Il 4 aprile 1993 le è stato riconosciuto il titolo di Commendatore della Repubblica Italiana per meriti artistici dal Presidente della Repubblica.

Nel 2019 Liana Orfei è stata intervistata dal direttore Edoardo Sylos Labini su CulturaIdentità. Un’appassionata difesa del circo, con le sue meraviglie e sì, anche gli animali. Che lei ama e vuole difendere: “Io fui la prima nel 1983, a presentare un protocollo assieme al vice-presidente dell’Enpa Silvano Traisci, ma fu archiviato perché c’erano molti interessi economici in ballo. Qualche anno dopo abbiamo fatto anche una proposta di legge con Silvia Costa, ma passò nel dimenticatoio. Io sono una pura animalista, soffro quando vedo gli animali trattati male”.

Così rispondeva infatti alle polemiche di chi voleva chiudere per sempre i circhi con gli animali, come l’allora ministro Bonisoli: “La gente come la mia famiglia, che vive da 250 anni nel circo, convive con gli animali da sempre. Tra noi e loro c’è un file rouge, un feeling. Anche noi denunciamo chi non tratta come si deve gli animali”.

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