L’Italia di Conte svende la sua memoria storica

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La Fregata Spartaco Schergat ceduta all’Egitto

Eroico combattente, fedele collaboratore del suo ufficiale dopo averne condivisi i rischi di un tenace, pericoloso addestramento lo seguiva nelle più ardite imprese e, animato dalla stessa ardente volontà di successo, partecipava con lui ad una spedizione di mezzi d’assalto subacquei che forzava una delle più potenti e difese basi navali avversarie, con una azione in cui concezione operativa ed esecuzione pratica armonizzavano splendidamente, col freddo coraggio e con la abnegazione degli uomini. Dopo aver avanzato per più miglia sotto acqua e superato difficoltà ed ostacoli di ogni genere, valido e fedele aiuto all’ufficiale, offesa a morte con ferma bravura la nave attaccata, seguiva in prigionia la sorte del suo capo, rifiutandosi costantemente di fornire al nemico qualsiasi indicazione: superbo esempio di ardimento nell’azione e di eccezionali qualità morali. Alessandria, 18-19 dicembre 1941”.

L’uomo al quale, con questa motivazione, è stata conferita la Medaglia d’Oro al Valore militare si chiama – il tempo presente, a prescindere dall’epoca in cui sono vissuti, per gli Eroi è d’obbligo – Spartaco Schergat. Un figlio della per sempre italianissima Istria (nasce infatti a Capodistria, nei pressi di Pola, il 12 luglio 1920), che si arruola volontario nella Marina tricolore. Nel 1940 è infatti a La Spezia, dove consegue il brevetto da palombaro e la qualifica di Operatore dei mezzi speciali d’assalto.

A bordo dei Siluri a Lenta Corsa (meglio noti come “Maiali”), figli del genio e del coraggio in azione di Teseo Tesei e del gruppo di uomini insieme a lui addestratisi ad imprese tanto valorose quanto apparentemente impossibili, nel maggio e settembre del 1941 Schergat partecipa al doppio forzamento di Gibilterra (e si merita due decorazioni al valore). Nel dicembre dello stesso anno inoltre, insieme al capitano del genio navale Antonio Marceglia – anche lui istriano – e agli equipaggi di altri due “Maiali”, passa alla storia per la cosiddetta Impresa di Alessandria. Ovvero l’affondamento, nel porto della città egiziana presidiato dagli inglesi, di due navi da guerra britanniche (il duo Marceglia – Schergat, in particolare, mina e distrugge la corazzata “Queen Elizabeth”) e il grave danneggiamento di altrettante imbarcazioni nemiche.

Il giorno successivo (19 dicembre) Schergat viene catturato e avviato alla prigionia. Nell’ottobre 1944 rientra in Italia e dopo la guerra, messo in congedo ed iscritto nel Ruolo d’Onore, si occupa tra le altre cose di recuperi navali ed infine diventa custode dell’Università di Trieste (la sua città adottiva, presso l’Idroscalo, gli dedica poi un bassorilievo che lo ritrae a bordo del Maiale insieme a Marceglia). Con colpevole ritardo, appena un anno prima della morte, che avviene il 24 marzo 1996, inizia a ricevere il vitalizio che la Legge Bacchelli riconosce agli italiani illustri.

Ben scarsa cura della memoria storica patria dunque: sono in molti, infatti, a pensare che uomini come Schergat avrebbero meritato ben più alti riconoscimenti. Il coraggioso palombaro istriano sembra però alla fine ricevere quanto merita quando, il 26 gennaio 2019, presso lo stabilimento genovese di Fincantieri a Riva Trigoso, viene varata la Fregata missilistica multimissione (FREMM) “Spartaco Schergat”. Nona delle dieci previste, l’imbarcazione sarebbe dovuta entrare in servizio nel 2020 per “essere impiegata – così ha dichiarato durante la cerimonia del taglio del nastro il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, ammiraglio di squadra Valter Girardelli – in diversi contesti operativi” e “fornire un contributo di notevole importanza nelle diverse missioni assegnabili, sia svolgendo ruoli prettamente tradizionali, sia a supporto della collettività”.

Questo però non accadrà perché – la notizia è dei giorni scorsi – l’attuale governo, guidato da Giuseppe Conte, ha dato il via libera per la cessione all’Egitto delle Fregate intitolate a Spartaco Schergat e ad Emilio Bianchi (anche lui eroe d’Alessandria).

Al di là dell’opportunità, a fronte di situazioni ancora tutte da chiarire come quelle di Giulio Regeni e Patrick George Zaky, di siglare un contratto per la vendita di armi e navi del valore stimato di circa un miliardo e 200 mila euro con lo Stato guidato da Al Sisi, resta quella che si può senza mezzi termini definire un’offesa alla storia del nostro Paese e a due suoi gloriosi protagonisti come Bianchi e Schergat. Quello consumatosi è infatti “l’ennesimo smacco, seppure di carattere simbolico, da parte dello Stato italiano al già bistrattato mondo degli esuli giuliano-dalmati ed alle personalità di rilievo che ne fanno parte” dichiara Renzo Codarin, presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. Che aggiunge: “ora le due unità FREMM dovranno essere rimpiazzate con altrettante di nuova costruzione. Auspichiamo che, per rimediare a quanto accaduto, una di esse riprenda il nome di Spartaco Schergat e che si tenga in considerazione anche un’intitolazione ad Antonio Marceglia. Sarebbe il modo migliore, più semplice e logico per rendere più digeribile la gaffe che si sta consumando in questi giorni”.

Sarebbe effettivamente il minimo. La speranza – così si dice – è l’ultima a morire. Ma l’ignoranza e gli interessi della classe politica che per ora ci guida le fanno una gran concorrenza. L’augurio, per tutti, è che non la spuntino e che prima o poi il tricolore torni a sventolare libero. Anche sulla storia e sui suoi eroi.

7 Commenti

  1. Se passate a Londra vale la pena visitare l’Imperial War Museum: troverete esposto un originale siluro a lenta corsa italiano (human torpedo).

  2. Conosco molto bene le eroiche imprese dei mezzi d’assalto della Xa flottia mas.
    Spero che un giorno, tutti i nostri governanti indistintamente di ogni tendenza politica che osano cancellare la nostra storia siano cancellati dalla memoria di tutti gli Italiani. W L’ITALIA

  3. A lato dell’articolo, il cui senso condivido appieno, due parole su i contemporanei citati. Capisco la necessità di fare chiarezza sulla sorte di Regeni ma non capisco, ne condivido tutta l’enfasi mediatica per quanto accade a Zaky. Ê cittadino egiziano, era in Egitto, le sue autorità hanno ritenuto di arrestarlo. Questa enfasi pro lo studente all’università bolognese, giusta o ingiusta che sia, é solo propaganda di parte contro, ed interferenza nei, fatti interni di un paese sovrano.

    • Fa parte della propaganda e delle manovre anti italiane che Stati stranieri pongono in essere per minare le da sempre, ottime relazioni italo egiziane,per sabotare contratti miliardari e convergenze strategiche a noi convenienti.Il caso Regeni è nato in Inghilterra poco chiaro e monco,specie da parte inglese.Meditate gente,guardate sempre chi ci guadagna alla fine per capire chi ha innescato la miccia.

  4. ^(*@*)^ Voliamo metterci in testa una volta per tutte che in Italia gli eroi, le persone veramente valide in questo oceano di mediocrità danno fastidio mettendo in risalto questo mare oceano di incapacità, mediocrità e superba vigliaccheria.

  5. L’Italia, ovvero i pavidi governanti italiani, si sono sempre vergognati di questi eroi perché consapevoli di non essere in grado di reggere il confronto. Per capacità, determinazione e dedizione al dovere. Elementi sconosciuti ai nostri politici più che mai a quelli odierni, che proprio ignorano la storia che ci ha portato fino a qui.

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