“L’ombra” di Gabriella Chioma: alchimia e spiritismo fra giallo e romanzo di formazione

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Tamara de Lempicka - Young Women [c.1930] [Sotheby’s, New York - Oil on panel, 35 x 26.6 cm]- ph. Gandalf's Gallery via Instagram - Creative Commons

L’ombra, il romanzo di Gabriella Chioma edito dalla Novantico, che conclude la trilogia dedicata al femminile (gli altri libri sono: I giorni inutili e La dama del Bronzino, recentemente uscito), già nel titolo presenta una forte allusione allo psicologo Jung; ma ha altresì, non troppo in sottotraccia, riferimenti alle storie di spettri inglesi alla James, alla Montague Rhodes, Le Fanu e altri specialisti del genere.

La quotidianità di Leyla, donna sui trent’anni, traduttrice, che vive in una piccola città di mare, viene infatti turbata dall’irruzione d’inquietanti avvenimenti e strane coincidenze legati alla misteriosa morte – un inspiegabile suicidio – di una sconosciuta.

Il contatto fra Leyla e la giovane suicida viene creato dalla presenza di una strana pellicciaia, nonché da Madame Kira, una cartomante che la giovane frequentava.

Incuriosita dal mistero che circonda questo apparente suicidio Leyla inizia ad indagare sugli ambienti occultistici della città, rimanendo coinvolta in una pericolosa avventura spirituale, scoprendone gli aspetti oscuri.

I complessi intrecci fra alchimia, spiritismo, ambiguità, incontri pericolosi, pongono l’interrogativo: storia di fantasmi, giallo esoterico o romanzo di formazione (attraverso una presa di coscienza di sé mediante meccanismi protettivi di chiara matrice junghiana)?

Le chiavi di lettura possono essere evidentemente molte e ciascuno potrà trovare quella più congeniale alla propria sensibilità.

Il problema poi se questa sia una storia vissuta o soltanto una finzione rimane secondario alla constatazione, su falsariga goethiana, di come nessuna storia immaginaria lo sia veramente e di come mai completamente vera sia una storia vissuta.

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