L’uomo che mangia spaghetti è opera d’arte

L’uomo che mangia spaghetti è opera d’arte

Di semola, integrale, di mais, all’uovo, di grano duro e tenero, a conchiglia, a farfalla, rigata o liscia, lunga o corta. La pasta, dalle tante forme e qualità, è la regina indiscussa della tavola italiana. È stata immortalata in famose opere d’arte, nella cinematografia internazionale e persino in letteratura. È il pittore olandese Mathias Stomet che nel seicento la rappresenta per la prima volta nel suo quadro “Il Mangiamaccheroni”, conservato al Museo di Capodimonte. Sempre a Napoli compare nelle nature morte di Giacomo Nani, insieme ad altri alimenti tipici del menù settecentesco partenopeo. Menzione speciale va al Presepe del settecento Napoletano, sulle cui tavole imbandite non mancano mai le minuziose riproduzioni in terracotta dei maccheroni. Rena- to Guttuso la raffigura in una delle sue opere più famose: “L’uomo che mangia gli spaghetti”, del 1956.

Ma la pasta, e in particolare gli spaghetti, fa parte di un’iconografia ricorrente anche nell’arte con- temporanea, basti pensare a Rosenquist e Théo. Poi c’è l’incontro con il cinema dove la pasta ha molto spesso tratteggiato personaggi e scene diventate poi cult. È mostrata e mangiata con fierezza da Totò in Miseria e nobiltà e da Alberto Sordi in Un americano a Roma. Il timballo di maccheroni che racchiude un ricco ripieno trionfa nel banchetto de Il Gattopardo, come da miglior tradizione gastronomica siciliana.

Che la pasta sia uno dei simboli dell’Italianità ce lo suggeriscono gli americani che, negli anni sessanta hanno ribattezzato i film italiani di genere western in “Spaghetti Western”. In “Spaghetti house”, durante una rapina gli ostaggi, rinchiusi in uno sgabuzzino di un ristorante italiano a Londra, sono costretti a mangiare la pasta cruda, uno dice: “Buona! Ma perché non ci abbiamo pensato prima!” e Nino Manfredi gli risponde “Perché cotta è meglio!”. Poi ci sono gli “spaghetti alla Mario Ruotolo”, nel film “Il Postino” e infine non si può non citare il capolavoro Disney “Lilli e il vagabondo”, nel quale i due protagonisti a quattro zampe s’innamorano proprio davanti a un piatto di spaghetti al ragù di pomodoro, polpettine comprese, servito da un cuoco che, naturalmente, è italiano.