L’ossessione B della sinistra che se ne frega delle libertà

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Di colpo siamo tornati al gennaio 1994, si parla solo di Berlusconi, anzi B, come usa il Fatto per dire che è impronunciabile. Ovviamente per stroncarne la candidatura al Colle. Messa da parte la pandemia, i contagi, i bollettini, tutto può aspettare ma non il “presidente non divisivo” cioè quello che piace al PD. Ai notiziari di regime preme una e una sola cosa, cosa pensa Letta, cosa auspica Serracchiani, cosa pretende il Politburo, sembrano teleNazareno. In Rai hanno, si direbbe, una paura fottuta ma anche altrove non scherzano: una come Sabina Guzzanti, completamente sparita dal radar, si ripresenta con l’imitazione del Caimano, il Cavaliere nero, pessima oggi come allora. Sì, back to 1994: che brezza dei bei tempi, che reminiscenza proustiana, alla ricerca dell’innominabile perduto!

Frattanto a Milano, a Roma, ribollono le manifestazioni contro il greenpass: in ventimila nella Capitale, forse di più nella Mediolanum del sindaco Sala che se gli scoppiano sotto il naso i botti di violenza etnica a Capodanno, si comporta come fosse lui l’offeso. Ma per i telegiornali non esistono, li rimuovono, non è successo niente, al massimo quattro gatti a sentire Montagnier, liquidato da un televirologo come un vecchio imbecille in carrozzella. Il servizio pubblico si occupa solo dei dolori del giovane Enrico, non più Berlinguer ma Letta.

Poi dicono che gli ascoltatori spariscono in proporzione emorragica. La comunicazione ufficiale comincia, si direbbe, a scontare il culo di sacco in cui si è cacciata: se dice che va tutto bene, madama la banchiera, si copre di ridicolo con tragica evidenza fattuale; se dice che va tutto male, la gente si chiede: e allora che hanno fatto finora Draghi, Speranza e il generale con la penna sul cappello e un metroquadro di patacche addosso?

Tu chiamala, se vuoi, narrazione ufficiale. Che sta franando. In Israele il maggiore ospedale nazionale attacca brutalmente il Ministero della Salute con le seguenti precise motivazioni: “Omicron presenta un rischio minimo; nessun paziente Covid su ventilatori; la maggior parte dei “ricoveri per Covid” non sono dovuti al Covid; i test di massa e le quarantene sono folli (insane, in inglese)”. La clamorosa protesta pare quasi fare eco alla pronuncia del Tar che, piaccia o meno, ha sconfessato il celeberrimo “protocollo Speranza”, tachipirina e vigile attesa, che rischia d’aver accoppato contagiati a ondate; per di più senza che nessuno abbia mai capito in cosa consistesse la vigile attesa.

In America, Biden colleziona bastonate dalla Corte Suprema sulla sua foja di chiusure; in Virginia il nuovo governatore, Repubblicano, come primissimo atto firma 11 ordini esecutivi tra i quali: abolizione delle mascherine, abolizione di tutti gli obblighi vaccinali, abolizione di tutte le restrizioni interne e alle frontiere nazionali.

In Austria pensano bene di rinviare a data da destinarsi le misure di deportazione degli orridi “novax”. In Francia Macron le prova tutte ma regolarmente sbatte contro un sistema forse un po’ più democratico che da noi. Così che ai megafoni di un potere alle vongole fuori controllo, che si ostina a persistere nei suoi errori con pervicacia tutta ideologica, non resta che pigliarsela con Djokovic e qui i toni si fanno puerili: tutto un tifo, un orgasmo per il bastardo senza gloria rispedito a calci in culo al suo Paese in quanto persona non grata in Austrialia; fa niente se un giudice ha sancito la regolarità del suo ricorso, quello che conta è che il tennista “rischia di dare il cattivo esempio”, con il che vale tutto: qual sia l’esempio buono lo decide il governo australiano, lo decide il ministro della Integrazione, lo decide l’agenda globalista, ossia la stupidità al potere, si tratti di prende a racchettate una pallina, di alimentarsi, vestirsi, svagarsi o prodursi sui social. Proprio così recita la farneticante motivazione, Djokovic rischia di spingere altri atleti a sottrarsi agli obblighi sanitari.

I telegiornali neanche ci provano a difendere uno straccio di obiettività, di distacco: servizi a spargifango, conduttori esaltati, che fanno la ola, un giornalista dello sport sulla Rai è arrivato a dire che privare Djokovic del torneo in Australia non basta, gli andrebbero revocati tutti gli sponsor, insomma deve finire sotto un ponte perché fa schifo. Sì, Djokovic ha le sue colpe, ha raccontato qualche balla di troppo, ha un padre un po’ troppo invadente, ma trattarlo da cinico untore, da eversivo, da criminale peggiore di una cellula dell’Isis pare francamente insostenibile. Ma le regole valgono per tutte, come ripete con sussiego il Politburo piddino che sulle regole a Bibbiano se ne catafotteva. O i marinaretti alla Davide Faraone, quello per cui Carola Rackete e Mimmo Lucano venivano prima delle regole. O i nostalgici della lotta armata, dei compagni che sbagliavano ma neanche tanto.

Montagnier sarà pure andato sopra le righe a Milano, “i non vaccinati dovranno salvare il mondo”, ma, signori, non giriamoci intorno: non è più questione di opzioni vaccinali, di vigili attese, quello che si odia è l’idea stessa di libertà, il non volersi sottomettere a una massificazione, al conformismo più avvilente, all’obbedienza più squallida. Che si potrebbe anche dire: resistere a una ridefinizione con la testa avvitata al contrario.

Ma non perdiamoci in queste ubbie, c’è da contrastare il ritorno di B(erlusconi). Perché siamo in una democrazia e la democrazia va difesa, non è vero? Il Cavaliere Nero al Colle non può andare, è divisivo, cioè sgradito al PD e alla filiale grillina, però i giullari, i guitti, i paraculi, i palettari possono andare da lui, nelle sue case editrici, nelle sue televisioni, senza imbarazzo alcuno: è la democrazia degli anticipi, che già nel 1994 chiamavano entrismo, strategia leninista. Che spiffero di gioventù, questo Cavaliere ancora tutto da disarcionare, ma salvando il salvabile.

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1 commento

  1. Si parla solo di Berlusconi, anzi B, come usa il Fatto per dire che è impronunciabile. Ovviamente per stroncarne la candidatura al Colle… No, il fatto quotidiano scrive B. da tempo immemorabile, non da ora per dire che è impronunciabile e tanto meno per stroncarne la candidatura al Colle, queste cose le potete scrivere ai vostri, pochi ormai, “lettori” che si bevono tutte le s…….e che scrivete.

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